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LA DONNA PIÙ PERICOLOSA D'EUROPA
La postfascista Giorgia Meloni può vincere le elezioni in Italia con l'aiuto di amici di Putin - con estreme conseguenze per noi.
Titolo dell'articolo del giornale tedesco "Stern", p. 22, di Luisa Brandi e Andrea Ritter
VELENO BIONDO
Si presenta come cristiana, moderna e inoffensiva. Invece Giorgia Meloni vuole trasformare l'Italia in uno stato autoritario - se vincerà le elezioni di domenica.
Giorgia Meloni aveva quattro anni quando diede fuoco a casa sua. In cameretta, aveva acceso una candela per poi dimenticarsene. Qualcosa prese fuoco, poco dopo l'appartamento era in fiamme e lei stessa, insieme alla sorella più grande Arianna ed alla madre Anna, sulla strada. Impotenti, vedevano bruciare le loro cose, i mobili, i giocattoli, tutto. Non dimenticherà mai come il suo amato panda di peluche con i bottoni al posto degli occhi veniva divorato dal calore, scrive Meloni nella sua autobiografia. Quell'episodio fu un'esperienza dal valore fondamentale.
Oggi, Giorgia Meloni ha 45 anni ed è sulla strada migliore per diventare la nuova presidentessa del Consiglio dei Ministri italiano. La candidata di punta dei postfascisti "Fratelli d'Italia" si candida perché vuole salvare popolo e patria. E il panda bruciato di quella volta? Per la leader di partito non è un monito a non giocare col fuoco. Al contrario: quell'esperienza le ha dato coraggio, scrive. Quando va in fumo ciò che è vecchio, si può costruire qualcosa di nuovo. Giorgia Meloni, questo è certo, non vuole solo vincere le elezioni: si vede come la leader di una rivoluzione.
Per l'Italia, questa fine estate è surreale. Al momento delle dimissioni di Mario Draghi, nel luglio scorso, la maggior parte delle italiane e degli italiani erano in ferie. Un periodo, idealmente, da passare in campagna, di sicuro non col pensiero rivolto al governo di Roma. Adesso, il caldo dei mesi passati aleggia ancora tra le case, ma la realtà quotidiana non si può più allontanarla. Draghi, lui, era la voce della ragione, senza partito. Un garante per la stabilità di cui il Paese, proprio adesso, avrebbe avuto bisogno. Passato, finito.
Invece, si accende il televisore e si vede: Silvio Berlusconi, ex presidente del consiglio dei ministri con alle spalle diversi mandati, ed evasore fiscale con alle spalle diverse condanne, il quale - senza ridere nell'affermarlo - dice di essere rientrato in politica perché preoccupato per l'Italia. E inoltre: l'ex titolare, per breve tempo, del ministero degli interni, Matteo Salvini, inevitabilmente in maniche di camicia arrotolate. Ma soprattutto: Giorgia Meloni, la donna di punta nell'alleanza a tre composta da "Forza Italia", "Lega" e "Fratelli d'Italia" attualmente in testa a tutti i sondaggi elettorali.
Un magnate dei media sessista, un teppista politico egocentrico e una bionda romana che grida: "Io sono Giorgia! Sono una donna! Sono una madre! Sono una cristiana!". Basta immaginare queste parole in italiano, con un ritmo da discoteca in sottofondo, per entrare nel teatro politico di fine estate del 2022.
Perugia, capoluogo della regione Umbria. Accanto alla fontana di marmo di Piazza IV Novembre, questa sera risuona dagli altoparlanti "Ma il cielo è sempre più blu", una canzone del cantautore Rino Gaetano. La società è ingiusta, ci dice il testo, "ma il cielo diventa sempre più blu". Giorgia Meloni Giorgia Meloni interpreta la sarcastica canzone degli anni Settanta nelle sue apparizioni in campagna elettorale, i fan davanti al palco cantano e sventolano le bandiere dei Fratelli. Blu: è anche il colore della destra.
