da Il Manifesto del 18/01/2026
Torino, dopo lo sgombero di Askatasuna ripartono i movimenti sociali
di Rita Rapisardi
<<Il governo Meloni ha sbagliato i calcoli, il popolo resiste e rilancia>>: così si chiudono le 5 ore di assemblea nazionale lanciata da Askatasuna. La risposta è arrivata ieri, un mese dopo lo sgombero del centro sociale: collettiva, nazionale, plurale. Sono decine i movimenti, i centri sociali, le associazioni, i comitati di quartiere, i sindacati di base a parlare nell'aula 3 del campus Einaudi di Torino, tanti restano fuori, centinaia collegati in streaming e alla radio. Da Milano, Roma, Napoli, Bologna, Caserta, Firenze, Pisa, Livorno, le Marche, il Nord est, nessuna regione è assente. E’ un momento di sintesi di tanti percorsi di lotta e resistenza in giro per l’Italia (Nudm, Extinction Rebellionm, Ex Opg, Gkn, Officina 99, Quarticciolo Ribelle, Fronte Prenestino e molti altri) che leggono il momento attuale allo stesso modo, anche se con identità e azioni diverse. <<Autonomia contropotere>> dice proprio la bandiera di Askatasuna, la lotta No Tav presa come esempio. Gli striscioni ricordano l'attualità: i giovani colpiti dalle misure cautelari, come gli studenti del liceo Einstein di Torino, o la condanna di Anan Yaeesh.
<<Non è un funerale - introduce l'assemblea Stefano Millesimo di Aska - quello che è successo non riguarda solo noi, ma chi ha scelto di lottare riempiendo le piazze per la Palestina. Ci vogliono in galera chiusi, ci avranno nelle piazze>>. Il corteo nazionale a Torino del 31 gennaio avrà tre punti di incontro: Palazzo Nuovo e le stazioni di Porta Nuova e Porta Susa, tre cortei che convergeranno. Il collante sono state la grande mobilitazione per la Palestina e le giornate di sciopero generale, che hanno avuto il merito, con lo sgombero di Aska, di unire movimenti e spazi su un obiettivo comune. In molti lo ricordano: sono partiti dai rave, sono passati ai Cpr in Albania e ai decreti sicurezza fino a criminalizzare le occupazioni abitative. Ma è stato con il movimento "Blocchiamo tutto", quello delle immobilizzazioni per la Palestina dello scorso autunno, che il governo ha avuto paura e oggi fa pagare il conto con denunce, multe processi.i Gli interventi alla fine saranno oltre 50, in molti desideravano un momento di confronto. Guerra è una delle parole più pronunciate, non solo quella sul campo internazionale, ma anche quello interno, nella vita delle persone, sempre più povere, precarie, schiacciate da un welfare assente. Un’altra parola che risuona e "globale", tanti nominano palestinesi, cubani, venezuelani, curdi, come esempi di lotte legate tra loro. Chi Askatasuna lo ha occupato nell'87 ricorda come i diritti si ottengono con il conflitto.
Dal Leoncavallo sottolineano l’autonomia contrapposta all’unità, perché le differenze aprono a uno sguardo planetario. E portano proposte: una piattaforma nazionale con lo spazio sociale come diritto universale, un coordinamento che moltiplica le forze attraverso la mappatura degli spazi sociali. Concetti rivendicati anche dai centri sociali del nord est: "In passato ci siamo frammentati, è tempo di fare alleanze>>. Lo Spin Time di Roma porta la solidarietà delle 127 famiglie che hanno occupato e il Viminale vorrebbe sgomberare. Usb lo dice chiaro: <<Bisogna mettere al centro i lavoratori, perché è stata la classe lavoratrice, come i portuali, a bloccare tutto con le proteste>>. L’idea è quella di un movimento fuori dalle istituzioni, lontano e contro i partiti, come confermano le testimonianze da Napoli o Milano. <<C'è la possibilità di unire tante esperienze, siamo all'alba di un nuovo movimento, conferma Millesimo. Una prima pietra posata nella città simbolo della resistenza partigiana ma anche laboratorio di repressione sociale, come l'utilizzo di misure speciali, inchieste con accuse di terrorismo e associazione a delinquere. La serata finisce con una passeggiata per le vie di Vanchiglia, il quartiere Aska ormai militarizzato.