Francesco. La “moralità” delle armi, la “puzza” del dialogo e il “pericolo” populista in Occidente
19 SETTEMBRE 2022
Il Fatto quotidiano
Non c’è bisogno di ricorrere alla categoria del “complessismo”, così in auge in questi tempi bellici, per interpretare l’ultima conferenza stampa di papa Francesco, durante il volo papale di ritorno dal Kazakhstan.
Il Fatto quotidiano
Non c’è bisogno di ricorrere alla categoria del “complessismo”, così in auge in questi tempi bellici, per interpretare l’ultima conferenza stampa di papa Francesco, durante il volo papale di ritorno dal Kazakhstan.
Basta limitarsi a un salubre pragmatismo che meglio si
attaglia al pontefice argentino.
Certo, c’è chi continua a isolare
strumentalmente taluni pezzi del pensiero bergogliano -staccandoli dal
resto della frase- per giustificare le proprie posizioni.
Alcuni fatti si
sono fermati alla frase papale sul diritto dell'Ucraina di difendersi:
"Difendersi è non solo lecito ma anche un'espressione di amore alla
patria. Chi non si difende, chi non difende qualcosa, non l'ama, invece
chi difende ama".
Però poi hanno preferito non leggere la parte
precedente. Francesco risponde sulle armi e dice: "Questa è una
decisione politica che può essere morale, moralmente accettata, se si fa
secondo le condizioni di moralità che sono tante e poi possiamo
parlarne.
Ma può essere immorale se si fa con l'intenzione di provocare
più guerra o di vendere le armi o di scartare quelle armi che a me non
servono più… La motivazione è quella che in gran parte qualifica la
moralità di questo atto".
Ecco quindi il punto centrale del ragionamento:
la moralità di armare l'Ucraina.
Dopo sette mesi di guerra al Papa è
venuto più di un dubbio in merito.
Per due motivi. Il primo riguarda
l'effettiva volontà di dialogare tra le parti in guerra.
Il dialogo con
l'aggressore puzza, spiega Francesco.
Ma alternative non ce ne sono, solo
così si possono cambiare le cose.
La seconda riflessione del Papa
investe invece il concetto di guerra giusta. Qui non lesina critiche alle
Nazioni Unite, da settant'anni parlano di pace e nel mondo ci sono
guerre che durano da anni. Non proprio guerre giuste: Azerbaigian-Armenia, Siria, Corno d'Africa, Nord del Mozambico, Eritrea, Myanmar. Il
risultato è un paradosso tragico e pessimista: "Se non c'è guerra sembra
che non c'è vita."