…Decisioni vergognose e offensive per le donne e il futuro della Chiesa. I maschi decidono sul ministero delle donne!… don Franco Barbero
da Rocca del 01/01/2026
Diaconesse? Per ora no!
di Tonio dell’Olio
Mentre chiudiamo il numero, la Sala stampa del Vaticano pubblica la Sintesi della commissione di studio sul diaconato femminile consegnata al papa il 18 settembre 2025. Il documento - manco a dirlo! - è stato redatto da un gruppo composto esclusivamente da maschi capeggiati dal cardinal Giuseppe Petrocchi. A una prima lettura si può affermare che la Sintesi giungere alla conclusione per cui le testimonianze storiche sulle diaconesse non permettono di riconoscere in esse un vero grado dell’Ordine. Pertanto la Commissione ritiene “non possibile, allo stato attuale”, aprire la via al diaconato femminile, pur lasciando uno spiraglio per future ricerche. Non sono pochi coloro che hanno accolto il documento come un passo indietro. Andrea Grillo parla di un ritorno a categorie "superate", che ripropongono una riserva del genere maschile del ministero come se fosse un dato intoccabile. "Fare diventare sacramentale il sesso maschile - scrive Grillo sul blog di Cittadella Editrice - e derivare dalla nuzialità la esclusione del sesso femminile dalla ordinazione è una forzatura imperdonabile, su cui occorre essere chiari e lineari”. Per Grillo inoltre la tradizione non è un recinto da difendere, ma un terreno vivo che chiede di essere interpretato in modo nuovo. Simile la posizione di Linda Pocher, che giudica la sintesi "pasticciata" e incapace di riconoscere la realtà concreta delle donne nella Chiesa, il loro servizio, la loro competenza teologica e pastorale. “Ciò che più di tutto stupisce e ferisce - afferma la Pocher -, è l’incapacità d’ascolto. Da anni molte donne - teologhe, consacrate, laiche impegnate, formatrici - dicono con chiarezza: “Questo modo di parlare di noi non ci rispecchia. Ci ferisce. Non descrive la nostra esperienza di fede né la nostra soggettività ecclesiale”. In una relazione sana, equilibrata, non tossica, quando uno dei partner dice all'altro: <<Questo tuo modo di parlare mi fa male>>, l'altro ascolta. Non perché abbia torto o debba rinnegare tutto, ma perché ama abbastanza da cercare altri modi, altri linguaggi, altre vie per incontrare davvero l’altro. Nelle relazioni tossiche, invece, il messaggio viene ignorato”. Pertanto entrambi vedono nel testo una teologia più difensiva che capace di ascolto. A queste voci si aggiunge l’intervento, schietto e diretto, di Fabio Corazzina dal versante più pastorale che teologico che osserva come le motivazioni storiche e dottrinali della Commissione sembrano “sussurrare ex post”, come se servissero a giustificare una conclusione già decisa. Non si può non essere d’accordo quando si giudica “stucchevolmente irragionevole” l’affermazione secondo cui il diaconato femminile antico non avrebbe avuto carattere sacramentale, e giudica ancora più problematica la tesi che esclude l’accesso delle donne all’Ordine sulla base della mascolinità di Cristo. “Io credevo - scrive Corazzina - che sia l’uomo che la donna fossero sacramentalmente immagine di Dio, soprattutto se si amano”. Insomma, il documento sembra rivelare una Chiesa ancora “intimorita dal femminile”, lontana da quella che ama e vive. Per questo, anche alla luce dei commenti critici, la nostra conclusione è che la Chiesa non può evitare un confronto serio sul rapporto tra ministero, genere e corresponsabilità in una prospettiva fortemente sinodale. Se la Commissione invita alla prudenza, molti chiedono coraggio: non un gesto simbolico, ma una vera riflessione sulla struttura del ministero e sulla partecipazione delle donne alla vita sacramentale. Il “no per ora” è chiaro; resta da capire se sarà una soglia verso il futuro o un nuovo muro.