Quando la Meloni entra in scena poco dopo le 19.00, indossa sandali piatti con le spalline, poco trucco, una camicia scura e nulla di tutto ciò è senza importanza. Almeno, se si ci si ricorda ancora delle signore con cui un personaggio come Silvio Berlusconi amava circondarsi. Il messaggio della Meloni è: "Qui non arriva nessuna bambolina". Al contrario, una donna matura, che apprezza scarpe comode e facilità di movimento, e che, garantino, non permette a nessuno di guardarle nella scollatura.
L'esibizione a Perugia è un trionfo dalla potenza simbolica. Prima di puntare su Roma, il trio ha testato il proprio progetto nelle regioni. Nel 2019, la "Lega" ha vinto nella roccaforte della sinistra, in Umbria; oggi, i "Fratelli" stanno raccogliendo consensi dove Matteo Salvini sta perdendo. Berlusconi e il suo partito "Forza Italia", considerato moderato, fanno in modo che i due partiti di estrema destra al suo fianco operino sotto la pudica etichetta di "Centrodestra". E la Meloni sta facendo di tutto per presentarsi come la voce della ragione. Nei sondaggi, il suo partito ha superato il 25%.
Per una "Europa delle patrie"
Giorgia Meloni vuole promuovere l'assistenza all'infanzia, ridurre il carico fiscale sui genitori e, in generale, rendere più equo l'intero sistema fiscale. "I nostri giovani sani", dice, "dovrebbero finalmente alzarsi dal divano e tornare a lavorare nelle aziende italiane". Ci ricorda anche i "nostri nonni" che hanno ottenuto tanto dopo la guerra. L'Italia ha il diritto di essere italiana. Le donne hanno il diritto di avere figli e di lavorare.
Chi non ha mai sentito parlare di Giorgia Meloni si chiede come possa avere tanto successo con tanta spocchia. Ma dietro a tutto questo risuonano anche le questioni che, adesso, lascia fuori dalle sue apparizioni in campagna elettorale, ma che probabilmente la maggior parte delle persone conosce bene: il "blocco marittimo" contro i rifugiati, ad esempio, che lei richiede. L'"Europa delle patrie" che vuole promuovere con il suo grande modello Viktor Orbán. Le filippiche contro la "lobby LGBT". Quando Giorgia Meloni dice di essere cristiana, non significa necessariamente che le piaccia andare in chiesa. Sostiene i gruppi ultraconservatori che si mobilitano in nome di Dio contro il diritto all'aborto e le famiglie "non naturali".
Nelle prime file, davanti al palco, questa sera si sono radunati molti anziani signori con la bandiera italiana, la cui pianificazione familiare è probabilmente già completata. Non c'è quasi nessuno dei "deboli", per i quali Meloni vuole battersi. Al suo posto, tra giacche blu royal e occhiali da sole vistosi, la classe media elegantemente vestita. "La politica di sinistra ha massacrato la classe media", afferma Massimiliano Sirchi, avvocato di Perugia. "Non può andare avanti così". Lui e la sua collega Michela Mencarelli vogliono votare per la Meloni perché è rimasta all'opposizione durante il governo Draghi, dice. "Lei rappresenta dei valori", dice Mencarelli. "È fedele a se stessa".
Anche Maria Cristina Volpi, una signora anziana e ben curata che starebbe benissimo in un mercato biologico di Blankenese (*Quartiere periferico di Amburgo con molto verde, abitato da benestanti; nota della traduttrice), è una fan della Meloni. Non vede l'ora che arrivino le elezioni, dice. Votava per Berlusconi. Poi per Salvini. "Ora è il momento che una donna salga al potere". Non la spaventa il fatto che i "Fratelli" siano all'estrema destra del partito? "No, affatto! Giorgia è una lavoratrice silenziosa e tenace". - "È la nostra Angela Merkel!", grida un uomo con il colletto della polo alzato, mentre passa. "Farà tornare grande l'Italia!".
