Questo è il canone per la celebrazione di domenica, con una riflessione di Giuliana Porzio.
La celebrazione inizierà alle ore 10:00.
Ci si potrà collegare già a partire dalle 9:45.
Il link per collegarsi è:
meet.google.com/ehv-oyaj-iue
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La sabbia è il luogo del vento
Per la Comunità Cristiana di Base di Pinerolo, via città di Gap
P. Saluto all’assemblea
G. Oggi siamo qui per percorrere insieme un altro tratto dei nostri cammini. Nell’incrociarsi complesso di tanti percorsi abbiamo il desiderio di ascoltarci, raccontarci e pregare insieme.
1. Guardandoci intorno scopriamo il dolore e la sofferenza di uomini e donne in aree di guerra. Nascere e crescere tra le macerie è la condanna che noi infliggiamo ad altri noi. Sapremo crescere e capire che l’unica strada è il rispetto reciproco?
2. Così come sospeso è lo sguardo di chi fronteggia il disastro di un mondo distrutto e martoriato, allo stesso modo è un senso di stupore quello che prova chi intravvede la possibilità di rialzarsi e vincere lo sconforto. L’incontro ed il sogno della fede possono risollevarci anche nei momenti più bui.
LETTURA BIBLICA
Luca 2, 22-35
22Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore. - 23come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore - 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
25Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. 26Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 27Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, 28anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
29«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
30perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
31preparata da te davanti a tutti i popoli:
32luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione 35- e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
Una riflessione di Giuliana
La mia lettura di questi versetti si concentra sulle parole di Simeone che ringrazia per avere potuto vedere in Gesù la luce che rivela Dio al mondo. Alla Candelora (2 febbraio) si fanno benedire le candele simbolo di luce e di purificazione. Si compie anche il quarantesimo giorno dopo il Natale, che è la data di attesa delle puerpere, secondo la legge ebraica, per le offerte al tempio di Gerusalemme.
Nel caso di Gesù, nelle parole del Vangelo di Luca, il Bambino viene presentato come Colui che aprirà una nuova Era, di Pace e di Mistero, ma anche di contraddizioni laceranti e di superamento di tormenti interiori.
“34[…] Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione 35- e anche a te ( Maria) una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori”.
Nel mio modo di concepire l’interpretazione di questa lettura, mi è sembrato impossibile non lasciare spazio alle immagini delle vittime innocenti delle guerre attualmente in corso ed alle voci dei poeti che sono in grado con la loro sensibilità di narrare l’orrore dei massacri e delle grida dei bambini, vittime delle guerre e degli assassinii che avvengono anche oggi.
Ceramiche e versi dell’artista Wanda Berasi, in arte Muky, nata a Trento e vissuta in Austria, sono esposte nella mostra “Muka, un’artista per la Pace”, a Rovereto in un Museo costruito accanto alla Campana della Pace. La campana fu ideata da un sacerdote di Rovereto, che, fra il 1924 e 1925, fece raccogliere tutti i resti metallici dei carri armati e delle armi abbandonati dopo le battaglie nella valle accanto al paese. La campana è un monumento di Pace e un memoriale della sofferenza di tanti esseri umani che persero la vita in battaglia in quel luogo. La Prima Guerra Mondiale sembrava aver lasciato dietro di sé dei ricordi permanenti del dolore -del quale aveva riempito la terra- ma aveva anche stimolato il rifiuto della violenza e la speranza che nulla di simile dovesse più accadere.
L’anno scorso ricorreva il centenario di questo monumento e certamente tanti bambini sono stati condotti in questo luogo per osservare un simbolo che è stato costruito con i resti delle armi abbandonate al suolo sul campo di battaglia ma che guarda il cielo portando una promessa di pace che attraversa il tempo.
Così per contrasto rifletto sul fatto che -come ogni anno si ripete la memoria della Presentazione di Gesù al Tempio in cui l’attesa di un popolo oppresso si trasforma in speranza di un cambiamento- così di fronte alla Campana della Pace ci rechiamo con la mente ad immaginare che il grido dei lattanti e le urla delle madri che chiedono di essere udite ci risvegli dal torpore per dare una risposta di giustizia e di amore.
