sabato 10 gennaio 2026

Sconfitta ma non vinta

di Michela Murgia 

(…da un’intervista di Concita De Gregorio)


Per me scrivere e fare politica sono la stessa cosa. Cominciare a raccontare è stato un gesto violento di reazione. Come fa il topo quando è nell'angolo, ha mai ucciso un topo? 

Nelle case di paese quando c'è un topo in casa le donne sanno che bisogna stancarlo. Allora cominciano a battere per terra con la scopa, e lui scappa, e loro battono, e lui scappa, e loro battono ancora, finché non si stanca. Quando si stanca rallenta, e finisce in un angolo.

Proprio un momento prima di essere colpito il topo, vinto, fa una cosa in apparenza insensata, l’unica che può fare: attacca. Non importa se tu sei cento volte più grade di lui e stai per ucciderlo: lui ti si avventa contro, attacca. Io ero quel topo.

La mia storia è quella della mia generazione.

Ho lavorato in una centrale termoelettrica e ho fatto il portiere di notte, ho insegnato a scuola e ho venduto aspirapolveri al telefono in un call center. 

Ti dicono che è flessibilità, diventi un saltimbanco del precariato. Scadeva un contratto e loro battevano, compromessi, battevano, umiliazioni e ricatti, battevano e battevano.

Allora ho fatto l'unica cosa che potevo ancora fare. La scrittura come ribellione, un gesto politico.

Se non puoi fare più niente almeno dillo. Poi sono stata fortunata, certo. Ho trovato chi ha letto, ho potuto scrivere ancora.

L’uso improprio della religione come strumento di potere è il più grande tradimento del Vangelo.

Il confine non ci circonda, ma ci attraversa, e quel che avvertiamo come contraddizione è in realtà uno spazio fecondo di cui non abbiamo ancora compreso il potenziale vitale.

Ho avvertito l'assoluta urgenza di creare spazio per chi nella vita ha dovuto combattere sentendosi sempre qualcosa di meno.

Riesco a scrivere solo quando mi sento minacciata, quando il cuore mi impazzisce per la paura. Lo dice san Paolo, nella seconda lettera ai Corinzi, "quando sono debole, è allora che sono forte”. 

Schierarsi significa tirare una linea netta tra come è legittimo agire e come non lo è e dire in modo inequivocabile che oltre quel confine non si può e non si deve andare.

Schierarsi è indispensabile perché su quell’idea non si gioca più la differenza tra la destra e la sinistra, ma tra la democrazia e il fascismo.

Schierarsi è parlare non per se stessi, ma per gli altri.

E gli altri li devi incontrare, accogliere. Sempre.