Con gli alleati di Putin al potere
Al di là del palcoscenico elettorale, non si coglie molto di questa euforia. L'alleanza di destra ha presentato un programma perfetto, scrive Mattia Madonia della rivista italiana "The Vision", almeno, se si desiderano diritti civili come quelli in vigore in Ungheria e la stabilità economica del Venezuela. È difficile non diventare cinici: Fino a poco tempo fa, l'Italia era considerata esemplare. Le riforme nell'ambito del Fondo europeo per la ricostruzione erano in corso, il cammino verso il futuro appariva irto di ostacoli, ma comunque visibile.
Sotto la guida di Giorgia Meloni, l'Italia, membro fondatore e terza potenza economia dell'UE, si unirebbe al blocco di Paesi come Polonia e Ungheria che vogliono abolire la comunità di Stati nella sua forma attuale. Nel Parlamento europeo, i "fratelli" della Meloni hanno finora inveito contro il paternalismo di Bruxelles e l'"occupazione franco-tedesca" dell'Italia. Non hanno accettato il pacchetto di aiuti, essenziale per l'Italia, per la ricostruzione economica dopo la pandemia.
ALL'ESTERO LE PREOCCUPAZIONI AUMENTANO
Più si avvicina la data delle elezioni, più la Meloni abbassa i toni. Lei e il suo team sanno bene che le persone sono preoccupate, soprattutto all'estero. In agosto hanno pubblicato un video in cui la signora Meloni spiega, in inglese, francese e spagnolo, come la gente dovrebbe pensare ai "Fratelli": un normale partito conservatore, che da tempo ormai ha "consegnato il fascismo
alla storia" e che condanna qualsiasi forma di repressione della democrazia. È singolare che il possibile futuro primo ministro italiano trovi necessaria una simile dichiarazione.
Molto fa pensare che, a livello europeo, adotterà un approccio pragmatico, per garantire che Bruxelles continui a inviare denaro a Roma. In relazione al piano di ricostruzione, annuncia solo vagamente "nuovi negoziati". Nel frattempo, Mario Draghi, che è in carica come primo ministro ad interim fino al passaggio di consegne al nuovo governo, sta sfruttando il tempo per avviare l'erogazione della prossima tranche.
Con un nuovo governo, all'inizio non cambierà molto, dice Mario Deaglio, economista di Torino. Draghi potrebbe anche essere in grado di stabilire il budget per il prossimo anno. "Ma non dobbiamo farci ingannare. In Italia non c'è un accordo di coalizione come in Germania. In pochi mesi, Tra qualche mese, probabilmente, assisteremo di nuovo a una grande instabilità di governo".
Come andrà avanti? Lo scenario è cupo. Se l'Italia vacilla, vacilla anche l'euro, la zona euro, l'UE. Dopo le dimissioni di Draghi, in borsa si sono aperte scommesse contro il Paese con una forza che non si era registrata nemmeno durante la crisi finanziaria del 2008, riporta l'Handelsblatt.
Torna la paura dell'Italia "bambino problematico". È proprio di questo che sta approfittando Giorgia Meloni, che in un certo senso rappresenta il personaggio serio dell'illustre trio. Cosa che, a sua volta, è anche merito di Matteo Salvini. Mentre la Meloni è strategicamente astuta nel proclamare che l'Italia rimarrà affidabile a livello internazionale ed economico sotto la guida della destra, Salvini si comporta in modo sempre più imprevedibile. Promette a gran voce un'aliquota fiscale fissa del 15% e ogni sorta di altre follie che costerebbero miliardi allo Stato, pesantemente indebitato.
Finora, Giorgia Meloni ha liquidato con una risata le strambe idee del suo alleato. Di recente, invece, in occasione di un incontro di lavoro sul lago di Como, dava l'impressione che avrebbe preferito strisciare sotto al tavolo.
Salvini, accanto a lei, parlava tra l'altro di Putin. Per l'alleanza di destra si tratta di un argomento delicato: sia Berlusconi che Salvini hanno legami con il Cremlino. Attraverso di loro, Putin avrebbe per la prima volta degli alleati nel governo di un Paese dell'Europa occidentale, con il cui aiuto potrebbe destabilizzare l'Unione.
