da Il Manifesto del 29/01/2026
Pride, indagato il sindaco di Budapest
di Massimo Congiu
Si trattava solo di una questione di tempo, ora, secondo quanto riportato dal settimanale ungherese HVG, il sindaco di Budapest, Gergely Karàcsony, è stato formalmente incriminato dalla procura della capitale danubiana per aver organizzato e partecipato al Pride svoltosi lo scorso 28 giugno, malgrado il divieto della polizia. Un divieto che si riferiva alla legge sulla protezione dei minori e sulle disposizioni che il governo aveva preso per impedire lo svolgimento del corteo e in generale di manifestazioni eventi al centro l’omosessualità. Tutto questo sulla base di una legge preesistente, appunto quella sui minori, che vieta di trattare pubblicamente, ad esempio nelle scuole, e comunque alla presenza dei più giovani, il tema in questione, per preservare i medesimi da possibili scelte, in termini di orientamento sessuale, che il potere considera sbagliate. La norma approvata dal parlamento alcuni mesi prima dello svolgimento del Pride e finita subito sotto la lente di Bruxelles, consentiva alla polizia l’uso di un software di riconoscimento facciale con il quale identificare i partecipanti e imporre loro multe fino a 200.00 fiorini (poco più di 500 euro).
<<Libertà e amore non possono essere vietati>>, aveva detto Karacsony, co-leader di Dialogo per l’Ungheria (Parbeszed Magyarorszagert, partito ecologista di centro-sinistra), primo cittadino della capitale dal 2019. Questi aveva deciso di trasformare il Budapest Pride in un evento istituzionale per dare maggiore sostegno alla manifestazione e replicare alla volontà del governo guidato da Viktor Orban di censurare la comunità Lgbtq+. Malgrado il divieto, Karacsony aveva dichiarato di assumersi la <<piena responsabilità politica e giuridica>> dell'organizzazione dell'evento e aggiunto di essere pronto a difendere Budapest <<davanti a una corte di giustizia>>.