martedì 17 febbraio 2026

da Adista del 24 gennaio 2026

Le scelte sconsiderate dell’Unione Europea e dell’Italia

di Claudia Fanti


Sono passati poco più di 10 anni dallo <<storico>> Accordo di Parigi, salutato con tutta la retorica di rito da governi e mezzi di comunicazione come un passo decisivo nella lotta al riscaldamento globale, ma il suo proposito di fissare <<ben al di sotto dei 2°C, puntando all'obiettivo di 1,5°C>>, il limite all'aumento della temperatura globale è rimasto carta straccia: se, stando ai dati del Copernicus Climate Change Service, il 2025 è stato il secondo anno più caldo mai registrato, a pari merito con il 2023 e dietro solo al 2024, sembra dimostrato che la temperatura media globale per il periodo 2023-2025 abbia superato la soglia dell’1,5°C, la prima media triennale a registrare il superamento di quel limite invalicabile.

Da allora, non solo si è fatto poco o nulla, come ha ultimamente rivelato anche la COP30 di Belém, ma anche chi era l'avanguardia nella lotta al cambiamento climatico, come l'Unione Europea, ha registrato significativi passi indietro.

Dopo mesi di progressivo smantellamento del Green Deal, è ormai evidente, infatti, che la sostenibilità non rappresenti più una priorità per la Ue: come ha evidenziato il Wwf Italia nel suo bilancio di fine anno, <<il 2025 è stato l'anno della retromarcia dell'Unione europea sui temi ambientali e climatici. Le istituzioni europee, sotto la pressione degli Stati membri (a partire dal governo Meloni), di grandi gruppi industriali e di ingerenze esterne all’Unione (a partire dall’amministrazione Trump), stanno smantellando il Green Deal per inaugurare un Black and War Deal. Questo in nome di una “semplificazione” che in realtà nasconde una sistematica distruzione delle tutele dell’ambiente e della salute dei cittadini conquistate negli ultimi decenni. Gli investimenti si sono spostati sull’acquisto e sulla produzione di nuove armi e non sui reali bisogni degli europei>>.

Ce n’è per tutti i gusti: si va dal rinvio del regolamento per fermare la deforestazione al ridimensionamento degli obiettivi climatici, con il target -90% al 2040 sceso sotto l’85%; dall’Omnibus Ambiente di dicembre 2025 con cui la Commissione europea ha messo in discussione pilastri fondamentali della protezione ambientale dell’Unione alla piena realizzazione della controriforma della Politica agricola europea 2023-2027 avviata dopo le proteste dei trattori nel 2024; dall’indebolimento delle regole su trasparenza e responsabilità delle imprese al via libera senza limiti ai pesticidi.

E, all’interno della Ue, a distinguersi come uno dei Paesi più impegnati a sotterrare la lotta al cambiamento climatico è stata sicuramente l’Italia, benché, secondo il bilancio di fine anno tracciato dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente, il 2025 sia stato il secondo anno con più eventi meteo registrati in Italia negli ultimi 11 anni, con 376 fenomeni estremi nella Penisola, per un aumento del 5,9% rispetto al 2024.

<<Ancora una volta l’Italia - ha commentato il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani - si è fatta trovare impreparata di fronte a una crisi climatica che è una dura realtà sul territorio nazionale da molti anni. Le immagini di quanto accaduto in diverse regioni, dalle alluvioni alla grande siccità, parlano da sole. E a pagarne lo scotto sono come sempre i cittadini, i territori, le imprese e più in generale l’economia del Paese>>.

E se restavano ancora dei dubbi su quanto poco contino le politiche ambientali per il governo Meloni, ci ha pensato la Legge di bilancio a dissolverli, con una serie illimitata di tagli: per le politiche per il miglioramento della qualità dell'aria, di 79 milioni di euro per il 2026 e 94 milioni rispettivamente per il 2027 e il 2028; per il Soccorso civile di 0,9 miliardi; per Energia e diversificazione delle fonti energetiche, di 133, 129 e 102 milioni di euro rispettivamente per gli anni 2026, 2027 e 2028; per il Diritto alla mobilità e sviluppo dei sistemi di trasporto, di 2,8 miliardi; per Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente, di 241 milioni nel 2026, 147 nel 2027 e 127 nel 2028, con buona pace del dissesto idrogeologico. E a ciò si aggiungono i dati sempre più sconfortanti del consumo di suolo diffuso dall’Ispra, con altri 84 km quadrati cancellati nel 2024, il 16% in più rispetto all’anno precedente e il dato più negativo da quando è iniziata la misurazione nel 2012.