giovedì 12 febbraio 2026

Commento alla lettura biblica di domenica 1 gennaio 2023

Prima parte


Maria madre di Dio: che perversione!

Lc 2,16-21

Andarono dunque senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e  lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.

Un dogma senza alcun fondamento biblico

Il primo gennaio per la liturgia cattolica è la festa di “Maria Santissima Madre di Dio”. Come inizio d’anno non ci potrebbe essere una festività più deviante rispetto al Vangelo. Per questo mi sento in dovere di dare alcune informazioni di genere esegetico e storico.

Provo sgomento davanti al titolo della “festa” liturgica del 1 gennaio: Maria Santissima Madre di Dio. Per me di "santo, santo, santo" c'è solo Dio. Non mi scosto di un palmo da questa fede che animò tutta la vita di Gesù. Si tratta di una delle tante "stravaganze mariane" solo uguagliata da quelle contenute nella “Salve Regina” e nelle litanie.

Il processo di canonizzazione dal II secolo coinvolse una parte del movimento di Gesù. Verso il 120-135 avvenne, non ancora in tutte le comunità, una rottura profonda con l’ebraismo già sulla figura di Gesù. Il culto di Maria cominciò a svilupparsi dopo i primi tre secoli e fa parte del culto delle “grandi madri”. In questo processo nei secoli successivi Maria di Nazareth dalle “colline della Galilea” sarà sollevata tra le costellazioni celesti come Theotokos, madre di Dio, nuova incarnazione della grande Madre dell'Eurasia, in sostituzione della detronizzata Diana degli Efesini.

Accenni storici

Fu il Concilio di Efeso (431) che definì Maria, madre di Dio. Nestorio, patriarca di Costantinopoli, tentò di opporsi al titolo di Theotokos perché - sosteneva - si sarebbe attribuito a Maria anche la maternità di Dio Padre. Il Concilio di Efeso, tra contrapposizioni ed inganni, sconfisse la proposta di Nestorio che voleva chiamare Maria “madre di Cristo” cioè Cristotokos.

Il 22 giugno Cirillo prese l’iniziativa, riunì nella chiesa di Santa Maria il Concilio, lo dichiarò aperto e ne assunse la presidenza. Per protesta, Nestorio e i suoi si ritirarono dall’assemblea. I delegati papali non erano ancora arrivati. Fu così facile per Cirillo, che voleva il titolo di Madre di Dio, dare lettura di una sua lettera a Nestorio, con la quale gli contestava l'errore… La sera stessa il Concilio fu chiuso tra le urla e le acclamazioni dei fedeli: "Sia lodata la Theotokos e lunga vita a Cirillo”.

Il giorno 26 giugno giunsero i vescovi di Siria, cui si unì Nestorio e scomunicarono Cirillo. Il 10 luglio arrivarono finalmente i delegati papali, che aprirono una seconda sessione e scomunicarono Nestorio… In breve: la questione venne decisa dall’autorità imperiale, come era sempre avvenuto da Nicea in poi” (Marco Vannini, Il mito di Maria).

Cancro del cristianesimo

Da quel momento in poi si diffuse un pò ovunque questa idolatria, questo “cancro del cristianesimo” (Karl Barth) che è la marioleria. Nacque, sulla credulità di tanti cristiani onesti, quel “mercato mariano” tuttora in florida fortuna.