giovedì 2 marzo 2023

 

40 - DIVERSAMENTE CHIESA  - febbraio 2016


 

CATTOLICI E LIBERTÀ DI PENSIERO

Recentemente, una trentina di parlamentari PD hanno espresso dissenso, “in quanto cattolici", nei confronti della maggioranza del partito sulla proposta di legge relativa alle unioni civili. Legittimo, sia intervenire nel dibattito pubblico sia dissociarsi da una maggioranza, ma perché motivare questo dissenso con l’essere "cattolici", come se il mondo cattolico fosse un'entità omogenea che non pratica il pluralismo?

È finito il collateralismo tra fede e politica, il partito dei cattolici non esiste più, ma per qualcuno non è finito il tempo del pensiero unico cattolico.

Scrive la Segreteria Nazionale delle Comunità Cristiane di Base: “Avremmo preferito che quei parlamentari si definissero come liberi e responsabili cittadini, o semmai, come "alcuni cattolici", senza ergersi a titolari di un diritto di rappresentanza dei credenti italiani, dimenticando che ci sono moltissimi cattolici che, anche in fatto di unioni civili, la pensano in modo radicalmente diverso da loro. Dietro questa pretesa se ne cela un'altra, quella di poter e dover veicolare nel mondo politico le posizioni espresse dalla maggioranza della gerarchia cattolica”.

La responsabilità di ciascuno nella politica deve essere guidata dalla coscienza personale e non deve necessariamente sottostare alle direttive dell'autorità ecclesiastica, né cercare di acquisire meriti di fronte ad essa. Nel calcio, si parlerebbe di “sudditanza psicologica”…


PAPA FRANCESCO

La misericordia è al centro del ministero del Papa, alla misericordia Francesco ha dedicato, oltre al Giubileo, il libro “Il nome di Dio è Misericordia”. Prima di Natale, poi, il papa ha coniato un acrostico degno di Bartezzaghi, il più noto dei “parolai” italiani. Eccolo:

Missionarietà e pastoralità,

Idoneità e sagacia,

Spiritualità e umanità,

Esemplarità e fedeltà,

Razionalità e amabilità,

Innocuità e determinazione,

Carità e verità,

Onestà e maturità,

Rispetto e umiltà,

Doviziosità e attenzione,

Impavidità e prontezza,

Affidabilità e sobrietà.

 

Le donne nella chiesa

Nella lavanda dei piedi del giovedì santo, i vescovi potranno lavare i piedi anche alle donne! Per alcuni “un piccolo gesto con un grande significato simbolico”. Una grande novità, una vera rivoluzione. Ma per favore…!

A me sembra che il ritardo della chiesa nei confronti delle donne, non possa ritenersi superato con questo gesto. Ben altri cambiamenti sono doverosi. Le donne meritano di condividere nella chiesa ministeri e responsabilità ben maggiori.

Unioni civili

Queste alcune delle parole del papa: “Non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”, e ancora “la Chiesa può mostrare l’indefettibile amore misericordioso di Dio verso le famiglie, in particolare quelle ferite dal peccato e dalle prove della vita, e insieme proclamare l’irrinunciabile verità del matrimonio secondo il disegno di Dio. Questo servizio è affidato primariamente al papa e ai vescovi”.

È chiaro cosa intende sul tema Bergoglio: le coppie omosessuali vivono nel peccato, ma se si pentono incontreranno la grande misericordia di Dio per tramite della sua chiesa! Trovo tutto ciò lontano mille miglia da quanto la scienza ha scoperto negli ultimi decenni sull’omosessualità.

Si chiede il teologo Vito Mancuso (Repubblica 23 gennaio): “Che cosa vuol dire che «il nome di Dio è misericordia» per chi nasce omosessuale?”.

Questi flash su papa Francesco dimostrano come la genuina spinta del papa verso gli ultimi, i poveri, gli emarginati che ha portato una ventata di spirito evangelico nella chiesa, accolta dal popolo di Dio come segnale di inclusione, accoglienza e misericordia venga meno non appena incontra la sessualità, il ruolo della donna, le regole incrollabili della chiesa stessa. Su questi terreni purtroppo Francesco si rivela un conservatore e agisce per quello che è.

 

UNA SEGNALAZIONE

Elvio Fassone "Fine pena: ora" Sellerio editore, 2015, 210 p., € 14,00.

Non è un romanzo, né un saggio sulle carceri, è invece una storia vera: 26 anni di corrispondenza tra un ergastolano e il suo giudice. Scrive l’Autore: «All’inizio della storia c’è qualcosa che l’ha messa in moto, qualcuno che ha pronunciato la condanna di Salvatore all’ergastolo… Ebbene, l’uomo che ha segnato la sua vita e poi, in qualche misura, lo ha accompagnato per ventisei anni, sono io».

Elvio Fassone, nato a Pinerolo nel 1938, magistrato di Cassazione, pretore in Pinerolo, giudice del tribunale di Torino, consigliere della Corte d’appello di Torino, presidente della Corte di Assise di Torino, dal 1990 al 1994 membro del Consiglio Superiore della Magistratura e dal 1996 al 2006 Senatore della Repubblica, ha diretto, tra gli altri, processi sulle grandi frodi petrolifere degli anni ottanta e il maxi-processo alla mafia catanese negli anni 1987-88.


(continua)