“Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi non avrò vissuto invano”
(Emily Dickinson)
Oggi ho celebrato il funerale di una giovane mamma che aveva perso il marito pochi mesi fa. La settimana scorsa ho celebrato il funerale della moglie di un mio carissimo amico, compagno di liceo. Poi la morte di un altro amico. Ho visto molti pianti in questi giorni. A tale dolore si aggiunge la fatica quotidiana, appesantita dall’aumento vertiginoso dei prezzi e dal problema dell’energia.
Sono a rischio posti di lavoro, imprese, famiglie. Stiamo tutti sentendo la pesantezza dei tempi.
In questo clima riprendo in mano le parole della poetessa: “Se io potrò impedire/ a un cuore di spezzarsi/ non avrò vissuto invano. Se allevierò il dolore di una vita/ o guarirò una pena/ o aiuterò un pettirosso caduto/ a rientrare nel nido/ non avrò vissuto invano”.
Certi giorni sembrano inutili. A volte arriviamo a sera con la sensazione di aver corso invano. Soprattutto di fronte ai problemi attuali ci sentiamo impotenti. Ancora di più ci sentiamo inutili e impotenti di fronte alla morte. Lei arriva, non guarda in faccia nessuno e porta via chi vuole, quando vuole. È una maledetta ladra, che entra in casa, rovina, rompe e porta via ciò che hai di prezioso. Non gli importa nulla di te, di noi.
Di nessuno. Arriva quando le pare, rompe, ruba. Di fronte a lei tutti i tuoi sforzi vengono azzerati. Ti trovi seduto per terra. Inutile, impotente. Tutto diventa uno sforzo vano.
Ma la poetessa ci apre uno squarcio. Ci dice: se aiuti un cuore ferito a reggere, la tua vita ha un senso. Spesso non riusciamo a cambiare il corso degli eventi, ma possiamo aiutare gli altri a reggere, a riprendere coraggio, a sperare. Forse è proprio questo il nostro compito: alleviare un dolore, guarire una pena. Non si tratta innanzitutto di reggere, ma di aiutare altri a reggere.
Forse è proprio questo il compito nei tempi cupi: stare vicini agli altri. Il rischio è quello di chiuderci in noi stessi, nelle nostre paure o nelle nostre fatiche. Invece la soluzione sta nel farci vicini, sporgerci oltre noi. La soluzione non è difenderci, ma sorreggerci.
Non è arrabbiarci, ma abbracciarci.
Non è maledire, ma consolare.
La soluzione è nel ritrovare il senso di comunità. Se ti senti parte di una comunità puoi affrontare salite impervie. Se hai il coraggio di alleviare il dolore altrui troverai forza abbastanza per sperare. Ciò che più ci manca non è ancora il gas o il petrolio: è il senso di comunità. Siamo troppo slegati e soli. A volte soffriamo in un mare di indifferenza. Il mito dell’autonomia inizia a vacillare. Appartenere a qualcuno, a qualcosa, riprende piano piano valore. Curiamo questa sete di relazione che sta germogliando! Usciamo dai nostri piccoli giri! I tempi difficili non sono i tempi degli uomini duri, ma delle comunità vive. Le quali non piovono dal cielo, ma si costruiscono con atti gratuiti di vicinanza reciproca. Sono atti eroici. Anzi sono atti profondamente umani.
Le Parole per dirlo di Derio Vescovo
L’Eco del Chisone 07 09 2022