giovedì 3 novembre 2022

UN'ATTENTA CONSIDERAZIONE

 CHE DIRE DI GIORGIA MELONI?

Giancarla Codrignani

Sono d’accordo con Concita De Gregorio: è una grande debolezza dei maschi rifiutare l’apprezzamento dell’avversario.

 La Meloni ha aperto il suo governo con un intervento certamente superiore a quelli del Berlusconi 1 e 2; e anche del Conte 1 e 2. Giorgia è stata brava. Poi io non condivido la sua cultura. Ma sono obbligata a dimostrare la mia opposizione argomentando e proponendo alternative (temo che il primitivismo maschile preferirebbe sbrigarla a botte).

Si obietta che non è stata brava? Intanto ha capito che l’opposizione “paga”; poi cito frasi che potrei dire anch’io: “Sono pronta a fare quel che va fatto a costo di non essere compresa” e non so che cosa intenda fare. “Gli avversari hanno una grandissima utilità, perché ti attaccano e ti aiutano a mettere a fuoco i tuoi punti deboli”: sincera o no, l’umiltà fa sempre effetto.

Ha dedicato spazio al tema “mafia” (inspiegabilmente assente dalla campagna elettorale a sinistra), con i nomi - nessuno fascista - in fila Borsellino, Falcone, Livatino, Chinnici, La Torre, Dalla Chiesa, Piersanti Mattarella, Emanuela Loi, Libero Grassi, don Puglisi. Anche il “Piano Mattei per l’Africa”: può comprendere gli accordi con la Libia contro l’immigrazione, ma, se impegna la cooperazione internazionale, sta nei disegni europei della von der Leyen. Poi c’è il richiamo giovanilistico a Steve Jobbs “Siate affamati, siate folli” a cui ha aggiunto “siate liberi perché nel libero abita la grandezza dell’essere umano” e nessuno l’ha interrotta per ricordare cos’era la libertà per Mussolini. 


Però - a parte l’equivoca scarsa simpatia per fascismo e totalitarismi - l’’Italia è uno Stato democratico repubblicano che è uscito dalla Resistenza. Il cambiamento di denominazione dei ministeri è tutto da criticare e fa anche ridere. Come il Ministero dell’Istruzione e Merito: sparita la necessaria “pubblica” istruzione, il Merito non ha connessione logica se non è ideologia. Come è l’aggiunta agli Affari regionali delle Autonomie affidate al ministro Calderoli dell’antica Lega Nord. Gravissima l’eliminazione del Ministero per l’innovazione tecnologica che è imposto dal Pnrr e deve provvedere alla rete unica e alla digitalizzazione amministrativa. Il Ministero dello Sviluppo economico è diventato Imprese e Made in Italy di cui no comment.


Ci sono i vuoti: non ha ancora avanzato proposte concrete sulle bollette, per la riforma dei Trattati europei che ha citato, per I migranti (non solo gli “sfruttati in agricoltura”), il ridimensionamento del reddito di cittadinanza. Di fronte all’annunciata crisi non serve nominare il cuneo fiscale o la lotta ai ”grandi evasori” perché la riforma comprende anche le misure di controllo come l’uso del bancomat, mentre il contante, favorisce il riciclaggio. Né basta dire che “più le imprese assumono, meno pagano di tasse”, se poi non si aiutano le imprese a non licenziare. 

Insomma: detto che è brava, è di destra! Non si può abbassare la guardia (soprattutto per l’informazione: se ne impadronirà e la sinistra non è attrezzata nemmeno on-line).


Per chi pratica il femminismo occorre prestare particolare attenzione al massimamente ideologico ministero “Famiglia, Natalità e Pari Opportunità”, un focus tutto a svantaggio delle donne.

Non, come è stato detto, per attentati all’aborto, che non può essere toccato proprio in ragione del titolo della legge sulla maternità “libera e responsabile”. E’ la libertà femminile ad essere in gioco. La famiglia è il luogo dove succedono i più gravi reati, il condizionamento all’occupazione e alle carriere, la parità senza differenza e ogni discriminazione. La natalità va riferita alla flessione delle nascite: Mussolini versava mille lire - al padre! – per ogni nuovo nato; oggi per un bonus si può tentare di tenere a casa una lavoratrice. Che le “pari opportunità” siano al terzo posto è offensivo.


Che, poi, per Giorgia non ci sia differenza tra “il” e “la” presidente potrà essere surreale, ma la cosa giusta l’ha detta Sallusti. Il direttore di Libero è venuto giù pari in televisione “il o la va bene uguale perché lei ha le palle... è l’unica che ha le palle”: non c’è pericolo di nessun femminismo di governo.


Tuttavia, messa in primo piano la necessità di un’opposizione capace, argomentata, attenta al consenso, la sostanza è altra. Dire “28 ottobre”, marcia su Roma, avvento del fascismo” significa immediatamente andare alle cause della seconda guerra mondiale e fare il processo alla storia della sinistra del 1921 che non capì la situazione reale e si fece corresponsabile della divisione del socialismo, della perdita della libertà (custodita per vent’anni dall’antifascismo, anche femminile), delle masse ridotte a “credere, obbedire, combattere” a due dittatori. I fantasmi di allora sopravvissero nell’Europa delle patrie del generale De Gaulle e nella destra conservatrice. 


Ma la sinistra che venne facendosi democratica rimase divisa mantenendo memorie di aspirazioni rivoluzionarie impossibili (chiuse dagli anni di piombo), confusa nella ricerca di alleati con cui accedere al governo. Tempi difficili ancora una volta. Ma dopo un secolo dalle conseguenze della  “rivoluzione fascista” – la seconda guerra mondiale, l’intervento americano e il tributo di sangue della lotta partigiana – l’esperienza della destra al governo per la storia che senso ha? 

Forse il 28 ottobre  diventerà una tradizione di gente strana che, incamicia nera saluta con un braccio alzato e a Predappio, finito il lambrusco, giocherà a bocce con i locali di colore. 


Perché se Meloni meno di cinque anni riceveva il 4,35 % dei voti e oggi è arrivata al 26 crescente, gli italiani stanno diventati tutti fascisti? Oppure?