da Volere la Luna del 07/01/2026
Trump si comporta come un boss mafioso, e l’Occidente gli assomiglia
di Tomaso Montanari
Scrivo questi pensieri nella dodicesima notte, la notte dell’Epifania: quella in cui, secondo un’antica tradizione, agli animali è concesso parlare, in ricordo di quanto accadde quando furono proprio gli animali a mostrare ai Magi la via per trovare il Re Bambino che veniva a rovesciare i potenti dai troni e a innalzare gli umili. Ebbene, poco fa il re del mondo ‘cristiano’ – il leader del cosiddetto ‘mondo libero’, Donald J. Trump – ci ha mostrato quanto non solo lui, ma la gran parte dei potenti del sullodato mondo libero, disprezzino il messaggio cristiano e insieme quello costituzionale, e credano invece fermamente in un potere così privo di limiti, così arbitrario, così gratuitamente violento da sembrare diabolico: se non fosse, invece, tanto banalmente umano.
Ripetiamo l’ovvia (ma quanto dimenticata, sui media mainstream!) premessa fattuale. Non importa quanto Maduro fosse corrotto, criminale, indegno: rapire nel suo Paese e nel suo letto un presidente formalmente legittimo (soggetto, dunque, solo alle leggi del Paese e alla giustizia penale internazionale), facendo strage di 80 persone, è un crimine gravissimo. Peggio: è un atto da guerra di mafia. Rivendicare questo atto dichiarando che all’economia statunitense serve il petrolio venezuelano, minacciando altri paesi sovrani, vaneggiando di un diritto a controllare l’intero continente americano, significa gettare nella spazzatura Costituzione, diritto interno e diritto internazionale, e mettere al loro posto la legge del più forte. Significa che oggi il più potente arsenale del mondo è nelle mani di un boss mafioso. Significa che nessuno – davvero nessuno – è al sicuro.
Sarebbe, direi, abbastanza. Ma c’è di peggio. E il peggio è ciò che tutto questo dice non solo di Trump (era tutto così ovvio…), e non solo degli Stati Uniti, ma di tutto l’Occidente – cioè di noi.
Moltissimi atti degli Stati Uniti, nei decenni scorsi, non erano stati troppo lontani da questo, ma erano sempre stati coperti da un velo di ipocrisia. Il male veniva compiuto, ma dissimulandolo si ammetteva di sapere cosa fosse giusto, e cosa no. Ora non è più così: il bandito si vanta in diretta tv del suo crimine. E la sua corte, il suo clan – la nostra sventurata presidente del Consiglio, ma anche tanti altri leader del libero Occidente – hanno detto: «sì, signore, il crimine è buono, la guerra è pace, la notte è giorno, la merda è cioccolata». Perdendo così ogni residua speranza che siano credibili non le loro persone – già irrimediabilmente compromesse – ma i famosi valori che dicevano di voler difendere. Oltre un secolo fa, nel 1914, il grande poeta indiano Tagore disse che la civiltà occidentale «consuma i popoli che invade; stermina o annienta le stirpi che ostacolano la sua marcia di conquista. Una civiltà di cannibali. Opprime i deboli e si arricchisce a loro spese. Col pretesto del patriottismo essa tradisce la parola data, tende senza vergogna i suoi tranelli di menzogne, erige idoli mostruosi nei templi dedicati al Guadagno, il dio ch’essa adora». Ebbene, un secolo dopo non lo dice un poeta indiano: lo dice il presidente degli Stati Uniti, e gli fanno eco i leader dell’Occidente. Dopo aver detto per secoli che «siamo tutti schiavi delle leggi per essere liberi», oggi diciamo: «la nostra libertà si chiama arbitrio, ce ne fottiamo delle leggi, vince chi ha più soldi e più armi». Pochissimi sono liberi di comandare, tutti gli altri di obbedire. Eccola, la libertà dell’Occidente.
E poi c’è un’altra cosa. Trump ha fatto tutto questo proprio ora per togliere dai giornali americani le sue foto con le povere modelle di Epstein. Non può andare in televisione a dire: «Oh sì, le ho violentate, ho abusato di loro, ho bevuto la loro giovinezza, e non mi importa se sono morte, o sono distrutte» Ma può andare in tv a dire: «Sono fiero di aver rapito Maduro facendo 80 morti». Questo può dirlo: lo ha detto. Ebbene, le due cose obbediscono alla stessa pulsione: morte e godimento si intrecciano così platealmente in questa storia schifosa. C’è qualcosa di così evidentemente sadico (e anche di masochistico, in questo trasformarsi in un lugubre pagliaccio) nel Trump che uccide, si vanta, minaccia: a ciclo continuo. C’è un gangster che ha abusato di tutto e tutti, che ha violato ogni legge per tutta la vita, e arrivato al vertice del potere mondiale, si comporta come ha sempre fatto: l’arbitrio privato di chi non ha mai conosciuto limiti è ora regola del mondo. In questo intreccio tra malavita privata e malavita pubblica, tra libidine violenta e guerra, sembra di vedere la Salò di Pasolini: il vero volto di un fascismo inteso come abuso permanente, come intreccio tra religione della morte e mostruoso vitalismo.
Se l’Occidente non si ribella a Trump è perché gli assomiglia, terribilmente. Da quanto tempo nessuna legge, ma solo l’arbitrio del più forte economicamente, governa di fatto le vite dei migranti, dei poveri, dei precari, di chi non ha alcun potere? Ora la maschera cade, definitivamente. E nella repellente oscenità della riviera di lusso di Gaza immaginata sul cimitero di un genocidio, tutto questo era già in bella vista, sotto gli occhi del mondo. È questo che siamo: prima lo vediamo, prima (forse) potremo ribellarci.