venerdì 23 gennaio 2026

HANNO SCRITTO

 

Tiziano Terzani (Firenze 1938 - Orsigna 2004). Si laureò in diritto internazionale presso la Normale di Pisa. Il suo desiderio di conoscere il mondo lo portò a scegliere la professione di giornalista così che, come corrispondente del settimanale tedesco Der Spiegel, nel 1972 si  trasferì con la famiglia in Asia spostandosi nel corso degli anni in varie città dell‘est come Hong Kong, Pechino, Tokyo, Bangkok, Nuova Delhi e anche in Viet Nam come corrispondente di guerra. Nel 2002 gli venne diagnosticato un cancro all'intestino, diagnosi che lo portò a intraprendere un viaggio in giro per il mondo, alla ricerca di cure mediche, sia tradizionali che alternative. Questo viaggio si trasformò in un profondo viaggio interiore concludendosi con la consapevolezza che la vera guarigione non é solo fisica, ma soprattutto interiore. Trovò cosi una nuova prospettiva sulla vita e sulla morte, e capendo che “la cura di tutte le cure” è cambiare il proprio punto di vista.

Riportiamo alcune frasi tratte dagli ultimi suoi due libri: Un altro giro di giostra e La fine è il mio inizio.

 

Siccome il sistema non cambierà da sé, ognuno può contribuire a cambiarlo. Basta rinunciare ad una cosa oggi, un’altra domani. Basta ridurre i così detti bisogni di cui presto ci si accorge di non avere affatto bisogno. Questa è la vera libertà: non la libertà di scegliere, ma la libertà di essere. La libertà che conosceva bene Diogene che andava in giro per il mercato di Alene borbottando fra sé e sé: “Guarda guarda, quante cose di cui posso fare a meno!”. Quello di cui abbiamo bisogno è la fantasia per ripensare la nostra vita, per uscire dagli schemi.

(Un altro giro di giostra - Longanesi Editore - pag 246)

 

La ragione profonda che mi aveva portato a quell’ashram in India, era l’aspirazione a fare un altro tipo di viaggio. Un viaggio dentro e non fuori; un viaggio la cui meta non era un luogo fisico ma un posto della mente, uno stato d’animo, una condizione di pace con me stesso e col mondo a cui agognavo ormai più che a qualsiasi altra cosa e lì in quella pace stava anche la vera medicina.

(Un altro giro di giostra - Longanesi Editore - pag. 337)

 

... Ma lui aggiunse “Pensi sempre ad una cura?” E capii che si riferiva al mio cancro. «Devi arrivare ad un punto in cui la cura non è più ciò che desideri, perché hai capito che c’è una cura più profonda delle medicine. Se tu potessi entrare in contatlo con l'unità della vita, allora sentiresti che la cura non significa più nulla”. Disse: “Vedi, ci sono due tipi di salute: la salute bassa, che è l'essere in forma fisicamente e una salute alta, che é l'integrazione della malattia”.

(Un altro giro di giostra - Longanesi Editore - pag 554)

 

Per me il ruolo di padre era quello di uno che seminava ricordi, che seminava esperienze, odori, immagini di bellezza e misure di grandezza che vi avrebbero aiutato. Non ho mai preteso di essere più che un seminatore di ricordi.

(La fine è il mio inizio - Longanesi Editore - pag 435)

 

E da qui il mio passo verso l'unica rivoluzione che serve, quella dentro di te: le altre le vedi. Le altre si ripetono, si ripetono in maniera costante, perché al fondo c’é la natura dell'uomo. E se l’uomo non cambia, se l'uomo non fa questo salto di qualità, se l'uomo non rinuncia alla violenza, al dominio della materia, al profitto, all’interesse, tutto si ripete, si ripete, si ripete.

(La fine è il mio inizio - Longanesi Editore - pag, 222)

 

... Era bello il Vecchio quando diceva: “Abbandona tutto, abbandona tutto quello che conosci, abbandona, abbandona, abbandona: E non avere paura di rimanere senza niente, perché alla fine quel niente sarà quello che ti sostiene”... C'è questo essere cosmico e se per un attimo hai la folgorazione di appartenergli, dopo non hai più bisogno di aliro. E da lì che cominciamo.

(La fine è il mio inizio - Longanesi Editore - pag. 429)

A cura di Giorgio Bianchi