da Adista del 24/01/2026
<<Tutto termina con la morte?>>. La nuova consultazione del Gruppo post-teista “Creatività e speranza”
di Claudia Fanti
Dopo la grande domanda su Dio - compiuto il salto oltre il Dio teista, del divino si può ancora dire qualcosa? - è attorno a un altro interrogativo chiave, quello sulla morte, che si è svolta, da settembre del 2024 a settembre di quest'anno, la sesta consultazione di quello che inizialmente si chiamava Gruppo Lenaers e che ora ha preso il nome di Gruppo di riflessione "Creatività e speranza", di cui fanno parte Berta Munoz, Emma Martinez Ocana, Gerardo Gonzales, Tony Brun, José Arregi e Santiago Villamayor. Un interrogativo destinato a restare senza risposta, ma non per questo meno decisivo per l’essere umano: <<Tutto termina con la morte? Che senso hanno allora tanti risultati, tanti sforzi, tanti progetti incompiuti? O c’è qualche continuità dopo la morte?>>. E’ da qui, dalla consultazione che ne è derivata, che è nato un documento* di riflessione articolato intorno a sette domande, di ciascuna delle quali sono state indicate anche alcune possibili opzioni:
- Che cos’è per me la morte in generale? (Dissoluzione di ogni organismo vivente; Fine, estinzione dell'individuo e della sua psiche, spirito, coscienza…; Passaggio, trasformazione; Non esiste una "morte in generale", dipende da ogni singola morte);
- Imparare a morire? (Basta imparare a vivere; E’ bene anche imparare a morire; Imparare a vivere e imparare a morire sono inseparabili);
- Aiutare a morire? (E’ necessario e possiamo farlo; Basta accompagnare in silenzio; E’ una responsabilità che coinvolge le istituzioni pubbliche; E’ soprattutto compito del personale sanitario; Dipende da ogni situazione);
- Imparare il lutto? (E’ importante per molte persone; Si può imparare a elaborare il proprio lutto; Si può imparare ad alleviare il lutto altrui; E’ necessario creare riti laici di addio);
- Esiste una qualche forma di sopravvivenza dopo la morte? (Solo nel ricordo o nella memoria; Il sé profondo sopravvive; La coscienza sopravvive nella Coscienza; Tutto sopravvive nella “memoria cosmica”);
- Le diverse tradizioni sapienziali e/o religiose ci insegnano qualcosa? (Sì, se lette come linguaggio simbolico, metaforico; Ciò che insegnano sono credenze oggi prive di senso);
- Hanno ancora senso categorie come immortalità, resurrezione, reincarnazione? (Sono miti di un passato ormai superato, privi di senso; Si prestano a una reinterpretazione; Possono ancora aiutare a vivere e morire con fiducia).
Domande, queste, a cui i/le sei rappresentanti del gruppo hanno dato, com’era prevedibile, risposte anche molto diverse le une dalle altre. Ma arrivando comunque a nove affermazioni condivise, come quella secondo cui <<su ciò che è oltre la morte fisico-biologica non possiamo sapere nulla con certezza razionale o empirica. Ciò che hanno detto le diverse tradizioni culturali/religiose su tale “aldilà” non è altro che una costruzione mentale priva di valore informativo “oggettivo”. Anche se ciò non significa che siano necessariamente prive di senso, in quanto espressioni simboliche o metaforiche (poesie, racconti, rituali) che possono aiutare ad accettare meglio la morte>>.
O l’affermazione in base a cui <<in molte tradizioni mistiche universali (tradizione indù, filosofia mistica greca, mistica cristiana tradizionale e attuale…), la morte è il ritorno dello "spirito", "soffio", "coscienza", "essere", “io”… nella sua forma separata individuale allo "spirito", "soffio", "coscienza", "essere", “tutto”… senza forma spaziale o temporale>>. Mentre <<per altri la morte è un motivo in più per dare valore alla vita presente, dando risalto ad atteggiamenti e valori che ci aprono a una maggiore trascendenza nel nostro essere limitato>> e a un impegno <<verso la verità, il bene, la giustizia e i valori e le responsabilità dell'umanesimo bioecocentrico>>. Così come ugualmente condivisa è la constatazione che <<per molte persone, religiose o agnostiche, la principale obiezione contro l'idea di una morte intesa come la fine assoluta è l'esistenza di innumerevoli vittime che rimarrebbero eternamente private della giustizia, della felicità e della buona vita di cui sono state private in (questa) vita>>.