STORIE DI AMICIZIA
AMICO STAMMI VICINO
Tu sei la possibilità
di una viva
solitudine
David M. Turoldo
Queste storie d’amicizia tra uomo e donna raccontano la forma più rara e fragile di amicizia, la più arricchente. In esse il maschile e il femminile si integrano, senza competizione, senza seduzione e senza paura, nell’incontro amicale, come una tappa verso la pienezza del vivere, nell’armonia delle differenze.
Queste storie, i cui protagonisti sono monaci e monache, uomini e donne di Dio, mostrano che la vita spirituale non è estranea alla dimensione del sensibile, che reale e spirituale coincidono, che santità e umanità, che fede e affettività si rafforzano reciprocamente.
Anzi, che la santità autentica costituisce nuove ipotesi di umanità: i santi sono appassionati dell’eterno e custodi del quotidiano, amano il reale e sono innamorati dell'impossibile, hanno radici di cielo e radici di terra. Non possiedono due cuori in lotta tra loro, ma hanno unificato il cuore, secondo l'invacazione del salmo: «Sia il mio cuore integro » (Sal 119,80). Cuore integro e plurale.
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Abbiamo ascoltato coppie amicali che non hanno necessità di essere giustificate da altro al di fuori di sé, non dalla passione ecclesiale, non da affinità di visione evangelica, non da un comune progetto fondativo o di riforma religiosa. Queste amicizie non hanno bisogno di niente, sono assolute, sciolte da ogni legame che non sia la costruzione di sé nella gioia.
Non devono dichiarare uno scopo che le legittimi, non sono amicizie spirituali, sono amicizie e basta, senza aggettivi, senza alibi. Nude. Umane. Si ama l’amico senza altra ragione che l'essere lui tuo amico e tu amico suo.
Queste storie offrono una prospettiva nuova per capire il percorso formativo di alcuni maestri spirituali; e per cogliere le proposte di vita, le regole non scritte, di grandi inventori di vie di santità. Amore e amicizia compongono nei monasteri una parte decisiva di una «scienza pratica» del vivere, una spiritualità che non è sottrazione ma addizione d'umano.
Uomini come Bernardo e Francesco, donne come Teresa d'Avila, protagonisti determinanti della storia della Chiesa, aiutano a tracciare un’altra storia, meno ufficiale, ma non meno reale e importante. Una storia che non si svolge nei palazzi del potere, o nel silenzio dei chiostri, ma è fatta di incontri, di affetti, di emozione, Senza paura della passione.
La Chiesa avanza mostrando, nei suoi uomini migliori, la costruzione di nuova architettura dei rapporti umani, di una gioiosa scienza del vivere.
L'amicizia nulla toglie alla solitudine ultima, all'entrare nel segreto e lì incontrare Colui che vede nel segreto, e che rimane parte costitutiva dell'esperienza religiosa. È invece la possibilità di una più viva solitudine, di una partecipazione più vera e più calda alla strada ferita degli ultimi, di un approdo accogliente, oasi alle fatiche del vivere.
Senti che è di troppo
il sapore di una pesca
in questa povertà
di case diroccate;
senti che non ti è lecito
provare questo dolciore
d'anima emigrata
dalla strada
della tua umanità.
Sposata hai
una pena
di non sentire mai
dolcezza alcuna
che non sia di tutti;
ed ora ti tenta
questo profumo [...]
ed ora vorresti
andartene in pace
in quest'orlo di città,
in queste ghirlande
di bimbi a dimenticare.
E invece è tuo soltanto
il grido della città
disfatta sotto il sole [...].
Ah tu non puoi
concederti a queste
momentanee paci.
Tu sei la possibilità
di una viva
solitudine;
e il tuo sacerdozio
è un'oasi
ove essi hanno il diritto
d'approdare
dalle loro fatiche.
D.M. Turoldo, Senti che è di troppo
Dall’amicizia nasce una spiritualità della ricomposizione. Il santo è un cuore trasformato e dato alla terra per dire alcune cose: egli è un frammento in comunione con il Tutto; scintilla del grande braciere della vita; respiro del grande vento che soffia sugli abissi dell’origine; istante in cui si abbrevia l'eternità. Ma anche il tutto della storia, dell’umanità, dell’uomo e della donna che l'hanno toccato nell’intimo, entra nel cuore ospitale, atteso dalla terra per ricordare a tutti ciò che tutti devono essere: creatura ricomposta, unificata.
Il corpo del santo racconta il cuore, è un corpo in armonia con il cuore, un corpo fondato sulla radice del cuore.
Lo racconta con lo sguardo, la parola, la mano tesa, l’ascolto, la carezza. Ma il vero problema, quello definitivo è: il mio cuore dove affonda? chi è la radice della mia radice? chi è la roccia della mia vita?
L'esperienza tipicamente cristiana è racchiusa nelle parole di Gesù: «Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9), dimorate in esso. L'amore è la casa della vita.
A ognuno che ti abbia socchiuso le porte di questa casa, con la sua amicizia, che l'abbia dilatata con il suo affetto, dirò: «Amico, stammi vicino ».
«Gesù percorreva la Galilea annunciando la buona novella », cioè l'amore, «e curando ogni malattia » (Mt 4,23). L’amore non dà una spiegazione dell’universo, non è la giustificazione della storia, non fa nascere scienziati o filosofi. Fa ben di più. Non giustifica, ma fa vivere. Non spiega, ma guarisce. Non impone nulla, ma crea uomini veri. Chi gusta l'amore, anche se si sentiva morire, può rinascere. Per questo lo seguivano.
Gesù passa ancora e riaccende la vita e lascia or me lievi sulla polvere del cuore (e sono le orme di amici nel quotidiano) come allora sulle strade di Galilea. E io lo seguirò perché mi interessa solo un Dio che faccia fiorire l'umano.
Amico, stammi vicino quando la mia luce è fioca,
quando il sangue ristagna
e i nervi dolgono e formicolano,
quando il cuore è malato
e girano lente tutte le ruote dell'essere.
Stammi vicino quando il groviglio dei sensi
è torturato da angosce che sopraffanno la Fede,
quando il tempo, folle, sparge d'intorno polvere
e la vita è una Furia che scaglia fiamme.
Stammi vicino quando la mia Fede è inaridita
e gli uomini non sembrano che mosche
sul finire dell’estate,
che depongono le loro uova e pungono e ronzano,
tessono le loro piccole celle e muoiono.
A. Tennyson
Amico, stammi vicino!
Autore Ermes. Ediz. Paoline
“I baci non dati”
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