IL FATTO QUOTIDIANO Mercoledì 15 Gennaio 2025
LA NATO CONOSCE SOLO IL DIRITTO DELLA FORZA
DOMENICO GALLO
Siamo qui oggi per essere sicuri che l’Ucraina abbia ciò che le serve in termini di equipaggiamento e addestramento per prolungare la battaglia e prevalere”. Lo ha detto il segretario generale della Nato, Mark Rutte , arrivando alla base di Ramstein il 9 gennaio per l’ultima riunione del Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina. Gli ha fatto eco la sera stessa Giorgia Meloni che, ricevendo Zelensky a Roma, ha ribadito: il sostegno a 360 gradi che l'Italia assicura e continuerà ad assicurare alla legittima difesa dell’Ucraina e del popolo ucraino, per mettere Kiev nelle migliori condizioni possibili per costruire una pace giusta e duratura”. Il giorno dopo il leader ucraino ha incontrato il presidente della Repubblica Mattarella al Quirinale che gli ha confermato “la determinazione dell’Italia a mantenere un pieno, inalterato e costante sostegno all’Ucraina contro l’aggressione della Federazione Russa”. Dal canto suo Zelensky, dopo l'incontro con Mattarella, ha espresso “ringraziamenti per il fermo sostegno dell’Italia all’Ucraina e per la sua posizione chiara e di principio riguardo alla pace giusta e duratura”. Sarebbe interessante capire in cosa consista la “pace giusta e duratura” alla quale aspirano i governi ucraino e italiano assieme ai vertici Ue e Nato.
Secondo il Segretario di quest'ultima, bisogna consentire all'Ucraina di prolungare la guerra sul suo avversario. Quindi la pace giusta e duratura si deve fondare sulla “vittoria” dell’Ucraina. Del resto Zelensky ha presentato al Consiglio di sicurezza dell’Onu la sua “formula di pace” in dieci punti per mettere fine valla guerra che presuppone la disfatta totale del nemico e la sua punizione. In cosa consista la vittoria ce l’ha spiegato il Parlamento europeo in una Risoluzione del 16 febbraio 2023 in cui “sottolinea che l’obiettivo principale dell'Ucraina è vincere la guerra contro la Russia, intesa come la capacità dell'Ucraina di spingere al di fuori del proprio territorio riconosciuto a livello internazionale tutte le forze russe e i loro associati e alleati”. La formula della“pace giusta e duratura”che adesso si adopera per pudore al posto dell'imperativo della “vittoria”, non introduce nessun elemento di novità rispetto alla direttiva politica di sconfiggere la Russia manu militari.
Nel centenario della morte, abbiamo completamente dimenticato la lezione di Giacomo Matteotti che nel 1915, sfidando i furori bellici che infiammavano l’Europa, scrisse: “Noi non auguriamo e non desideriamo la vittoria di nessuno, chiunque dei due grandi aggruppamenti dovesse vincere, vi sarà un popolo vinto che preparerà la rivincita per domani e quindi nuove guerre e vi saranno vincitori che domineranno su città su campagne di nazionalità differente con la scusa della civiltà superiore, con la scusa del confine da arrotondare”.
Accogliendo Zelensky e confermando l’incrollabile sostegno al governo ucraino, il Presidente della Repubblica ha dichiarato: “Lo facciamo per il rispetto delle regole della convivenza internazionale, contro la pretesa di imporre con le armi la volontà di un altro Paese, di un altro Stato”. É il mantra del “mondo fondato sulle regole”, quello che anima la volontà politica dei paesi che armano l’Ucraina. L'interpretazione autentica di queste regole ce la fornisce la nazione guida dell’Occidente, gli Usa. Il 9 gennaio la Camera dei Rappresentanti ha approvato un disegno di legge denominato Illegitimate Court Counteraction Act, che condanna “nel modo più duro possibile” la richiesta di arresto del perimo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Gallant per i crimini commessi a Gaza e impone delle sanzioni personali a tutti i membri della Corte penale internazionale. In altre parole, i sacri principi, le regole del diritto internazionale per l’Occidente sono solo un pretesto, da utilizzare, quando ci fa comodo, per mascherare il volto impresentabile dell’unico diritto che riconosciamo; il diritto della forza.
È questa la regola a cui ci dobbiamo opporre se vogliamo uscire fuori dal caos che governa le relazioni internazionali e aprire una pista per la.pace. Per questo è importante sconfiggere il partito unico della guerra affrontandolo sulla questione pratica che ha il più alto valore simbolico: l’ulteriore fornitura di armi all’Ucraina “per prolungare la battaglia”.
Per questo un gruppo di personalità della società civile ha presentato una petizione al Senato, primo firmatario il vescovo Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi, auspicando una mobilitazione popolare contro l'approvazione del decreto armi, per far emergere la volontà di pace del popolo italiano sconfessando quei politici, italiani ed europei, mai stanchi di guerre (per aderire: www.peace-link.it/noarmiucraina).