Al rumoroso dinamismo del mondo che cambia anche sotto i nostri occhi fa da contrasto il silenzio, anch’esso multiforme e in evoluzione come la natura e come noi. Allo stupore muto di chi vede il proprio mondo sgretolato dalla guerra, si affianca e si contrappone lo stupore silenzioso di chi viene risvegliato dall’annuncio di una possibilità di rinascita e riscatto, la possibilità di rialzarsi e riprendere un cammino di fede e fiducia nell’umano e nel futuro.
INTERVENTI LIBERI
1. Beate e beati saranno coloro che non tratterranno le lacrime, perché verrà il giorno in cui non tratterranno le risate. Tu piangerai e riderai con noi.
2. Noi Ti ringraziamo, perché ci insegni a non temere quando siamo più indifesi e indifese. Togliendoci di dosso le nostre armature facciamo sbocciare i nostri fiori più colorati, impariamo ad ascoltare le altre persone, a convertire sempre il nostro cuore e le nostre idee, scorgendo terre nuove al di là delle nostre frontiere abbattute.
1. Noi Ti benediciamo, perché sogni che noi, un giorno, sapremo ascoltare le grida di dolore di chi soffre accanto e lontano da noi, di chi chiede giustizia, dignità, rispetto dei diritti umani. Con Te trasformeremo l’indifferenza in indignazione e quest’ultima in azione.
2. Sotto le Tue ali ci accogli e ci fai riposare. Continua ad insegnarci il valore del perdono perdonando i nostri molti sbagli, le nostre piccole e grandi trasgressioni, le nostre cattiverie, vendette, ingiustizie.
G. Certo, è molto più facile premere un grilletto o pigiare il pulsante che fa partire un missile, piuttosto che portare un piccolo e colorato mattone per costruire un mondo di pace vera. Ma Tu sei là dove, al riparo dai riflettori, vince la vita, dove si costruisce anziché distruggere.
T. Grande festa si farà in cielo e in terra quando avremo imparato ad ascoltare la Tua parola di beatitudine, perché chi lotta nel silenzio ed è vittima di persecuzione troverà finalmente orecchie disponibili ad ascoltare e mani e cuori pronti a sostenere la causa delle persone ultime. Grande festa si farà perché finiranno le persecuzioni, le violenze, gli abusi e regnerà la pace, quella pace che Tu sogni per noi da quando ci hai donato la vita.
Amen.
(da “Preghiere eucaristiche” vol. 2)
MEMORIA DELLA CENA
P. Il gesto del pane spezzato e condiviso si trasformi, nella nostra vita, in azione concreta verso le ultime e gli ultimi della terra, affinché abbiano anche loro, un giorno, del pane da mangiare, da spezzare, da condividere.
T.Gesù era a mensa e Ti pregò, o Dio. Poi prese il pane, lo alzò al cielo, lodò il Tuo nome santo e disse: “Prendete e mangiate: ecco, questo pane spezzato è la mia vita messa a disposizione. Fate questo per non dimenticarvi di me”. Poi prese la coppa del vino, ne porse da bere a tutte e tutti dicendo: “Prendete e bevete: ormai la mia vita mi sarà tolta fi no al sangue. Non dimenticatevi di me. Io spero che anche Dio non si dimentichi di me”. (da “Preghiere eucaristiche” vol. 2)
PREGHIERA DI CONDIVISIONE E COMUNIONE
PREGHIERE SPONTANEE
BENEDIZIONE FINALE
Nel constatare che esiste un mondo che non ci piace
non lasciamoci andare alla disperazione,
il nostro silenzio non sia il segno della rassegnazione,
ma crei il tempo per imparare ad ascoltare altri noi,
per raccogliere e meditare segnali di nuova speranza,
per rinnovare la nostra scelta e per rimetterci in cammino con fede.
Giuliana Porzio e Sergio Speziale, 25 gennaio 2026