Il leader della Lega, in ogni caso, ha già colto l'occasione per sabotare i giuramenti di fedeltà della Meloni all'UE e alla Nato: Le sanzioni non hanno danneggiato la Russia, ma solo gli italiani. Per questo ha ricevuto il plauso dei suoi avversari politici: Putin non avrebbe potuto dirlo meglio, ha commentato compiaciuto il socialdemocratico Enrico Letta. Ma Salvini è ovviamente deciso a conquistare voti con la sua rabbia per l'aumento dei prezzi dell'elettricità, anche se sta mettendo a nudo le spaccature che attraversano l'alleanza che si supponeva unita già prima delle elezioni.
La rivoluzione conservatrice
Che il sogno della Meloni di diventare primo ministro possa essere infranto dal grande ego del suo tirapiedi Salvini sarebbe una bella battuta. Ma in realtà, non le importa se gli uomini al suo fianco ottengono risultati elettorali tali da portarla al potere. Ha già vinto.
Giorgia Meloni non è pericolosa perché avvierà cambiamenti di politica economica o romperà le regole finanziarie dell'UE. La sua lotta è diversa. Vuole portare avanti quella corrente in Italia e in Europa che la destra moderna chiama "rivoluzione conservatrice".
Tra i suoi partner ideologici figurano Marine Le Pen, il partito polacco PiS e Viktor Orbán. Inoltre, Giorgia Meloni apprezza quella che definisce l'"America profonda" dei sostenitori di Trump. Nel 2019 è intervenuta come relatrice al "Congresso mondiale delle famiglie" di Verona. Fondamentalisti cristiani, sponsor e politici di tutto il mondo si riuniscono lì per fare rete nella lotta contro la cosiddetta "dittatura liberale".
"Ciò che minaccia il successo di Giorgia Meloni non è il ritorno del fascismo con lei", afferma Carlo Bonini, giornalista d'inchiesta de La Repubblica. "Ciò che minaccia è la tempistica. Ora dobbiamo trovare risposte comuni alla crisi energetica, all'inflazione galoppante. La Meloni e i suoi colleghi, tuttavia, stanno sfruttando il duro impatto sociale per promuovere la loro agenda. Le promesse che suonano come i bei tempi andati, di ordine e forza nazionale, sono un efficace canto delle sirene, non solo in Italia. La vittoria della Meloni rafforzerà queste voci e danneggerà la capacità d'azione dell'Europa. E anche se la sua coalizione non dovesse durare a lungo: non abbiamo tempo da perdere in questo momento".
Un'anticipazione del livello a cui potrebbero essere condotti i negoziati con un ministro presidente Meloni è fornita attualmente dalla discussione sul tetto al prezzo del gas russo: la Germania rifiuta il limite di prezzo, sostengono i "fratelli". Putin è grato per questo, mentre le famiglie italiane devono subire le difficoltà. Finora è l'Ungheria, e non la Germania, a non aver accettato la proposta. Ma nel caso di Giorgia Meloni, fatti e fantasia si confondono più spesso. La donna che potrebbe ottenere il maggior numero di voti in Italia domenica prossima ha ripetutamente affermato che l'UE sta promuovendo uno "scambio di popolazione" finanziato dalle grandi imprese, in cui i nativi vengono sostituiti da migranti. Una teoria del complotto di estrema destra, a cui si riferiva anche l'autore dell'attentato del 2019 a Christchurch in Nuova Zelanda 2. Nel 2020, la Meloni diffuse "fake news" sul coronavirus e dichiarò su Twitter l'idea l'UE avrebbe tratto profitto dalla pandemia; come, esattamente, non lo scrisse.
A Meloni piace lo Hobbit
Nella sua autobiografia, lamenta il fatto che l'"identità" nazionale venga distrutta dall'"élite senza diritti e senza Stato", così come l'identità di genere di uomini e donne. Cita poi Il Signore degli Anelli di Tolkien: "La guerra è indispensabile per difendere le nostre vite da un distruttore che vuole divorare tutto". Il suo libro è una miscela sorprendente di entusiasmanti storie di eroine e di un programma identitario di grande impatto. Si presenta come una coraggiosa combattente contro una presunta dittatura dell'opinione di sinistra: "Ora, in questo tempo, essere di destra è per me un atto di resistenza in nome della libertà".
