martedì 18 marzo 2025

Luigi Pellegrino

PAROLE DI VANGELO

che io veda

 

Ed eccoci nuovamente a Te, o Padre, con la certezza che anche questa volta ci illuminerai su alcune questioni ancora aperte della nostra vita: l'incapacità di vedere e intravvedere - nelle pieghe della nostra quotidianità - segni di umanità portatori di speranza e di futuro.

Aprendo il Vangelo vorremmo chiedere a Tuo figlio, se ricorda ancora quando gli chiesero di toccare il cieco di Betsàida...e nel caso raccontarci cosa ricorda di quel momento, quando lo toccò, lo prese per mano, quasi a non lasciare andare mai più; in quella presa è tutta un'umanità che ancora oggi ha bisogno di essere accompagnata per.mano e guidata.

Dapo averlo preso per la mano e avergli messo la saliva sugli occhi, come gesto che allude alla creazione delle origini, gli ha chiesto se «vedesse» qualcosa.

Evidentemente, quel cieco più cihe vedere aveva bisogno di “rendersi conto”, di “accorgersi”, come di un rivedere per poter conoscere e riconoscersi. E con lui, anche noi, forse abbiamo bisogno di riconoscerci “umanità” in cerca di un umano-divino così da poter raccontare tutto, contravvenendo alle indicazioni di riservatezza, che tuo figlio gli aveva intimato, circa ciò che era accaduto.

Ma non poteva, e non possiamo non dirtelo, o Dio, «Vedere» non è solo rendersi conto di qualcosa o meglio che vi è qualcosa; piulttosto riconoscere che «qualcosa sta accadendo»; è dare il nome giusto alle cose, alle persone, alle esperienze, alla realtà che ci viene incontro con la sua storia.

A tal proposito dobbiamo ricordare quegli amici in cammino verso Emmaus, di ritorno da Gerusalemme, affetti da una cecità ancora più grave: “incapaci di riconoscerlo”.

Tuo Figlio si fece loro compagno di viaggio e dovette ascoltare e accogliere illusioni svanite e speranze tradite che in quel momento si erano trasformate in silenzi e musi lunghi, “e i loro acchi erano incapaci di riconoscerlo”. La storia rion cambia: in questo tempo anche da noi è molto più facile trovare volti tristi e in attesa di eventi nuovi, che peraltro sono già accaduti, piuttosto che testimoni di speranza che possano aprirci scenari di vita. E come darci torto?

Insomma, quei due amici che ritornano a casa, che alla fine ti vedono e si accorgono di Te, pare avessero perso per sempre l'opportunità di dare una svolta alla loro vita quando tutto sembrava terminato su quella croce.

“È in te la sorgente della vita, alla tua luce Signore vediamo la luce”, sono queste le parole che il Salmo 35 ci suggerisce per poter iniziare un percorso autentico di recupero della vista.

Così come la vicenda di quel cieco, di cui si racconta nel Vangelo di Marco al capitolo 8, che, condotto davanti a Gesù, lo pregava di guarirlo e, riacquistata la vista, alla domanda se vedesse qualcosa, rispondeva: «Scorgo gli uomini, perché li vedo come alberi che camminano» (cf. Mc 8,24).

Quell'uomo ha avuto bisogno di un gesto ulteriore perché la realtà davanti ai suoi occhi fosse così come si rivelava. Dopo il secondo intervento di Gesù, «egli guardò e fu guarito e vedeva ogni cosa chiaramente» (cf. Mc 8,25).

È quell'«ogni cosa» che sottrae la realtà alla confusione frettolosa che spesso caratterizza le nostre storie quotidiane, per restituirle alla culla di un tempo amico che segna con calma le tappe del nostro vivere. Gesù si accorge che quell’uomo ancora cieco ha bisogno di raccontare la sua fatica nel vedere, nel riconoscere, e continua ad ascoltarlo per poi imporre nuovamente le mani sui suoi occhi.

A tal proposito abbiamo dalla nostra parte l’episodio del «cieco di Gerico», nel quale tanti di noi forse oggi si riconoscono: fermarsi nel cammino della vita al bordo della strada senza sapere che direzione intraprendere, incapaci di vedere, mendicando direzioni e percorsi di salvezza nell'attesa che qualcuno possa essere la chiave di (s)volta della propria vita.

Credo tu sappia quanto sia faticoso, anche per noi oggi, liberarci da alcuni pesi del passato. Perfino tuo Figlio ne ha portato uno, e non mi riferisco solo alla croce portata fin sul Gòlgota, ma a tutti quei volti incrociati lungo il suo camminare.

A te o Padre chiediamo di vedere e accogliere noi stessi nell'altro, con la sua vila, attraverso gli occhi del cuore, in essi hai impresso i codici di eternità per cogliere nella nostra storia la tua presenza di eternità.

Rocca, 1 marzo 2025