Ci sarà una strada
Credo fermamente che i profeti sono quelli che non disegnano solo radiose utopie, ma si impegnano a costruire i sentieri concreti della giustizia. Oggi una alternativa alla guerra esiste anche perché la guerra non può più rappresentare uno strumento di pace.
Chi si illude di estirpare il terrorismo continuando a mantenere nel mondo la legge del più forte, in realtà ne favorisce la diffusione su scala planetaria. Alex Zanotelli ed Enrico Peyretti, per citare due delle voci più ferme e qualificate dell’esperienza nonviolenta, più volte hanno spiegato quante possibili alternative alla guerra siano state elaboraie da gruppi, pensatori, movimenti, studiosi/e. Chi è in alto non ne vuole sapere e “sputa” o sorride di queste proposte e continua a “credere nella guerra” come via alla pace.
Ma, come discepoli di Gesù sulla scia dei profeti, rileggiamo e riponiamo nel cuore due testi che, partendo da situazioni di ingiustizia e di corruzione del tessuto sociale, guardano avanti verso il giorno in cui ci si riconoscerà fratelli e sorelle: ci sarà una strada per incontrarci nell’amore, nel rispetto, nell’accoglienza della diversità.
Così il Signore colpirà gli Egiziani:
li colpirà e li guarirà;
essi si convertiranno al Signore,
che si arrenderà alle loro suppliche e li guarirà.
In quel giorno, ci sarà una strada dall'Egitto in Assiria; gli Assiri andranno in Egitto, e gli Egiziani in Assiria; gli Egiziani serviranno il Signore con gli Assiri.
In quel giorno, Israele sarà terzo con l'Egitto e con l’Assiria, e tutti e tre saranno una benedizione in mezzo alla terra. Il Signore li benedirà, dicendo:
‘“Benedetti siano l'Egitto, mio popolo,
l’Assiria, opera delle mie mani,
e Israele, mia eredità!” (Isaia 19, 22-25).
Ma lo stesso profeta, nel linguaggio politico del suo tempo, rilancia una speranza “impossibile”: ci sarà un giorno in cui avremo al governo politici onesti e i furbi e gli imbroglioni saranno smascherati:
Ecco, un re regnerà secondo giustizia
e i principi governeranno con equità.
Ognuno di essi sarà come un riparo dal vento,
come un rifugio contro l'uragano,
come dei corsi d’acqua in luogo arido,
come l’ombra di una gran roccia in una terra riarsa.
Gli occhi di quelli che vedono non saranno più accecati e gli orecchi di quelli che odono saranno attenti.
Il cuore degli sconsiderati capirà la saggezza,
e la lingua dei balbuzienti parlerà veloce e distinta.
Lo scellerato non sarà più chiamato nobile,
e l’impostore non sarà più chiamato magnanimo.
Poiché lo scellerato proferisce scelleratezze
e il suo cuore si dà all’iniquità
per commettere cose empie
e dir cose malvagie contro il Signore;
per lasciare a bocca asciutta colui che ha fame,
e far mancare da bere a chi ha sete.
Le armi dell'impostore sono malvagie;
egli forma criminosi disegni
per distruggere l'indifeso con parole bugiarde,
e il bisognoso quando afferma ciò che è giusio.
Ma l’uomo nobile forma nobili disegni;
egli si impegna per cose nobili (Isaia 32, 1-8).
Mi pare che questa stagione sia ancora molto lontana, ma tanta, tantissima gente lavora in questa direzione per tenere desta la propria coscienza e lanciare messaggi a chi non li vuole ascoltare. Anche dentro le istituzioni c’è chi, normalmente marginalizzato, sente viva la coscienza del proprio impegno per la giustizia.
La politica, per grazia di Dio, non è solo fatta di uomini come Fini, Castelli, Bossi o Berlusconi.
O Dio, che conosci e ami questa nostra storia, che in verità sembri talvolta un po' distratto o perché non sai più quali interventi compiere o perché vuoi lasciarci crescere nelle nostre responsabilità, noi non vogliamo archiviare il Tuo sogno e continueremo, come dice Isaia, a “seminare presso tutti i ruscelli” perché crescano nel mondo alberelli, esperienze, tessuti, politiche di pace, uomini e donne di pace.
Franco Barbero, Acqui Terme 1999