Il personaggio preferito da Meloni nel mondo dei fan di Tolkien, tra l'altro, è lo hobbit Sam. Senza il suo aiuto, dice Meloni, Frodo, il Portatore dell'Anello non sarebbe mai riuscito a sconfiggere il male. Dopo aver letto il libro, non si può escludere completamente che lei si identifichi nel ruolo dello Hobbit Sam. O, anche questo accade, in quello di Giovanna d'Arco. In ogni caso, sembra avvertire una missione urgente: la lotta contro la schiavitù dei globalizzatori, per un mondo in cui gli africani vivano di nuovo in Africa, gli europei in Europa e gli orientali in Oriente, proprio come gli Hobbit vivono nel paese degli Hobbit e gli elfi in quello degli elfi. Va bene l'amicizia, però ciascuno resti attaccato alle sue radici.
È questa specie di svagatezza a costituire il grande talento politico di Me- loni. Non urla le sue tesi al mondo in stile AfD, ma le incorpora in esperienze personali: Quando sua madre era incinta di lei, voleva abortire, ma poi si rese conto che la sua decisione non era basata sul libero arbitrio, ma sulla pressione sociale. Per questo la Meloni non vuole abolire la legge sull'aborto, ma limitarla un po' qua e là. Ormai tutti in Italia dovrebbero conoscere la storia del padre di Giorgia Meloni, Franco, un comunista sardo che lasciò la moglie Anna e le due figlie in giovane età. A causa di questo profondo dolore, Meloni dice di sapere molto bene che ogni bambino ha bisogno di una madre e di un padre, e non di una coppia di genitori dello stesso tipo. La Meloni non è sposata con il padre di sua figlia. Tuttavia, sottolinea, entrambi i genitori ne hanno condiviso l'educazione.
Da ragazzina, Giorgia era grassa, riferisce. All'età di nove anni pesava 65 chili e a scuola era vittima di bullismo. Ha dovuto imparare ad affermarsi contro il ridicolo e l'ostilità. Per questo motivo, conclude Meloni, non c'è bisogno di leggi antidiscriminatorie per le minoranze.
Il suo tono diventa più duro quando parla di fronte ai suoi coetanei. " "Una via di mezzo non è possibile", ha gridato a giugno al congresso del partito di estrema destra spagnolo Vox. "C'è solo il sì o il no ... Io dico sì alla famiglia naturale, no alla lobby LGBT... Sì alla sovranità del popolo; No ai burocrati di Bruxelles... Viva l'Europa dei patrioti!".
Giorgia Meloni è entrata in politica per le sue convinzioni, non per fare carriera. È una donna di destra alla radice. La sua "battaglia", come la chiama lei, è iniziata nell'estate del 1992 alla Garbatella, un quartiere popolare a sud di Roma. Dopo l'incendio dell'appartamento, trovò qui una nuova casa qui con la madre e la sorella; i nonni vivevano poco lontano. I fiori crescono tra i palazzi di appartamenti degli anni '20 sbiancati di rosso, il bucato si asciuga sui balconi. Accanto al mercato ortofrutticolo, qualcuno ha dipinto sul muro una bandiera di Cuba e un ritratto di Ché Guevara. "Qui il quartiere è sempre stato di sinistra", dice Andrea De Priamo. "È questo che ci ha fatto incontrare".
L'uomo esile e tranquillo è un compagno di Giorgia Meloni; i due si conoscono dal "Fronte della Gioventù", un'organizzazione figlia dei post-fascisti. Al polso di De Priamo penzola un braccialetto blu, "Meloni Presidente", il suo cellulare squilla spesso. Se tutto va come previsto, dopo le elezioni entrerà in Senato per i "Fratelli" e farà una bella vita.
Elogio di Mussolini
Ricorda esattamente il suo primo incontro con la Meloni: questa ragazzina, "piccola piccola", in piedi tutta sola, 15 anni, ma determinata. "Ho notato subito il suo carisma. La sua intelligenza". Anni dopo, racconta, si è capito che era una "leader naturale" in grado di convincere i dissidenti. Nel suo libro, la Meloni definisce i giovani post-fascisti la sua "seconda famiglia", con la quale ha trascorso anni di devozione. Ma cosa vuole ottenere la Meloni? Cosa la motiva? "Vuole difendere l'Italia", dice De Priamo.
