da Tempi di Fraternità di dicembre 2025
Elogio della follia 2026
di Gianfranco Monaca
Francesco Guccini accompagnerà le 10 puntate dell'Elogio della follia del prossimo anno con il suo Don Chisciotte, che non solo lotta contro i mulini a vento, ma soprattutto contro l’ingiustizia di un mondo che ha dimenticato l'importanza della virtù, dell'onore e del valore individuale. E lo stesso faranno grandi letterati e pensatori moderni. Gli illuministi sottolinearono il valore morale del libro, lodando i tratti esemplari e virtuosi del protagonista; i romantici lo lessero come un testo tragico e inventarono il mito di don Chisciotte difensore dell’ideale, esaltando la forza dell'immaginazione capace di opporsi alla grossolana realtà, incarnata da Sancho, il suo scudiero. Sulla scia dei romantici, all'inizio del 900, scrittori come Miguel de Unamuno e José Ortega y Gasset videro in don Chisciotte l'incarnazione della Spagna. … Per i lettori contemporanei, la fortuna del romanzo risiede soprattutto nell'enorme ricchezza di procedimenti narrativi, combinati assieme in modo geniale, che ne hanno fatto un modello per molti scrittori… Seguiremo soprattutto Vittorio Bodini (Bari-Roma, 1970) che è stato un ispanista, traduttore e poeta.
I mulini a vento: l'incontro/scontro con la realtà costituisce il problema che ha agitato lo spirito umano, fin da quando il genere umano si è affacciato alla storia. Ma la realtà pone il problema del limite e perciò rimanda alla nostra capacità/volontà di superarlo/superarci.
La realtà può essere una scusa, un paravento per nascondere l'urgenza di lavorare innanzitutto su noi stessi, per essere realisti. Quando la capacità autocritica - rappresentata da Sancho - collabora a riconoscere la proporzione delle cose e, nonostante ciò, permane la volontà di misurarsi con una realtà che i "normali" considerano “utopica”, “folle”, è allora che si deve parlare di genialità superiore, che sa “vedere l’invisibile”, perché la sua motivazione è di un altro ordine logico (l'amore, o la giustizia, o la pace, o la fraternità universale… ma anche l'odio, la sete di vendetta, annientamento del "nemico"): una logica che sfugge ad ogni calcolo, che viene considerata follia, positiva o negativa (amor dei usque ad contemptum sui - amor sui usque ad contemptum dei - amare il bene assoluto, fino a disprezzare se stessi - amare se stessi fino a disprezzare il bene assoluto, come avverte sant’Agostino). La coppia don Chisciotte/Sancho a questo punto, come Calderon de la Barca e Lope de Vega (e tutto il grande teatro spagnolo del XVII secolo), rappresenta lo sforzo della fantasia umana per esprimere gli eterni interrogativi dell'esistenza che la cultura biblica esprime con altre immagini.
L’apparato figurativo ci ricorda i volti spesso dimenticati o meno noti o ormai mitizzati (tutti modi per sottrarsi alla realtà) di quelli che hanno seguito l'utopia: Danilo Dolci, Rocco Scotellaro, Teilhard de Chardin, Chagall, Van Gogh…
Don Chisciotte è il coraggio della pazzia (Juan Goytisolo). E’ impresa dei cavalieri erranti, diceva don Chisciotte, <<raddrizzare i torti e andare in soccorso dei miseri>> e immagino l’hidalgo della Mancia in sella a Ronzinante che si getta lancia in resta contro gli sbirri della Santa Confraternita che procedono allo sgombero degli sfrattati, contro i corrotti dell'ingegneria finanziaria o, attraversando lo Stretto, ai piedi delle sbarre di Ceuta e Melilla da lui visti come castelli incantati con ponti levatoi e torri merlate che soccorrono degli immigranti il cui unico delitto è il proprio istinto di vivere e l’ansia di libertà.
Sì, per l’eroe di Cervantes e per noi lettori toccati dalla grazia del suo romanzo è difficile rassegnarsi all’esistenza di un mondo afflitto da disoccupazione, corruzione, precarietà, crescenti disuguaglianze sociali ed esilio professionale dei giovani come quello in cui attualmente viviamo. Se questa è pazzia, accettiamola.
"Se tu dovessi fare un miracolo, quali sceglieresti?", una delle domande dei bimbi a Papa Francesco. "Che tutti i bambini abbiano il necessario per vivere, per mangiare, per giocare, per andare a scuola”, la risposta del Papa: “Questo è il miracolo che a me piacerebbe fare: che tutti i bambini siano felici”. "Non dobbiamo lasciare abbandonati i nonni", il monito. Poi la rivelazione: "Io sono felice perché voi siete gioiosi, avete la speranza del futuro. Continuate ad essere gioiosi”. Qualcuno lo ha accusato di eresia.