da Il Manifesto del 06/02/2026
Portuali di tutto il mondo uniti contro le guerre e il trasporto di armi
di Alex Giuzio
Per la prima volta i lavoratori portuali scioperano nello stesso giorno sulle banchine di tutto il Mediterraneo e del Mare del Nord, con adesioni anche in Colombia, Venezuela, Brasile e Stati uniti. La manifestazione è stata indetta per oggi dai sindacati Enedep (Grecia), Lab (Paesi Baschi), Liman-Is (Turchia), Odt (Marocco) e Usb (Italia) per opporsi alle guerre nel mondo e denunciare il peggioramento delle condizioni di lavoro e dei salari. Cortei e iniziative sono in programma in tutti i principali porti d’Europa, Nord Africa e Medio Oriente, dal Pireo a Bilbao, da Tangeri ad Amburgo. In Italia si sciopera a Genova, Livorno, Trieste, Ravenna, Ancona, Civitavecchia, Salerno, Bari, Crotone, Palermo e Cagliari.
I portuali hanno una lunga storia di scioperi, ma una mobilitazione così ampia non si vedeva dalle proteste dei primi anni 2000 contro le liberalizzazioni della direttiva Bolkestein. Questa volta l’iniziativa è ancora più trasversale e globale. Lo sciopero è l’apice di una serie di agitazioni contro i traffici bellici partite a Genova nel 2019, quando i camalli hanno bloccato il porto per chiedere il rispetto della legge 185/1990 che vieta l’invio di armi ai paesi in guerra. Allora il destinatario era l’Arabia Saudita che bombardava lo Yemen, poi sono scoppiati i conflitti in Ucraina e Palestina che hanno fatto crescere gli ordini di armi.
Le mobilitazioni sono aumentate di conseguenza, estendendosi a Livorno, Napoli e via via agli altri scali, fino a culminare con lo sciopero generale dello scorso settembre per la Global Sumud Flotilla. Nonostante il divieto, varie inchieste giornalistiche hanno dimostrato il transito di armamenti dai porti italiani. Il 4 febbraio 2025 a Ravenna è stato sequestrato un carico di componenti per cannoni destinato a Israele. Analoghe proteste sono avvenute in Grecia, dove lo scorso luglio i lavoratori del Pireo hanno bloccato un carico di acciaio militare per Tel Aviv.
«Non vogliamo dedicare il nostro lavoro all’industria bellica», dice Markos Bekris, presidente di Enedep. «I porti europei non possono diventare la base logistica di Israele per il massacro dei palestinesi. La mobilitazione internazionale serve a unire le voci in una protesta congiunta contro tutte le guerre, le disuguaglianze e lo sfruttamento». I portuali in Ue sono circa 250.000 secondo la European transport workers’ federation, di cui 16mila in Italia in base a una ricerca di Randstad. Ma la loro iniziativa punta a coinvolgere la società civile, confermando lo storico ruolo d’avanguardia di questi lavoratori nel conflitto sociale. «Il transito di armi è un problema sia legale che etico», dice José Nivoi, coordinatore nazionale Usb per i portuali e portavoce del Calp di Genova. «Non vogliamo essere complici di un traffico che serve a uccidere adulti e bambini innocenti».
Gli organizzatori hanno intrecciato la protesta con un altro tema universale, quello dei salari: «Lo stipendio di un portuale va dai 1700 ai 2500 euro al mese, a seconda dei turni», spiega Nivoi. «Fino a pochi anni fa era una cifra dignitosa, ma dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina sono aumentati l’inflazione, l’energia, il cibo, i tassi sui mutui. Il rinnovo dei contratti ha previsto un aumento di 120 euro netti al mese dal 2027, che non basta a coprire il maggiore costo della vita». Tutto ciò, conclude, «mentre gli armatori hanno aumentato enormemente i loro profitti e i governi investono sul riarmo anziché sulle pensioni e i sostegni ai poveri».
I portuali sono preoccupati di perdere il lavoro anche a causa dell’automazione sempre maggiore nelle operazioni di carico e scarico. Randstad conferma che tra il 1980 e il 2020 i portuali sono diminuiti del 28%, a fronte di un aumento del traffico merci del 21%. Di questo hanno beneficiato le grandi compagnie di navigazione come l’italo-svizzera Msc, leader col 20% della logistica marittima globale e una flotta di 963 portacontainer. Oltre cento navi sono state acquistate o noleggiate solo nell’ultimo anno grazie ai fatturati record. Nel 2022 (ultimo bilancio pubblicato) ha raggiunto gli 86,4 miliardi di euro con un utile netto di 36,2 miliardi. Disparità che riguardano non solo i portuali, ma tutti i cittadini.