venerdì 11 novembre 2022

SCONTRO SUGLI SBARCHI SELETTIVI

 Scontro sugli sbarchi selettivi

La rivolta Ong: restiamo qui


ROMA — Alla fine, due su tre ce l’hanno fatta a mettere piede in Italia. E non era affatto scontato dopo 12 giorni di braccio di ferro tra governo e Ong. 

La fragilità dei migranti, riconosciuta dai medici della sanità marittima, ha avuto la meglio su decreti e strategia politica. Ma, per provare a superare la sconfitta dei numeri, il governo porta all’incasso l’inattesa apertura di credito di Papa Francesco: «La vita va salvata in mare. 

Questo governo ha fatto sbarcare bambini e donne. Ma l’Italia non può far nulla senza l’accordo a livello europeo». Matteo Salvini ringrazia «il Santo Padre per le parole di grande saggezza. L’Italia non può essere lasciata sola e non può accogliere tutti», ribadisce il leader della Lega mentre a Giorgia Meloni arriva anche il ringraziamento del premier ungherese Viktor Orban «per aver protetto i confini dell’Europa».

Fuori dai confini, in realtà, almeno per il momento, il governo italiano è riuscito a tenere solo 250 dei 751 migranti soccorsi dalla Humanity 1 e dalla Geo Barents, due delle quattro navi umanitarie a cui il governo italiano ha rifiutato il porto. Non solo bambini, donne incinte, minori e nuclei familiari. Alla fine di una lunghissima giornata di ispezioni a bordo delle due navi fatte entrare temporaneamente al porto di Catania, i medici dell’Usmaf hanno valutato che moltissimi altri migranti fossero in condizioni fisiche e psicologiche talmente fragili da non consentire la loro permanenza a bordo. Per gli altri 250, tutti giovani uomini giudicati in buona salute, l’attesa continua mentre si annuncia una battaglia in punto di diritto.

Il comandante della Humanity 1, infatti, si è rifiutato di ottemperare al decreto firmato da Piantedosi che gli imponeva di riprendere il largo con i migranti lasciati a bordo e la Ong tedesca ha annunciato la presentazione, già oggi, di un ricorso davanti al Tar del Lazio contro il provvedimento giudicato illegittimo sia per il rifiuto nella concessione del porto sia per quello che si prefigura come un respingimento collettivo. Al tribunale civile è stato invece chiesto di attivare una procedura d’urgenza per consentire anche a chi è rimasto a bordo di presentare richiesta di asilo.

Oggi dovrebbe toccare alle altre due navi ancora in attesa: la tedesca Rise Above con 93 persone a bordo (la maggior parte sono donne e bambini) e la Ocean Viking di Sos Mediterranée con 234 persone a bordo mentre nel Mediterraneo, da giorni sguarnito di qualsiasi assetto di soccorso, l’Sos lanciato ripetutamente da un barcone con 500 persone a bordo in zona Sar maltese cade nel vuoto in condizioni meteo ancora molto difficili.

Dietro le quinte, in Europa, continua il lavoro diplomatico: la Francia annuncia per domani una riunione per stabilire le modalità di accoglienza di parte dei migranti sbarcati in Italia. Ma si tratta del patto per la redistribuzione voluto da Luciana Lamorgese. E al governo Meloni non basta. a.z.


La Repubblica 7 novembre