sabato 17 gennaio 2026

da Il Manifesto del 02/01/2026

Germania, per i diciottenni torna la leva militare 

di Sebastiano Canetta

La cartolina della nuova Germania che si rimette gli anfibi ai piedi in preparazione della guerra. Sono partite questa mattina dagli uffici-reclutamento sparsi nei 16 Land della Bundesrepublik le prime lettere d’invito per i diciottenni con la richiesta di arruolarsi nelle forze armate almeno per sei mesi.

LA NAJA è così ufficialmente tornata, sebbene mascherata da «leva volontaria» come prevede l’ossimoro coniato dal governo Merz. Sarà un servizio militare a tutti gli effetti, «moderno, attraente e soprattutto ben pagato», sottolinea il ministro della Difesa, Boris Pistorius (Spd), dimostrando prima di tutto su cosa puntano a Berlino per rendere effettivo il piano che a regime prevede la creazione di un esercito di 200 mila riservisti da affiancare al contingente di 250 mila soldati professionisti.

Sintomaticamente la parola chiave su cui si incardina il ritorno della coscrizione non è patria bensì soldi: 2.600 euro lordi al mese sembra davvero essere l’unica vera «leva» che in tempi di crisi economica può rendere appetibile l’uniforme verde oliva. Oltre alla marea di benefit esclusivi, tra cui il bonus per ottenere a prezzi scontati la patente C o D o uno fra i tanti brevetti tecnici specialistici ultra-richiesti nel mercato civile.

Tante piccole carote all’ombra dell’unico grande bastone che pure esiste e verrà agitato con massima forza qualora la risposta dei giovani tedeschi non dovesse corrispondere alle aspettative dello stato maggiore della Bundeswehr. Nel caso non venga raggiunta la quota minima annua di riservisti verrà attivata la cosiddetta clausola della lotteria, ovvero l’estrazione a sorte degli sfortunati 18 enni cui toccherà comunque prestare servizio al di là della volontà espressa al momento della risposta alla cartolina-precetto.

IN PRATICA ogni sei mesi il comando della Bundeswehr comunicherà al Bundestag l’andamento dell’arruolamento. Se il trend non sarà positivo il Parlamento sarà chiamato ad approvare una legge ad hoc per attivare i meccanismi coercitivi tra cui spicca il sorteggio

Soltanto le donne non saranno obbligate in alcun modo alla leva militare. A loro resta la scelta perfino di cestinare direttamente la lettera d’invito senza neppure aprirla, al contrario dei maschi nati dopo il 2008 che invece dovranno barrare alternativamente la croce del sì o del no sotto la richiesta di disponibilità.

«CHI DECIDE di cambiare il gender da femmina a maschio dovrà comunicarlo con massima tempestività agli uffici-reclutamento» è la sola nota di modernità rispetto alla vecchia naja, anche se non proprio lo specchio dei tempi: «Alla luce del drastico aumento del livello di minaccia in Europa e in seguito della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina la Bundeswehr si concentra in modo più deciso sulla difesa nazionale. Il nuovo servizio militare è un elemento centrale di questo sviluppo. Per noi in buona sostanza è fondamentale sapere su chi possiamo contare» fanno sapere i vertici delle forze armate.

DI FATTO, per il momento, l’unico limite all’utilizzo delle nuove reclute nel teatro bellico rimangono i confini di stato, nel senso che i volontari (ma anche gli eventuali obbligati a prestare servizio) non saranno impiegabili in operazioni all’estero.

Attualmente la Bundeswehr opera con una brigata in Lituania nella difesa del fianco Est della Nato, mentre si profila – anche se per ora solo a livello puramente teorico – il possibile impegno in Ucraina come forza di peace-keeping una volta raggiunto il cessate il fuoco. In entrambi i casi non sarà possibile dispiegare i soldati di leva.

«Tuttavia se dovesse invece scoppiare la guerra allora salterebbero tutte le limitazioni» si affrettano a ricordare a scanso di equivoci i generali dello stato maggiore. Per niente disposti a concedere scappatoie ai giovani già tutt’altro che entusiasti all’idea di poter diventare carne da cannone. Come dimostra il clamoroso sciopero contro la leva dello scorso 5 dicembre quando migliaia di studenti sono scesi in piazza in 60 città del paese per ribadire il loro secco Nein all’idea di «un futuro fatto di guerra sulla nostra pelle».