da Domani del 26/01/2026
L’Occidente si è suicidato.
Carney dice la verità sulla fine del capitalismo.
di Sergio Labate
Il discorso del leader canadese a Davos ha squarciato il velo della menzogna. Ma c’è un paragone che è stato avanzato e che forse non è stato sottolineato abbastanza: ciò a cui stiamo assistendo è per il capitalismo globalizzato ciò che è stato per il comunismo il 1989.
La politica non è l’arte del dire la verità, piuttosto del dissimularla. Forse è per questo che il discorso del premier canadese a Davos ha così tanto colpito l’opinione pubblica. Perché di solito la menzogna appartiene ai potenti, tanto quanto dire la verità (senza essere ascoltati) è l’unico potere che rimane a chi è senza potere. E decisamente Mark Carney appartiene alla stirpe dei potenti, come la sua biografia mostra. Ma perché allora un potente dovrebbe scegliere all’improvviso di dire la verità? E in che consiste la verità che Carney ha scelto di pronunciare? La risposta alla prima domanda è semplice, quanto preoccupante: perché "siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione”.
Non possiamo più illuderci di stare dove siamo stati e non abbiamo la minima idea di dove stiamo andando. Si potrebbe dire che non può più bastare il realismo politico perché l'ordine che legittima le menzogne è scomparso. Non c’è più una realtà effettuale da preservare e così anche il compito dei potenti muta, non è più nascondere ma mostrare. L'unico merito di Carney è stato il coraggio della verità: vallo a spiegare alla pavidità del nostro governo che mentre una civiltà crolla si illude ancora che si possa continuare a non prender posizione.
Ma è la risposta alla seconda domanda che non è stata sottolineata abbastanza. La verità di Carney è che tutto ciò in cui abbiamo creduto finora era falso. O meglio, che nessuno ha mai creduto a ciò che a tutti è convenuto, cioè al fatto che l'ordine precedente fosse davvero giusto.
<<Il potere del sistema non deriva dalla verità, ma dalla disponibilità di tutti a comportarsi come se fosse vero>>.