venerdì 23 gennaio 2026

da QualeVita

Le ipocrisie su Gaza

di Andrea Malaguti 

(direttore de La Stampa)


L’Unione delle Comunità Ebraiche italiane ha organizzato un Convegno in occasione del secondo anniversario del pogrom del 7 ottobre 2023 e dell'avvio della guerra a Gaza.

A un certo punto, stanco dei discorsi pronunciati da Incoronata Boccia, direttrice dell'ufficio stampa Rai, da Eugenia Roccella, ministro per la famiglia e da Mario Sechi, direttore di Libero, tra negazionismi e revisionismi, a prendere la parola è stato Andrea Malaguti.

“Mi ero preparato tutto un discorso equilibrato, per bene. Poi, a un certo punto, non ce l’ho fatta, perché francamente mi sembra che ci debba essere un limite.

Quando sento Incoronata Boccia del fatto che ci dobbiamo vergognare, francamente è una cosa che… volevo stare calmo e non ci sono riuscito.

‘Vergogna, vergogna, vergogna!, l’ha detto Boccia.

Ma io non mi vergogno affatto, io sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto. Noi abbiamo mandato e abbiamo quotidianamente colleghi che rischiano la pelle, va bene? Ed è gente serissima, perbene, onesta.

E io, francamente, non ho voglia di consentire a nessuno di spiegarci che le persone che mandiamo in giro sono ideologicamente indirizzate. Tra l’altro, basterebbe guardare la proprietà del mio giornale per capire la boiata gigantesca.

Stabilito che Hamas è una banda di tagliatore, mi piacerebbe che ci fosse un momento in cui si definisce qual è questa benedetta linea dei valori occidentali.

Qual è il momento in cui, stabilito che al mondo c’è della gente che fa vomitare, anche noi ci dobbiamo prendere delle responsabilità per gli orrori che commettiamo e perché dobbiamo sempre mettere in relazione le due cose?

Essendoci stato un orrore enorme, gigantesco, di Hamas, non è corretto o possibile parlare dell’orrore che è successo poi nei mesi successivi? No, spiegatemelo, vorrei saperlo.

Tra i meriti che ha avuto il Governo vi è stato quello di portare qua decine e decine di ragazzini palestinesi. 

A me è capitato di andare in diversi ospedali a vedere questi ragazzini palestinesi. Ma mi devo sentire un antisemita?

Ho conosciuto questo ragazzino, Assad, di otto anni, cui è esplosa la casa addosso, ha perso un braccio, ha perso una gamba, gli si è stampato sulla faccia il cemento della casa che esplodeva, e che per i prossimi vent’anni passerà le sue giornate con qualcuno che prova a tirargli via il cemento che gli è entrato nella faccia.

Allora, dire che questa roba qua è una vergogna vuol dire essere antisemita? David Grossman è antisemita? Vogliamo parlare di questo quando parliamo di valori occidentali?

Nella mia testa, il primo valore occidentale era che se ci sono due persone, e uno è un assassino e l'altro è un innocente, il mio problema è salvare l’innocente.

Si sente dire continuamente: "Sì, ma sotto quell'ospedale c'era Hamas”. La risposta che mi viene da dire è: "Ma se in questa sala oggi ci fosse qualcuno di Hamas, io, per esempio, come dite voi, e ci facessero fuori tutti, ma vi sembrerebbe una roba normale? Vi sembrerebbe una cosa accettabile?

Domando: vi sembrerebbe una cosa accettabile? Lo vorrei sapere”.