da Confronti di dicembre 2025
Gaza. La voce di Fatima: dalle macerie verso la riconciliazione
di Rana Salman (co-direttrice palestinese di Combatants for Peace)
Sopravvissuta alle bombe a Gaza e alla perdita della sua famiglia, Fatima oggi guida a Betlemme la Palestinian Freedom School di Combatants for Peace. Insegna ai giovani la nonviolenza e la resistenza creativa, opponendosi all’odio con il dialogo. La sua voce, nata dal dolore, diventa un richiamo alla dignità e alla giustizia per tutti.
Nonostante la “tregua” siglata lo scorso ottobre, la guerra continua a pesare sulla vita quotidiana dei palestinesi. In questo contesto di sospensione fragile, la testimonianza di Fatima – sopravvissuta ai bombardamenti di Gaza e oggi attivista per la pace – riporta al centro la voce di chi vive la distruzione e sceglie comunque la riconciliazione. «Ho così tante cose da dire», inizia a bassa voce Fatima, «ma non so da dove cominciare». Madre di due figli, originaria di Gaza e attualmente coordinatrice della Palestinian Freedom School di Combatants for Peace – movimento israelo-palestinese di ex combattenti che promuove pace, uguaglianza e libertà per i due popoli – Fatima porta dentro di sé una perdita insopportabile e una speranza ostinata. Parla senza amarezza, anche se la sua storia avrebbe abbastanza elementi per giustificare sentimenti di rabbia: la casa della propria infanzia bombardata tre volte, il fratello e la cognata incinta uccisi, e lei stessa rimasta sepolta sotto le macerie per otto giorni prima che la Croce Rossa la trovasse viva. «Quegli otto giorni sono stati i più difficili della mia vita. Circondata dai suoni delle esplosioni, la mia famiglia e io abbiamo aspettato disperatamente finché la Croce Rossa non ci ha soccorsi.
La nostra casa era distrutta, così abbiamo passato 51 giorni rifugiati in una scuola, con cibo e acqua razionati», ricorda.
Fu il 2014, durante l’Operazione Margine di Protezione, la guerra tra Israele e Hamas durata 51 giorni tra l’8 luglio e il 26 agosto. Secondo la Commissione d’Inchiesta delle Nazioni Unite, il conflitto causò 2.251 morti palestinesi (di cui 1.462 civili, un terzo bambini) e 73 vittime israeliane (67 soldati e 6 civili). Hamas lanciò oltre 4.800 razzi verso Israele, mentre l’esercito israeliano rispose con più di 6mila raid aerei e 50mila colpi di artiglieria, distruggendo circa 18mila abitazioni a Gaza. Entrambe le parti, secondo l’Onu, commisero violazioni del diritto internazionale, ma Israele fu criticata per l’uso sproporzionato della forza, mentre i gruppi armati palestinesi per il lancio indiscriminato di razzi su aree civili israeliane.
DAL “CESSATE IL FUOCO” ALLA GUERRA
DI SOPRAVVIVENZA
Oggi Fatima vive a Betlemme, ma la sua famiglia – quattordici fratelli e sorelle con i rispettivi figli – è ancora a Gaza, dove ogni giorno lotta per sopravvivere.