lunedì 16 febbraio 2026

da Il Manifesto del 08/02/2026

<<C’è solo acqua salata>>

Come le lacrime di Gaza

di Eman Abu Zayed


Dall’inizio del genocidio israeliano e dall’imposizione di un blocco totale sulla Striscia di Gaza il 7 ottobre 2023, gli impianti di desalinizzazione dell’acqua hanno quasi completamente cessato di funzionare a causa della grave carenza di carburante.

Secondo l’Ufficio stampa del governo di Gaza, oltre il 90% degli impianti idrici e di desalinizzazione è fuori servizio. Con il collasso delle infrastrutture, migliaia di famiglie sfollate non hanno altra scelta che affidarsi a fonti d’acqua contaminate, salate e non potabili.

NEI CAMPI PROFUGHI e nelle tende, la vita non si misura più in ore di sonno, ma in litri d’acqua che arrivano o non arrivano. Rahma Fadi, madre di sei figli che vive in una tenda vicino al campo profughi di Al-Maghazi, mi ha detto: «Quando i miei figli piangono dalla sete, do loro acqua salata e prego per la misericordia di Dio. Cos’altro posso fare?».

In un’intervista all’inizio di questo inverno, Fadi mi ha raccontato il calvario della sua famiglia. Dall’inizio del genocidio, non ha più accesso all’acqua potabile. Con gli impianti di desalinizzazione fuori servizio da molti mesi, la sua routine quotidiana e quella dei suoi figli è diventata una lunga attesa per un raro camion cisterna che potrebbe arrivare o meno.

Anche quando il camion arriva, l’acqua spesso non è potabile, conservata in taniche di plastica circondate da mosche.

LA LOTTA di Mahmoud Abu Rayan si intreccia con quella di Sajid Ashraf, dipendente del ministero della salute di Gaza e del comune di Al-Zahra. Ashraf, sposato e padre di due figli, lavora ogni giorno in prima linea affrontando le conseguenze della crisi idrica. Ashraf mi ha spiegato che la chiusura degli impianti di desalinizzazione a causa della carenza di carburante ha intensificato la crisi idrica, portando a un aumento delle malattie trasmesse dall’acqua nelle aree densamente popolate.

«Stiamo assistendo a un aumento dei casi di diarrea e avvelenamento, soprattutto tra i bambini e gli anziani. Lavorare in queste condizioni è estremamente difficile. La mancanza di risorse e l’immensa pressione sul sistema sanitario rendono la nostra missione più impegnativa, ma facciamo tutto il possibile per fornire assistenza medica e preventiva».

Ashraf ha anche parlato dei suoi sforzi ad Al-Zahra per aiutare a fornire acqua e pulire gli spazi pubblici al fine di ridurre la diffusione delle malattie: «Nonostante tutte le difficoltà, cerchiamo di essere un sistema di supporto per la comunità durante questa crisi».

La crisi idrica a Gaza non è solo un problema tecnico o logistico, ma una profonda catastrofe umanitaria che ogni giorno colpisce la vita di due milioni di persone. Mentre il blocco continua e il carburante rimane scarso, innumerevoli vite sono in bilico tra la sete e il pericolo. È necessaria una risposta internazionale urgente per alleviare queste sofferenze e garantire l’accesso all’acqua potabile a tutti coloro che ne hanno bisogno.