UN CAMMINO A PASSI PICCOLI E GRANDI
Alcuni primi passi
In alcuni miei libri ho trattato di alcune “verità scadute”, di formulazioni superate, di concezioni da archiviare. Non farò qui se non accenni, rimandando al capitolo antologico.
Oggi parlare di un Dio interventista, miracolista, che dall’alto dei cieli dirige e fa accadere le cose, che premia e punisce, che basta invocare perché corra in nostro aiuto, costituisce un tragico errore, in uno scandaloso ostacolo nel cammino verso una fede adulta. Questo “teismo” magico, che abbiamo adottato con una trasposizione letteralistica da alcuni testi biblici, oggi non rispetta e non esprime quella presenza amorosa del mistero ineffabile di quella realtà che chiamiamo Dio per dire la fonte dell’amore, dell’essere, la compagnia nascosta ma vicina che ci sostiene nel nostro divenire creature libere e liberatrici.
Non è più possibile per molti cristiani recitare il credo niceno-costantinopolitano con quelle formulazioni ellenistiche che oggi-generano solo una confusione tra Dio e Gesù. Le formulazioni che divinizzano Gesù e la dottrina delle tre persone uguali e distinte come possono oggi reggere alla luce di una lettura storico-critica delle fonti bibliche e delle vicende di Nicea e Calcedonia? Ci sono poi leggende come la nascita verginale e le definizioni dogmatiche della mariologia che hanno cancellato la realtà storica di Maria, donna e credente ebrea, sposa e madre di una numerosa famiglia e oggi risultano addirittura ridicole ed hanno fondato un culto mariolatrico superstizioso e un antifemminismo che rilancia un modello di donna sottomessa, aerea, asessuata. E come possiamo ancora sopportare quella formula che nella nostra cultura suona blasfema, secondo la quale Gesù è morto per i nostri peccati per espiare le nostre colpe? E il ritratto di un Dio sadico, contrattuale, ragioniere e contabile che vuole un equo compenso. Eppure quasi in ogni eucaristia si ripete questa “bestemmia” in assoluta buona fede.
E chi può ancora credere che “nasciamo nel peccato originale” e che il battesimo lo cancella? E chi non inorridisce di fronte alle parole del ministro che compie l'esorcismo, cioé l'invocazione per cacciare il diavolo? Ho compiuto questi semplici accenni, ma pensate alla teologia e alle pratica delle indulgenze e del suffragio in cui, anziché riporre totale fiducia in quel Dio di amore e di perdono che tutti accoglie, la casta sacerdotale si pone come detentrice di pratiche liturgiche che di fatto gestiscono ciò che appartiene a Dio solo.
Dove trovare luce e forza?
Una comunità cristiana consapevole di questo viaggio teologico ed esistenziale, guidata dal sensus fidei, del suo amore per questa meravigliosa fede che vive come dono e impegno, non manca dei necessari “strumenti” per una azione pastorale costruttiva.
Per molti cristiani e cristiane, senza prendere congedo delle formulazioni antiche e senza ridire la fede nei linguaggi di oggi, diventa quasi o totalmente impossibile vivere e proseguire l'esperienza cristiana. La lettura biblica assidua e compiuta alla luce dei metodi storici e critici, una consapevole revisione dei testi liturgici e delle catechesi e la calendarizzazione di alcuni momenti di rigoroso studio biblico e storico costituiscono strumenti decisivi.
Si noti: con un attento e graduale dialogo pastorale con tutta la comunità, è possibile compiere un buon cammino nel rispetto delle diverse sensibilità e disponibilità al cambiamento. È fondamentale che tutto avvenga non come una ricerca intellettualistica, ma come un cammino spirituale nella preghiera e nella ottica di rendere la nostra fede più viva, più profonda, più comunicante con gli uomini e le donne dei oggi. Gli strumenti per lo studio non mancano, come segnalo in queste pagine. È uno straordinario dono di Dio se incontriamo pastori, teologi e teologhe, animatori laici, uomini e donne preparati ed appassionati che ci offrano l'onesta testimonianza di una fede adulta, in cui fioriscano l'adorazione di Dio e il servizio dei più deboli. Però esiste, a mio avviso, il rischio del “brodino”. La paura blocca il processo di liberazione dal fardello inutile e prosegue l'accumulo di dottrine, tradizioni, devozioni... e allora tutto fa brodo.
Per un certo cattolicesimo, tutto fa brodo. Dopo il cadavere di padre Pio, accolto in Vaticano e trasportato trionfalmente a San Giovanni Rotondo (a spese dello Stato italiano), ora il papa è andato a Barbiana, ha visitato le tombe di don Mazzolari e di don Milani e, reduce dall'Egitto, è andato pellegrino dalla "madonna di Fatima".
E in atto tutta una mobilitazione del mondo cattolico e la cronaca quotidiana conferisce una enorme visibilità a tutte queste vicende che producono pellegrinaggi, affollamento nei santuari, liturgie solenni, commemorazioni retoriche... Dentro e dietro "questa operazione" spettacolare, che a livello di massa sta ottenendo un successo enorme, che cosa sta avanzando? Tutto e tutti sono "ricuperabili" e pienamente accolti purché non si tocchino i dogmi, non si metta in discussione la dottrina. Certo, profeti come Mazzolari, Milani, Turoldo, Balducci... non misero direttamente in dubbio la dogmatica ufficiale. Il loro straordinario servizio alla comunità ecclesiale in ogni caso viene ricondotto dentro i perimetri dell'ortodossia. Lentamente, in questa stagione di crisi delle religioni, il ricupero ampio e selezionato di tutti i "pezzi”, è la politica ecclesiastica vincente, che trova successo e consenso. Piace ai vescovi, vecchi e nuovi, tutti madonnari, ai parroci, alla stragrande maggioranza dei cattolici. Tale operazione ridona un'immagine vigorosa e seducente del cattolicesimo, con grande soddisfazione del turismo laico e religioso che, sulle madonne e sui santuari, ha sempre fatto affari. La mia opinione é che dietro a queste "porte aperte" crescano a dismisura il devozionalismo, l'infantilismo religioso e l'analfabetismo biblico e teologico. Si tratta di una strategia unificante e vincente, molto funzionale alla progressiva emarginazione di quei credenti che pongono i problemi che una fede adulta non può rimuovere. Chiaramente questa operazione è utile per riassorbire e riconquistare alcune frange critiche dell'attuale pontificato. L'istituzione ecclesiastica cattolica ne esce rafforzata, ma questo "brodino" ecclesiastico pronto all'uso rende davvero un servizio alla causa del Vangelo? Esiste, a mio avviso, un aspetto più preoccupante. Mi sembra che anche il paesaggio della ricerca teologica si faccia sempre più "prudente”, allineato, malleabile, con pochissime eccezioni. La "rivoluzione di Francesco” non potrebbe, invece, renderci tutti più attivi, costruttivamente critici, più audaci nel riprendere quelle tematiche sulle quali il Concilio aprì qualche finestra e la modernità spalancò dei portoni? Si può ancora osare qualche "eresia" oppure abbiamo il destino dell'ortodossia?
Questi interrogativi inquietano la mia vita, sono parte di un dialogo quotidiano con tanti fratelli e sorelle, sono presenti nella preghiera che rivolgo a Dio per il bene della chiesa di cui mi sento parte.
don Franco Barbero, 1971