venerdì 27 febbraio 2026

da Il Fatto Quotidiano del 25/02/2026

Congedo paritario per madri e padri, stop della Ragioneria e le destre lo affossano

di PDR


Nel giorno in cui l’inps ricorda che il divario occupazionale e salariale delle lavoratrici si continua a fondare, tra le altre cose, sul carico dei compiti di cura che resta in capo alle donne – tanto che hanno chiesto 15,4 milioni di giornate di congedo parentale, contro appena 2,8 milioni degli uomini –, il governo e il centrodestra bocciano la proposta di legge unitaria firmata da Pd, M5s, Azione, Italia Viva, Avs e +Europa per introdurre 5 mesi di congedo parentale obbligatorio sia per le madri che per i padri (questi ultimi ora hanno 10 giorni) e per portare il congedo parentale obbligatorio dall’80 al 100% (rispetto all’attuale sistema che prevede percentuali variabili tra l’80% e il 30%). La norma si sarebbe applicata non solo ai dipendenti, ma anche ad autonomi e liberi professionisti. Una bocciatura che ha provocato la rivolta delle opposizioni, con la segretaria del Pd, Elly Schlein, che ieri in conferenza stampa si è appellata alla premier Giorgia Meloni chiedendole di “ripensarci”. Evitare, insomma, “un trucchetto per affossare il testo, com’è già accaduto con il salario minimo”. Nonché “un’occasione persa di aprire un dibattito su una misura che sarebbe una rivoluzione culturale nel Paese”. La mattina è iniziata con la bocciatura della maggioranza di destra in commissione Bilancio della Camera della proposta di legge dopo che è arrivato lo stop della Ragioneria generale che ha dichiarato “inidonee” le coperture economiche. Le opposizioni hanno provato a chiedere una riapertura dei termini degli emendamenti per ragionare insieme sulla norma e cercare le coperture. Il provvedimento, infatti, prevede di coprire 3 miliardi all’anno a decorrere dal 2025 attraverso risparmi di spesa e maggiori entrate create dalla rimodulazione o soppressione dei sussidi ambientalmente dannosi (Sad). Secondo la Ragioneria, gli oneri complessivi sono invece superiori a 3,7 miliardi nel 2026 e 2027, fino a salire a 4,5 miliardi dal 2035. Il testo è poi approdato alla Camera per la discussione generale dove per soli 23 voti di scarto è stata bocciata la proposta di rinvio chiesta dalle opposizioni. Poi è stato affossato tutto il testo, con 136 voti favorevoli e 111 contrari. “È un no a una misura che sarebbe una rivoluzione culturale nel nostro Paese”, continuano a ripetere le opposizioni. “È un’altra porta chiusa in faccia, ma continueremo a insistere”, promette il leader di M5S, Giuseppe Conte.