lunedì 15 dicembre 2025

da Il Fatto Quotidiano del 06/12/2025

“Boicottiamo le aziende di armi, 

no al riarmo UE”

di Alessia Grossi


No al RearmEu; basta stellette per i cappellani militari; servizio civile obbligatorio; rinforzo della legge 185/90 sul traffico di armamenti; boicottaggio delle entità finanziarie che investono in war bond. Non è il programma di un partito pacifista, ma “Educare a una pace disarmata e disarmante”, nota pastorale diffusa ieri dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) uscita dall’assemblea generale di Assisi. “La Chiesa cattolica italiana avverte la responsabilità di pronunciare oggi parole di pace”, “il grido delle vittime giunge a noi con una forza che ci interpella direttamente”; le “immagini di violenza crescente ci sconcertano e chiamano a un impegno rafforzato”, scrive il card. Matteo Zuppi nell’introduzione al documento che espone soluzioni concrete per “una cultura della pace” avvalendosi del contributo di teologi e teologhe.

PRIMA SOLUZIONE, quella che si oppone alla produzione e al commercio di armi di ReamEu e che sembra evocare la legge 185/90 sul commercio di armamenti. “La produzione e il commercio di armi innescano meccanismi economici che tendono a perpetuarsi, sostenendo e talvolta fomentando conflitti o supportando regimi autoritari. Per questo una cultura di pace dovrà contrastare tali dinamiche, operando a diversi livelli”, si legge infatti nel documento dei Vescovi. Per cui “una prima esigenza sarà quella di rafforzare la normativa in materia verso Paesi impegnati in azioni offensive o a rischio di usi in violazione dei diritti umani”. E ancora: “Occorre un rinnovato impegno internazionale per il controllo degli armamenti, sia tra i Paesi alleati che con i Paesi rivali”. Fino alla proposta di “una rinnovata cooperazione europea sostenendo la costituzione di un’agenzia unica per il controllo dell’industria militare interna e del commercio di armi”. E non basta. La Cei spinge al boicottaggio: “La presa di distanza da quelle economie che sostengono la produzione e il commercio di armi”; così come ai disinvestimenti per non “sostenere gli acquisti dei titoli azionari dell’industria militare”, quelli che “contribuiscono all’economia di guerra e indirizzano, seppur inconsapevolmente, l’impegno militare da parte dei governi”.

Un messaggio chiaro e netto dunque quello dei Vescovi che prende spunto dal “messaggio per la Giornata mondiale della pace 2025 di papa Francesco” che “segnalava i cospicui finanziamenti dell’industria militare” tra i “fattori che, anche solo indirettamente, alimentano i conflitti che stanno flagellando l’umanità”. Il documento interpella anche “l’obiezione professionale” come “gesto di chi rifiuta di mettere le proprie competenze professionali e lavorative a servizio di aziende orientate alla produzione di armi”, discorso che ricorda gli scioperi dei portuali che negli ultimi mesi si sono rifiutati di lavorare nei porti italiani ed europei al trasporto di armamenti.

Alla leva obbligatoria, poi, la Cei oppone “il servizio civile obbligatorio”. In “un tempo in cui governi, attori politici e perfino opinioni pubbliche considerano la guerra come strumento privilegiato di risoluzione dei conflitti, occorre il coraggio di vie alternative”. E i Vescovi rilanciano l’esperienza che ha “portato a scoprire che la difesa della patria non si assicura solo con il ricorso alle armi, ma passa per la cura della civitas, attraverso l’obiezione di coscienza e il servizio civile” un investimento per le prossime generazioni.

La Nota pastorale Le proposte di Zuppi: “Stop RearmEu, obbligo del servizio sociale e niente stellette per i cappellani militari”

A questo la Cei accosta anche la proposta per i “cappellani come figure non legate all’ambiente militare, ma “come forme nuove di assistenza spirituale per le Forze armate, che tengano anche conto dei cambiamenti del ruolo delle donne e degli uomini che compiono questa scelta”. Il riferimento è alle “missioni all’estero” per le “forze di interposizione” ma anche come “parte integrante di itinerari di autentica pacificazione”. Processi a cui la Chiesa – quella di Zuppi, inviato per la pace di Francesco per il conflitto ucraino – ha partecipato. La Cei si dice anche “sconcertata da una guerra” “in cui l’aggressore usa riferimenti al Vangelo per motivare la propria azione”; così come dalla “realtà lacerante di una guerra fra i figli di Abramo che ha bagnato di sangue la terra cara alle tre fedi monoteistiche. Tante vite spezzate, tante convivenze lacerate, tanta distruzione di case e città: come parlare di pace oggi?”, è la domanda finale.