mercoledì 14 gennaio 2026

da Il Manifesto del 31/12/2025

Stati Uniti, il prezzo della grazia

di Luca Celada

In un post su Truth Social di un paio di settimane fa, Trump ha annunciato «la concessione della grazia piena a Tina Peters per aver contribuito a smascherare» i brogli orditi nelle elezioni presidenziali del 2020, quelle che il presidente afferma tuttora di aver vinto.

La donna all’epoca era una funzionaria di Mesa County in Colorado. Nelle fatidiche settimane seguite al voto, quando Trump e la sua squadra avevano fatto di tutto per ribaltare il legittimo risultato ed impedire l’insediamento di Biden, Peters aveva amplificato la disinformazione e tentato di manomettere i sistemi informatici di tabulazione del suo distretto.

NELLA SENTENZA di condanna a suo carico, il giudice ha motivato i nove anni di reclusione con l’attentato all’integrità dei sistemi elettorali, affermando che l’imputata, complottista recidiva, avrebbe «certamente tentato di ripeterlo».

Credenziali, insomma, che garantirebbero una grazia dal presidente che le sta utilizzando a ritmo di record. In questo caso però il proclama di Trump è rimasto simbolico. La condanna di Peters, infatti, non è federale ma dipende dalla giurisdizione statale del Colorado. Solo il governatore di quello stato potrebbe quindi concedere un perdono.

Non potendo intervenire direttamente, il presidentissimo ha intrapreso una campagna di rappresaglia contro quello stato dell’Unione, ordinando il trasferimento dal Colorado in Alabama del comando di difesa spaziale (Spacecom), la chiusura del centro federale di ricerca atmosferica e ordinando al ministero di Giustizia di indagare il pubblico ministero di Mesa County ed il carcere in cui è detenuta Peters. L’ultima punizione è stata di bloccare gli aiuti federarli richiesti dal Colorado per riparare i danni delle inondazioni della scorsa estate.

QUESTA È OGGI la realtà americana, con un presidente che dichiara guerre e persegue ripicche personali contro stati, funzionari e amministrazioni locali, impugnando il sistema giudiziario come clava contro gli avversari politici.

L’uso strumentale della “clemenza esecutiva” è paradigmatico di questa presidenza imperiale. Appena insediato, Trump ha concesso la grazia a più di 1.500 estremisti Maga condannati per l’assalto eversivo al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Nel primo anno del primo mandato, Trump aveva concesso la grazia e commutato la pena a 240 persone. Nel solo 2025 ne ha firmate già oltre 1.600.

Oltre ai 1.500 seguaci di Capitol Hill, la lista dei beneficiari della munificenza del presidente comprende altri «perseguitati politici» come 23 militanti anti abortisti, condannati per aver illegalmente minacciato pazienti e ostruito l’accesso a consultori. Vi sono poi i membri del gruppo “stop the steal” che per conto del presidente tentò di sovvertire le elezioni del 2020. Fra questi hanno beneficato della sua indulgenza Jenna Ellis, Sydney Powell, Rudy Giuliani e Mark Meadows, tutti fautori del piano per sostituire i grandi elettori con sostenitori di Trump.

Fra i componenti del gruppo c’era anche Ed Martin, avvocato, attivista conservatore che ora coordina e smista proprio le richieste di grazia per conto della Casa bianca. Le potenziali “clemenze”, vengono vagliate dallo staff legale, dalla capo gabinetto Susie Wiles e perfino da una speciale funzionaria designata «pardon zar» da Trump. Il presidente decide infine, da sovrano, a chi dispensare le indulgenze.

A WASHINGTON non è un segreto che la sua benevolenza può essere coadiuvata con professioni di pubblico sostegno e generose donazioni da parte dei postulanti. Attorno alle richieste si è costituita quella che il Wall Street Journal ha recentemente definito un comparto industriale della clemenza e una rete i lobbisti specializzati nel perorare cause di facoltosi clienti. Sempre secondo il prestigioso giornale economico, in questa Casa bianca dove tutto ha un prezzo (la residenza, ad esempio, acquistabile con una gold card da 1 milione di dollari), le quotazioni per una domanda che vada a buon fine variano fra 1 e 6 milioni di dollari.

AIUTA MOLTO anche conoscere le persone giuste, preferibilmente con un’entratura nella cerchia presidenziale di Mar A Lago, meglio se nella stretta parentela della dinastia di casa. Uno dei beneficiari di lusso della generosità presidenziale è stato Changpeng Zhao fondatore della piattaforma cripto Binanace, che supporta anche le valute coniate dalla World Liberty Financial, azienda di famiglia di Trump & figli. Trump ha commutato la sua sentenza per frode fiscale una settimana dopo l’incontro con i suoi avvocati, organizzato da Don Jr., figlio maggiore di Trump.

Altri graziati per intercessione di comuni amici politici, comprendono l’ex governatore dell’Illinois Rod Blagojevich (che a suo tempo aveva messo all’asta il seggio parlamentare liberato da Barack Obama) e George Santos, ex parlamentare e millantatore seriale condannato per truffa aggravata.

UN’ALTRA GRAZIA, quella per l’imprenditore sportivo Tim Leiweke, condannato per illeciti finanziari, è stata apparentemente negoziata nell’arco di una partita di golf nel circolo del presidente, con i buoni auspici del comune amico, e parlamentare Maga, Trey Gowdy.

Se le affinità del presidente con affaristi ed insider trader, esponenti della corte di oligarchi di cui si è circondato, può essere scontata, più sorprendenti sono i favori elargiti ai trafficanti di droga. A questa categoria appartengono l’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández, liberato a sorpresa il mese scorso dal carcere dove scontava una condanna a 45 anni di reclusione per collusione con i cartelli dei trafficanti ed il concorso, secondo i magistrati, nell’importazione in Usa di 400 tonnellate di cocaina.

Precedentemente Trump aveva graziato Ross Ulbricht, architetto del sito Silk Road per lo spaccio di stupefacenti sul dark web. E dire che nel nome della gioventù sacrificata dal fentanil gli Stati uniti sembrano pronti alla guerra col Venezuela.

LA GRAZIA AD ULBRICHT era stata promessa all’ala anarco capitalista della sua coalizione. Non è escluso che seguano “perdoni” anche per altri operatori del mondo delle criptovalute e figure legate al tecno liberismo di Silicon Valley. Fra i papabili vi è ad esempio, Elizabeth Holmes che sta scontando 11 anni per la truffa della startup di diagnostica Theranos. E molti si aspettano che la benevolenza presidenziale si volga presto anche verso Ghislaine Maxwell. La complice adescatrice di Jeffrey Epstein ha dopotutto già negoziato un trattamento di favore in cambio di dichiarazioni tese a scagionare Trump dallo scandalo della pedofilia. E tutto è negoziabile per il presidente la cui autobiografia è sottotitolata L’arte di fare affari.

IN TEORIA la facoltà di grazia esecutiva dovrebbe veicolare empatia dello stato in casi di errori giudiziari o «manifesto pentimento», riflettere, in ogni caso, una sintonia con gli interessi umanitari del paese. Ma secondo Liz Oyer, legale del ministero di giustizia licenziata a marzo, Trump ha sovvertito questo dispositivo. «Il presidente non sembra considerare gli interessi del pubblico americano – ha affermato al Wall Street Journal – ma unicamente I suoi tornaconti politici, personali e finanziari».