Quando manca la pietà
CARLO BONINI
La Repubblica 1/3
Eccole dunque le evidenze documentali che né il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi né il vicepremier Matteo Salvini hanno ritenuto per due giorni di rendere disponibili al Parlamento e all’opinione pubblica del Paese.
Ed eccola la verità incontrovertibile che illuminano. I 66
innocenti inghiottiti dal mare nero di Cutro e ora allineati in bare
anonime nel palasport di Crotone non se la sono cercata.
Sono stati
condannati a morte dalla burocrazia securitaria che ha trasformato il
Mediterraneo in un cimitero.
Dall’ottusità del dispositivo
Frontex-autorità italiane che ha battezzato la navigazione a sei nodi di
un caicco partito da Smirne con il suo “carico residuale” e con la prua
rivolta verso un mare forza 7 in un’operazione di polizia di frontiera.
E non in un’operazione di soccorso, come l’umanità e le leggi del mare
avrebbero consigliato se entrambe non fossero schiacciate, come sono,
dalla ferocia e dal cinismo di un governo che, da cinque mesi, promette
di chiudere i porti e spezzare le reni alle Ong.
In quelle sette ore della notte tra sabato e domenica, l’imbarcazione a motore entrobordo individuata nello Ionio da Frontex a una latitudine di 38° 23 primi e 2 secondi e a una longitudine di 17° 34 primi e 7 secondi, viene burocraticamente battezzata dal dispositivo Ue di controllo come naviglio irriconoscibile “con buona linea di galleggiamento”, “un solo uomo visibile in coperta” e “possibili altre persone sotto coperta”.
In quelle sette ore della notte tra sabato e domenica, l’imbarcazione a motore entrobordo individuata nello Ionio da Frontex a una latitudine di 38° 23 primi e 2 secondi e a una longitudine di 17° 34 primi e 7 secondi, viene burocraticamente battezzata dal dispositivo Ue di controllo come naviglio irriconoscibile “con buona linea di galleggiamento”, “un solo uomo visibile in coperta” e “possibili altre persone sotto coperta”.
E
come tale consegnata alle autorità marittime del nostro Paese che la
lavorano come operazione di polizia, mandandole incontro due motovedette
della Finanza che un mare impossibile costringerà a rientrare in porto.
Nessuno, nel centro di coordinamento della nostra Guardia Costiera di
Pratica di mare ritiene di “aprire una pratica Sar”. Nessuno dunque
pensa di muovere le due imbarcazioni che la Guardia costiera ha a
disposizione e che ben potrebbero sfidare un mare in tempesta.
Che quel
“naviglio sconosciuto” prosegua pure la sua rotta in una notte
impossibile. Perché questo, da cinque mesi, raccomanda l’autorità
politica. Se nessuno chiede aiuto – come ha cinicamente ripetuto ieri il
ministro dell’Interno – l’aiuto non viene prestato. E da quella barca
nello Ionio, nella notte di sabato, nessuno lancerà sos. Almeno fino a
quando non sarà troppo tardi.
Quando l’operazione Sar si trasformerà nella raccolta di cadaveri affioranti tra le onde che frangono sulla spiaggia di Cutro.
Nella logica raggelante in cui questo governo ha ridefinito il concetto di soccorso in mare, le sue prassi, le sue regole non scritte, la strage scolora così in “fatalità” dovuta “ad avverse condizioni meteo”. O, peggio, e nell’accezione del ministro dell’Interno, in“irresponsabilità” delle sue vittime che, in un’inqualificabile inversione della logica prima ancora che dell’etica, ne diventano i consapevoli artefici.
Quando l’operazione Sar si trasformerà nella raccolta di cadaveri affioranti tra le onde che frangono sulla spiaggia di Cutro.
Nella logica raggelante in cui questo governo ha ridefinito il concetto di soccorso in mare, le sue prassi, le sue regole non scritte, la strage scolora così in “fatalità” dovuta “ad avverse condizioni meteo”. O, peggio, e nell’accezione del ministro dell’Interno, in“irresponsabilità” delle sue vittime che, in un’inqualificabile inversione della logica prima ancora che dell’etica, ne diventano i consapevoli artefici.
