mercoledì 24 aprile 2024

NASCE IL SOCIAL FORUM DELL’ABITARE PER IL DIRITTO ALLA CASA E ALL’ABITARE

Sono 18 milioni le famiglie italiane (il 70,8% del totale) proprietarie della casa in cui vivono, di cui il 12,8% – 3,3 milioni di famiglie – attraverso un mutuo, ma sono più di 5 milioni (20,5%) quelle che vivono invece in affitto: 12 milioni di persone concentrate soprattutto nelle grandi aree metropolitane. A vivere in affitto sono soprattutto le famiglie meno abbienti, quelle più giovani e i migranti: il 74% delle famiglie straniere, il 50% delle persone sole con meno di 35 anni, il 40% delle giovani coppie senza figli, il 35% delle persone sole di 35-64 anni, di quelle in reddito di cittadinanza e delle donne sole con figli minori. Tra queste sono quasi 3 milioni le famiglie che spendono per la casa una quota uguale o superiore al 40% del reddito disponibile per un affitto – una soglia riconosciuta internazionalmente come molto critica – che spesso non riescono a sostenere e vengono sfrattate: nel 2022 sono state oltre 42.000 le nuove sentenze e più di 30.000 gli sfratti eseguiti. Per affittare un bilocale di 70mq nelle otto principali città italiane si spendono in media 1.000 euro al mese, che nelle zone centrali raggiungono prezzi ancor più proibitivi. Ai primi posti Roma e Milano, con una media rispettivamente di 1.400 e 1.300 euro.

Sono alcuni dei dati del documento di convocazione dell’assemblea nazionale del Social Forum dell’Abitare, che si è svolta nei giorni scorsi a Bologna e che ha visto la presenza di oltre 300 partecipanti, i quali hanno sancito la nascita di un’ampia coalizione che si batte per il diritto alla casa e, più in generale, per un abitare accessibile, giusto e sostenibile. Un’iniziativa promossa da Agevolando, Alta Tensione Abitativa, Arci, Banca Etica, Cgil, Chiediamo Casa, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), Comitato Abitare in via Padova, Comunità San Benedetto al Porto, Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (fio.PSD), Forum Cambiare l’Ordine delle Cose, Forum Disuguaglianze e Diversità, Gruppo Abele, Legambiente, Nuove Ri-Generazioni, Ocio Venezia, Rete Nazionale Coabitare Solidale, Sbilanciamoci!, Solid Roma, Spin Time Labs, Sindacato Unitario Nazionale Inquilini ed Assegnatari (Sunia), Unione degli Universitari (Udu) e Unione Inquilini, alla quale si stanno sempre più connettendo associazioni, sindacati, studenti, finanza etica, ricerca, terzo settore, attivismo ambientalista, femminista, LGBTQUIA+ e antirazzista.

Il documento pone l’accento sulla carenza strutturale di alloggi pubblici e sulla mancanza assoluta di politiche pubbliche per la casa. “Le politiche abitative messe in campo dagli anni ’90 – si legge nel documento – hanno fatto in modo che l’edilizia residenziale pubblica non fosse più considerata un asse strategico del Paese, fondamentale per la coesione sociale e il benessere dei cittadini, ma si trasformasse in contenitore per i più poveri destinando agli altri l’affitto o un mutuo trentennale come dimostrazione di ascesa sociale. Quando – anche a causa di questa scelta – la mobilità sociale si è capovolta, precipitando in povertà anche il ceto medio, il potere persuasivo dei monopoli immobiliari e finanziari aveva ormai occupato lo spazio della politica imponendo le sue priorità. La controprova sono le 700.000 domande inevase di casa popolare che giacciono da decenni nei cassetti dei Comuni, impedendo l’accesso all’abitazione delle classi popolari in precarietà abitativa.”

Il mercato come regolatore unico della condizione abitativa ha preso quindi il posto del governo pubblico dell’abitare, sostituendo un modello imperfetto con una efficiente leva immobiliare che ha incentivato la speculazione edilizia e il consumo di suolo soprattutto nelle aree metropolitane. Gli ultimi colpi assestati al diritto alla casa per tutte e per tutti sono stati: la cancellazione del Fondo di Sostegno all’Affitto e della morosità incolpevole, che ha privato le amministrazioni locali dell’ultimo parziale strumento utile per arginare il fenomeno degli sfratti; la cancellazione del Reddito di Cittadinanza e della parte che contribuiva all’affitto; il definanziamento di alcuni importanti progetti del PNRR volti alla rigenerazione, soprattutto sociale, di quartieri popolari; la scelta di dismettere il sistema di accoglienza, che essendo l’unico motore istituzionale volto all’inclusione anche abitativa dei migranti, avrà come conseguenza l’aumento del numero di persone costrette ad arrangiarsi.

Il Social Forum dell’Abitare nei tre giorni bolognesi ha lanciato ben 19 proposte per cercare di imprimere nel Paese un cambiamento radicale in tema di diritto all’abitare, recuperando innanzitutto la funzione sociale del pubblico in tutte le sue dimensioni, con una vertenza nazionale che restituisca a tutti i cittadini e a tutte le cittadine la titolarità dei diritti inalienabili. Parlare di nuova centralità del pubblico significa necessariamente un’integrazione con la dimensione sociale in grado di considerare l’abitare come parte integrante del welfare e significa rivedere totalmente il modello urbano. Bisogna integrare il tema dell’abitare con quello del lavoro, della qualità della vita delle persone, a partire dalle periferie e coniugare la promozione sociale e culturale con la capacità di progettare un futuro, incentrato sulla sostenibilità ambientale, sulla lotta alle disuguaglianze sociali e su un’ecologia integrale.


(23.04.24 - Giovanni Caprio – Pressenza)