martedì 6 gennaio 2026

da Il Fatto Quotidiano del 19/12/2025

La moda è italiana, il lavoro cinese. 

A Prato dormono in 9 in fabbrica


Via XX settembre 26 a Prato. Un piccolo portone grigio antracite segna l’ingresso dell’impresa “Confezioni Reb Liwei”. Nessuna insegna. Accanto una porta più piccola conduce al piano superiore, sormontato da un sottotetto, le imposte chiuse. La compagnia dei carabinieri di Prato, su input della Procura guidata da Luca Tescaroli, che da mesi è impegnata nella lotta al caporalato, è entrata ieri mattina nello stabile.

Ha trovato nove “posti letto” in spazi “di circa 50 metri quadrati, ricavati in sottotetti, ripostigli e camere suddivise da tramezzature in cartongesso, privi dei requisiti minimi di abitabilità e con gravi carenze igienico-sanitarie”. Il linguaggio burocratico non traduce benissimo le immagini che le forze dell’ordine riproducono, tipo quella in cui la telecamera riprende un lavoratore cinese in un letto dentro un cubicolo, o le “tende” per avere un po’ di privacy che assomigliano a quelle che si usano per le docce. Nello stabile si confeziona abbigliamento per noti marchi della moda “attesa la presenza delle relative etichette”. La Procura ipotizza i reati di assunzione di lavoratori irregolari, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, oltre a violazioni della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (nelle stesse immagini si vedono prese elettriche improvvisate e fili elettrici esposti).

Un cittadino cinese è stato arrestato in flagranza di reato. Prima, si apprende dalla nota della Procura, era un lavoratore irregolare di “Arte Stampa srl” ed “aveva beneficiato di misure di tutela sociale e giuridica previste dall’articolo 18 ter del D.Lgs. 25/07/1998, n. 286 (testo unico sull’immigrazione), compreso il permesso di soggiorno per motivi di giustizia”. Adesso la medesima procura chiederà la revoca del permesso e delle conseguenti misure assistenziali, “in quanto l’importanza della collaborazione, che quest’ufficio ricerca, esige il rigore nel rispetto degli impegni assunti e l’abbandono dell’agire ispirato all’illegalità da parte dei soggetti tutelati”, spiega il procuratore Tescaroli.

Secondo gli inquirenti, la sua figura sarebbe stata utilizzata dai gestori per schermare responsabilità penali, amministrative e fiscali. Sono stati inoltre rintracciati tre lavoratori irregolari, uno dei quali dormiva nel ripostiglio adibito a stamberga.