La parola
scostamento
Mario Draghi si è ripromesso di lasciare al suo successore i conti quanto più possibile in ordine.
Ma da alcuni partiti - tra cui, in maniera particolarmente roboante, Lega e Movimento 5 Stelle gli viene richiesto a gran voce uno scostamento (dal pareggio) di bilancio, il cui ammontare dovrebbe aggirarsi intorno ai 30 miliardi di euro, per far fronte alla situazione economica emergenziale.
Uno sforamento che metterebbe in allarme i mercati, ingigantirebbe ulteriormente il debito pubblico (su cui gravano i sostegni dispiegati durante le varie fasi acute della pandemia, e il "sistema dei ristori e dei bonus" contiano) e gli interessi da versare, e che suscita infatti perplessità anche dalle parti di Giorgia Meloni, che si sente premier in pectore.
Dal momento che siamo in Italia, il Paese che ha inventato la commedia dell'arte a inizio Cinquecento, colpisce ma non troppo il fatto che a invocare lo scostamento siano gli stessi leader politici che hanno staccato la spina al governo, accompagnando Draghi – tra molte ipocrisie e non detti - alla porta di palazzo Chigi. E adesso, come nulla fosse, esigono che tolga loro le castagne dal fuoco (e dal gas).
A testimonianza, oltre che di uno di quei paradossi che costellano (o, per meglio dire, infestano...) la postpolitica e l'antipolitica contemporanee praticate dai populisti, di una serie di ulteriori scostamenti, che travalicano l'economia e il caro energia.
A cominciare dalla crisi di legittimità politica, che continua a galoppare anche per direttissima responsabilità dei partiti: ovvero, lo scostamento di buona parte del ceto politico dai problemi quotidiani delle persone.
Ed esso, a sua volta, genera lo scostamento dalla vita pubblica di quote crescenti dell'elettorato, che si rifugiano nell'astensionismo (o nel rancore antisistemico).
Uno scostamento che si fa secessione dalla politica, alimentando ancor più la depoliticizzazione della società.
MASSIMILIANO PANARARI, L’Espresso 4 settembre