Come
se salpare da Smirne in 200 in una stiva fosse una crociera azzardata da
danarosi diportisti. Fino al punto da non provare vergogna non solo nel
non chiedere scusa per parole inqualificabili, ma anzi riproporle.
Come ha fatto ieri il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Tommaso Foti. “Non mi si dica – se ne è uscito, tornando a sfidare l’oscenità – che nessuno, oggi, con gli strumenti a disposizione, non è in grado di sapere quando sono previste situazioni meteo non di bel tempo. Quando una Regione dice che c’è l’allarme meteo, lo seguite o andate in giro ugualmente? Io su una barca di quel tipo non sarei salito. Tra l’altro se è vero che si pagava 8 mila euro…”.
Ma il governo è riuscito persino a fare qualcosa di più e di peggio che provare a dissimulare la dinamica esatta della strage e la cornice politica ed operativa in cui si è consumata.
Come ha fatto ieri il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Tommaso Foti. “Non mi si dica – se ne è uscito, tornando a sfidare l’oscenità – che nessuno, oggi, con gli strumenti a disposizione, non è in grado di sapere quando sono previste situazioni meteo non di bel tempo. Quando una Regione dice che c’è l’allarme meteo, lo seguite o andate in giro ugualmente? Io su una barca di quel tipo non sarei salito. Tra l’altro se è vero che si pagava 8 mila euro…”.
Ma il governo è riuscito persino a fare qualcosa di più e di peggio che provare a dissimulare la dinamica esatta della strage e la cornice politica ed operativa in cui si è consumata.
Ha convinto il ministro Piantedosi ad una passerella
nell’aula della commissione Affari costituzionali del Senato in cui
dismettere la maschera del lupo per provare a convincere il Paese che
solo degli stolti non hanno compreso quali siano i veri obiettivi delle
politiche migratorie di Palazzo Chigi. “Andare a prendere direttamente i
migranti nei loro Paesi con i flussi legali”. “Svuotare i centri di
detenzione in Libia”.
Fino all’iperbole, pronunciata e poi smentita a Bruxelles, da Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e cognato di Meloni, di voler garantire quest’anno l’ingresso regolare nel nostro Paese di 500 mila migranti.
Fino all’iperbole, pronunciata e poi smentita a Bruxelles, da Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e cognato di Meloni, di voler garantire quest’anno l’ingresso regolare nel nostro Paese di 500 mila migranti.
Un’enormità, affacciata e rimangiata
come accade quando non si sa di cosa si stia parlando. O – ed è questo
il caso – quando ci si scopre improvvisamente prigionieri politicamente
della narrazione securitaria venduta al Paese.
E ora improvvisamente
insostenibile. Non solo di fronte a quelle bare del palazzetto dello
sport di Crotone, ma ai dati sugli sbarchi triplicati nei primi due mesi
dell’anno e alle informazioni di intelligence che prefigurano per la
primavera un esodo incontenibile dalla Tunisia e un aumento dei flussi
dalle rotte turche.
Già, potranno gridare quanto vogliono alla “strumentalizzazione” e far salire di giri la macchina del rumore con cui, ad ogni caduta, il governo protegge i suoi sventurati protagonisti.
Già, potranno gridare quanto vogliono alla “strumentalizzazione” e far salire di giri la macchina del rumore con cui, ad ogni caduta, il governo protegge i suoi sventurati protagonisti.
Ma la strage di Cutro, le sue evidenze, la sua dinamica, dicono una
cosa sola. Nitida.
L’avviso ai naviganti notificato nell’autunno scorso dalla destra al governo a chi prende il mare per disperazione si è inverato nella sua ferocia. Guai ai naufraghi, perché di loro questa Italia non avrà alcuna pietà.
L’avviso ai naviganti notificato nell’autunno scorso dalla destra al governo a chi prende il mare per disperazione si è inverato nella sua ferocia. Guai ai naufraghi, perché di loro questa Italia non avrà alcuna pietà.