lunedì 15 dicembre 2025

da Il Manifesto del 09/12/2025

Israele ha disegnato un altro confine: 

così si prende mezza Gaza

di Eliana Riva


PALESTINA Il capo di stato maggiore annuncia: la linea gialla è la frontiera. Screzi con Washington dopo lo spionaggio dei militari Usa. Netanyahu prepara un nuovo viaggio negli Stati uniti, dà per imminente la fase 2 e lancia la fase 3, la «deradicalizzazione»: «Come è stato fatto in Germania, in Giappone».


La seconda fase dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas comincerà presto, così ha dichiarato il premier Benjamin Netanyahu. Probabilmente sarà lui stesso ad annunciarla, insieme al presidente statunitense Donald Trump, gli ultimi giorni del 2025: il primo ministro israeliano volerà negli Usa il prossimo 29 dicembre.

Durante una conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco Merz, in visita ufficiale in Israele tra il 6 e il 7 dicembre, Netanyahu ha parlato anche di una «fase tre» per Gaza. Questo nuovo stadio, che non compare ufficialmente nel piano Trump, prevederebbe la «deradicalizzazione» della Striscia: «Come è stato fatto in Germania, in Giappone, e negli stati del Golfo – ha dichiarato Netanyahu – ora deve essere fatto a Gaza».

È PROBABILE che la visita oltre oceano sarà l’occasione anche per chiarire a Washington le accuse di spionaggio nei confronti degli alleati americani. Un’inchiesta del quotidiano inglese The Guardian ha riportato della preoccupazione da parte dei militari statunitensi presenti nel Centro di coordinamento civile-militare (Cmcc). La struttura, creata per sovrintendere all’attuazione del piano Trump per Gaza, accoglie personale proveniente da diversi paesi ma esclude i palestinesi, del tutto non rappresentati. Secondo le fonti del Guardian i militari di Tel Aviv avrebbero spiato le operazioni del personale statunitense, arrivando a registrare le riunioni e le conversazioni degli alleati.

Il comandante statunitense della base, il tenente generale Patrick Frank, ha convocato la controparte israeliana, intimandole di interrompere subito le attività di registrazione. Anche altri paesi avrebbero dato l’ordine di non condividere informazioni sensibili all’interno della struttura, per non correre il rischio che vengano raccolte e sfruttate da Israele. Washington non ha commentato la notizia ma Tel Aviv ha confermato in qualche modo l’acquisizione dei dati, dichiarando però che si tratterebbe di operazioni trasparenti e condivise, ma rifiutandosi di spiegare la richiesta di Frank.

MENTRE NETANYAHU annuncia che la seconda fase del piano è vicina, i vertici militari rivendicano l’occupazione di Gaza, che considerano ufficiale e, soprattutto, permanente. Anche se gli accordi firmati sotto l’egida degli Stati uniti prevedono il ritiro graduale e completo dei militari di Tel Aviv, il capo di stato maggiore, Eyal Zamir, ha affermato che la cosiddetta «linea gialla» è ormai diventata il nuovo confine. «Abbiamo il controllo operativo su vaste parti della Striscia di Gaza e rimarremo su quelle linee di difesa – ha dichiarato ieri Zamir – La linea gialla è una nuova linea di confine, che funge da linea difensiva per le nostre comunità e da linea di attività operativa».

Dunque, ormai è ufficiale: Tel Aviv intende mantenere l’occupazione di quasi il 60% della Striscia, continuando dalle sue postazioni a colpire con cecchini, carri armati e droni la popolazione palestinese. Anche ieri un nuovo bombardamento a Deir al-Balah ha ucciso una persona, mentre le case vengono ancora fatte a pezzi, che si trovino dentro o fuori la «linea gialla».

Domenica il ministero della salute di Gaza ha fatto sapere che almeno 373 persone sono state uccise e 970 ferite da Israele dall’inizio del cosiddetto cessate il fuoco, il 10 ottobre. Inoltre, la chiusura dei valichi e i continui rallentamenti di Tel Aviv al passaggio degli aiuti umanitari, causano una grave mancanza di farmaci e di attrezzature mediche. Secondo il ministero, il 52% dei farmaci essenziali sono esauriti, così come il 70% delle forniture di laboratorio.

ANCHE l’attacco ai palestinesi della Cisgiordania prosegue con quotidiana e rinnovata violenza. Il ministro della sicurezza nazionale di estrema destra, Itamar Ben Gvir, ieri si è presentato a un’udienza della Knesset con indosso una spilla a forma di cappio. Al parlamento era in discussione la proposta di legge sulla pena di morte per i palestinesi che uccidono un israeliano. La stessa pena non è prevista per gli israeliani, che al contrario godono di una immunità pressoché totale. Il cappio è «una delle opzioni», ha dichiarato Ben Gvir, aggiungendo che la legge prevederà non solo la forca ma anche «la sedia elettrica e l’iniezione letale».

Mentre Tel Aviv fa sapere che destinerà 2,7 miliardi di shekel per la creazione di 17 nuovi insediamenti in Cisgiordania, le Nazioni unite, hanno condannato l’attacco delle forze armate israeliane alla sede dell’Unrwa – l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi – a Gerusalemme est occupata. Nonostante il quartier generale di Sheikh Jarrah fosse inattivo da quando Tel Aviv ha dichiarato fuori legge l’agenzia, i soldati hanno perquisito i locali e confiscato le attrezzature.