All'età di 21 anni, Giorgia Meloni mette per la prima volta il suo debole per il Fantasy al servizio della politica: nel 1998 organizza il "Festival Atréju", così chiamato dal ragazzo protagonista della Storia Infinita di Michael Ende,
il cui mondo - come le patrie europee, secondo Meloni - viene divorato dal Grande Nulla. Un successo completo per la giovane politica di destra. Oggi "Atréju" è il più importante raduno dei "Fratelli" e raccoglie ogni anno un gran numero di ospiti illustri: c'erano l'ex capo stratega di Donald Trump Steve Bannon, Viktor Orbán, ma anche politici dei rispettivi governi italiani. Negli ultimi dieci anni, Giorgia Meloni non solo è riuscita a tirar su un partito, ma è anche diventata una figura centrale della cosiddetta destra moderna.
Incontro con Fabio Rampelli, un altro compagno di viaggio. Il vicepresidente della Camera dei Deputati ci saluta con un baciamano e ci chiede se può togliersi la giacca. Rampelli, abbronzato e con le spalle larghe, è stato nuotatore della nazionale italiana negli anni Settanta. È un cofondatore di "Fratelli" e ha conosciuto la Meloni quando lei aveva 19 anni.
"L'ho plasmata", dice, "politicamente e culturalmente". Una donna, bionda, con gli occhi azzurri, autoironica e giocosa: in questo, dice, ha riconosciuto immediatamente una forza esplosiva. "Sapevo che se avessi portato alla ribalta questa donna, sarebbe diventato chiaro che la destra italiana non aveva più nulla a che fare con il fascismo degli anni Venti. Ci sono alcuni miti che circondano i leader della destra. Lei ne ha fatto piazza pulita."
Ma c'è un video in cui Meloni, ancora giovane, elogia Mussolini come un buon politico - che dire? "Oh, è una campagna mediatica. Nessuno conosce il contesto in cui l'ha detto". Quale sarebbe il contesto in cui si può elogiare Mussolini? "Il fascismo aveva dei lati positivi. Così come il comunismo".
Altro argomento: perché i "Fratelli" sono contrari all'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali? "Se non ci sono più coppie etero che vogliono accogliere un bambino, possono farlo per quanto mi riguarda".
Inoltre, dice Rampelli, i "Fratelli" non vogliono istituire un "blocco marittimo", che è un termine fuorviante. Vogliono solo un accordo per il Nord Africa come quello che l'UE ha concluso con la Turchia. "È disumano far entrare i migranti se non possiamo dar loro una casa. Finiscono nella criminalità organizzata, in lavori illeciti. Questa non è solidarietà".
I barconi di profughi, i morti nel Mediterraneo, sono gli argomenti che gli esponenti della destra italiana usano da anni per aizzare l'opinione pubblica. Allo stesso tempo, quando sono al governo, bloccano le misure sociali e aumentano la miseria. La verità è anche che gli italiani non si aspettano molto dai loro politici, certamente non soluzioni a problemi di lungo termine. La Meloni ne trae vantaggio: è nuova. Così come era nuovo Salvini prima, o il "Movimento Cinque Stelle", fondato da un clown televisivo.
"In un Paese normale, questo non sarebbe possibile" è una frase che si sente spesso qui. I principali partiti italiani si sono sciolti all'inizio degli anni '90 e da allora gli schieramenti a sinistra e a destra del centro si sono frammentati. I partiti vengono fondati, sciolti, rinominati; si creano rozze alleanze per formare maggioranze che vengono nuovamente sciolte dopo poco tempo da disertori e imbroglioni. Silvio Berlusconi una volta rendeva presentabili i radicali perché gli erano utili. Giorgia Meloni lo ha superato. Si definisce "un soldato in guerra". Per l'Europa, ha detto di recente, è finita la pacchia.