lunedì 16 febbraio 2026

da Pressenza del 10/02/2026

Foibe sì, foibe no. Come si arriva storicamente a quegli avvenimenti tragici

di Enrico Vigna


II parte

Con il fascismo furono distrutti e aboliti tutti gli enti e associazioni culturali, sociali e sportivi della popolazione slovena e croata; sparì ogni traccia pubblica dell’esistenza della popolazione croata e slovena. Furono abolite le loro scuole di ogni grado, cessarono di uscire i loro giornali, i libri scritti non in italiano divennero materiale sovversivo; con un decreto del 1927 furono forzosamente italianizzati i cognomi slavi, furono italianizzati anche i toponimi. Decine di migliaia di civili croati e sloveni furono deportati nei 200 campi di concentramento disseminati dall’Albania all’isola di Rab (Arbe), nell’Italia meridionale, centrale e settentrionale. Nel solo lager di Arbe/Rab (Jugoslavia) ne morirono 4.000 circa, fra cui 1500 donne e bambini, moltissimi vecchi, per denutrizione, stenti, maltrattamenti e malattie.

In un documento del 15 dicembre 1942, l’Alto Commissariato per la Provincia di Lubiana, Emilio Grazioli, trasmise al Comando dell’XI Corpo d’Armata il rapporto di un medico in visita al

Campo di Arbe, dove gli internati “presentavano nell’assoluta totalità i segni più

gravi dell’inanizione da fame“. La risposta a quel rapporto, scritta di suo pugno dal generale

Gastone Gambara sanciva: “Logico ed opportuno che campo di concentramento non significhi campo d’ingrassamento. Individuo malato = individuo che sta tranquillo“.

Come non ricordare qui la nota ai Comandi locali in Slovenia del generale Mario Robotti: “Chiarire bene il trattamento dei sospetti, cosa dicono le norme 4C e quelle successive? Conclusione: si ammazza troppo poco!”. Queste parole si rifacevano all’ordine del generale Mario Roatta, comandante della II Armata italiana in Slovenia e Croazia, il quale nel marzo del 1942 aveva diramato una Circolare 4C nella quale si sanciva: “…Il trattamento da fare ai ribelli, non deve essere sintetizzato dalla formula dente per dente ma bensì da quella testa per dente“.

Una disposizione che troverà una feroce e criminale applicazione nell’eccidio di Gramozna Jama in Slovenia, dove al termine della guerra furono riesumati resti di centinaia corpi di civili massacrati durante l’occupazione, per ordine dei comandi militari italiani; furono migliaia i civili falciati dai plotoni di esecuzione italiani, dalla Slovenia alla “Provincia del Carnaro“, alla Dalmazia fino alle Bocche di Cattaro e in Montenegro senza aver mai subito alcun processo.

Nel migliore dei casi, se dipendenti statali e ritenuti non ostili, furono trasferiti in regioni distanti dell‘Italia. Persino nelle chiese le messe potevano essere celebrate soltanto in italiano, le lingue croata e slovena dovettero sparire perfino dalle lapidi sepolcrali, queste stesse lingue furono bandite dai tribunali e da tutti gli uffici, negate nella vita quotidiana.

Migliaia di democratici italiani, socialisti, comunisti e cattolici che lottarono per la difesa dei più elementari diritti delle minoranze subirono attentati, arresti, processi e lunghi anni di carcere inflitti dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato.

Lo storico triestino Teodoro Sala su L’Espresso del 19/09/1996 ha documentato una prolungata serie di crimini di guerra compiuti da speciali reparti di occupazione, fra i quali si contraddistinsero per ferocia le Camicie Nere: “…rapine, uccisioni, ogni sorta di violenza perpetrata a danno delle popolazioni…”.

 

Prima di arrivare alla questione foibe, gli italiani “brava gente” in giro per il mondo, in meno di sessant’anni avevano già aggredito, invaso, occupato, decine di paesi e popoli. Come documentato ormai storicamente, massacrando, sterminando intere popolazioni, saccheggiando e devastando terre e paesi.

Questo il curriculum di aggressioni (non certo gloriose o onorabili) che l’Italia ha nella sua breve storia. Chiediamo ai “fondamentalisti” italioti (termine coniato da G. Bocca), cosa hanno da dire. Poi in Italia si potrà affrontare la questione foibe.

 

5/02/1885: occupazione di Massaua, Eritrea.

3/08/1889: occupazione di Asmara, Somalia.

16/07/1894: occupazione di Cassala, Sudan.

1/12/1895: inizio Guerra Abissinia contro l‘Etiopia.

1902: dopo la soppressione della Rivolta dei Boxer in Cina, l’Italia occupa Tientsin.

28/09/1911: inizia la guerra contro la Turchia per occupare la Libia.

5/10/1911: comincia l’occupazione della Libia.

26/04/1912: comincia l’occupazione delle isole greche del Dodecaneso.

23/05/1915: guerra all’Austria-Ungheria e assalto alle coste adriatiche jugoslave.

21/08/1915: dichiarazione di guerra all’Impero ottomano.

19/10/1915: guerra al Regno di Bulgaria

27/08/1916: dichiarazione di guerra all’Impero tedesco.

29/08/1923: occupazione dell’isola di Corfù.

7/04/ 1939: occupazione dell’Albania.

28/10/1940: aggressione alla Grecia.

6/04/: aggressione della Jugoslavia.

22/06/1941: aggressione all’Unione Sovietica.

 …Sappiamo come si sono concluse tutte…

 

Per non dilungarmi non affronto qui tutti gli altri coinvolgimenti militari del dopoguerra fino ai giorni nostri.

Quando una giornata del “ricordo” dei crimini italiani e della richiesta di perdono agli altri popoli, in questo caso a quello jugoslavo, per tutte queste vittime innocenti? Questo, sì rappresenterebbe storicamente un coraggioso atto di pace e riconciliazione definitiva.

Perché dover accettare che i carnefici diventino eroi oltre ad essere vergognoso, è anche oltraggioso verso la memoria storica di quella generazione di “ragazzi” che invece di andare a Salò o stare a guardare, è salita in montagna a combattere il nazifascismo pagando con la tortura e con la morte la scelta della lotta per la libertà.

Certi signori, di destra o sinistra, ormai c’è poca differenza elettorale, dimenticano che la riconciliazione c’è già stata: è avvenuta il 25 aprile 1945, con la sconfitta del fascismo, la cacciata dell’invasore nazista e la vittoria della lotta di liberazione nazionale, un paese lasciatoci in eredità da quegli italiani che con il loro sangue avevano ridato libertà e dignità all’Italia.

Per questo sottoscrivo e faccio mie le parole e il patrimonio morale di un italiano, giornalista, partigiano e antifascista, che ha combattuto per la nostra Italia: quella della giustizia e della dignità.

…La storiografia revisionista si è così riempita di pidocchi revisionisti che pretendono di cambiare gli accaduti, la memoria, la toponomastica, i libri di testo… Quelli che combattevano al fianco dei nazisti…volevano la fine delle libertà. Furono invece i Partiti della Resistenza, a recuperare le libertà…” I morti ” diceva Pavese “sono tutti eguali, partigiani e repubblichini”… Ma non erano uguali le loro storie, le loro idee. La pietà è una cosa che fa parte del sentimento umano solidale, ma la pietà per le idee non ha senso, non si può avere pietà per le idee barbare, assassine, non si può revisionare l’orrore, si può al massimo dimenticarlo… per pietà.  (G. Bocca)