da QualeVita
Le ipocrisie su Gaza
di Andrea Malaguti
(direttore de La Stampa)
L’Unione delle Comunità Ebraiche italiane ha organizzato un Convegno in occasione del secondo anniversario del pogrom del 7 ottobre 2023 e dell'avvio della guerra a Gaza.
A un certo punto, stanco dei discorsi pronunciati da Incoronata Boccia, direttrice dell'ufficio stampa Rai, da Eugenia Roccella, ministro per la famiglia e da Mario Sechi, direttore di Libero, tra negazionismi e revisionismi, a prendere la parola è stato Andrea Malaguti.
“Mi ero preparato tutto un discorso equilibrato, per bene. Poi, a un certo punto, non ce l’ho fatta, perché francamente mi sembra che ci debba essere un limite.
Quando sento Incoronata Boccia del fatto che ci dobbiamo vergognare, francamente è una cosa che… volevo stare calmo e non ci sono riuscito.
‘Vergogna, vergogna, vergogna!, l’ha detto Boccia.
Ma io non mi vergogno affatto, io sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto. Noi abbiamo mandato e abbiamo quotidianamente colleghi che rischiano la pelle, va bene? Ed è gente serissima, perbene, onesta.
E io, francamente, non ho voglia di consentire a nessuno di spiegarci che le persone che mandiamo in giro sono ideologicamente indirizzate. Tra l’altro, basterebbe guardare la proprietà del mio giornale per capire la boiata gigantesca.
Stabilito che Hamas è una banda di tagliatore, mi piacerebbe che ci fosse un momento in cui si definisce qual è questa benedetta linea dei valori occidentali.
Qual è il momento in cui, stabilito che al mondo c’è della gente che fa vomitare, anche noi ci dobbiamo prendere delle responsabilità per gli orrori che commettiamo e perché dobbiamo sempre mettere in relazione le due cose?
Essendoci stato un orrore enorme, gigantesco, di Hamas, non è corretto o possibile parlare dell’orrore che è successo poi nei mesi successivi? No, spiegatemelo, vorrei saperlo.
Tra i meriti che ha avuto il Governo vi è stato quello di portare qua decine e decine di ragazzini palestinesi.
A me è capitato di andare in diversi ospedali a vedere questi ragazzini palestinesi. Ma mi devo sentire un antisemita?
Ho conosciuto questo ragazzino, Assad, di otto anni, cui è esplosa la casa addosso, ha perso un braccio, ha perso una gamba, gli si è stampato sulla faccia il cemento della casa che esplodeva, e che per i prossimi vent’anni passerà le sue giornate con qualcuno che prova a tirargli via il cemento che gli è entrato nella faccia.
Allora, dire che questa roba qua è una vergogna vuol dire essere antisemita? David Grossman è antisemita? Vogliamo parlare di questo quando parliamo di valori occidentali?
Nella mia testa, il primo valore occidentale era che se ci sono due persone, e uno è un assassino e l'altro è un innocente, il mio problema è salvare l’innocente.
Si sente dire continuamente: "Sì, ma sotto quell'ospedale c'era Hamas”. La risposta che mi viene da dire è: "Ma se in questa sala oggi ci fosse qualcuno di Hamas, io, per esempio, come dite voi, e ci facessero fuori tutti, ma vi sembrerebbe una roba normale? Vi sembrerebbe una cosa accettabile?
Domando: vi sembrerebbe una cosa accettabile? Lo vorrei sapere”.