martedì 17 febbraio 2026

da Il Manifesto e Domani del 10/02/2026

Ladri e biciclette…

Il caporalato dei rider. 

<<Glovo regolarizzi tutti i 40mila sfruttati>>


Sfruttati approfittando del bisogno 40mila rider, quasi tutti stranieri. E’ l’accusa della Procura di Milano che ha messo in amministrazione giudiziaria la società che gestisce le consegne per Glovo. <<12 ore di lavoro al giorno per 7 giorni e una paga sotto la soglia di povertà>>.


Glovo, marchio spagnolo di consegne a domicilio, avrebbe messo in piedi un sistema di sfruttamento approfittando delle condizioni di bisogno dei migranti in cerca di lavoro. Sono le conclusioni a cui è giunta la procura di Milano, a seguito dell’inchiesta condotta dal pm Paolo Storari sulla scorta di quelle contro il caporalato nelle filiere produttive dell’alta moda.

I RIDER, ASCOLTATI per mesi dagli inquirenti, hanno fornito testimonianze univoche sul sistema di caporalato causato da un algoritmo che collega la retribuzione alla performance. Lo stesso algoritmo, peraltro, permette anche di controllare i lavoratori: «Se fai ritardo o ti fermi ti contattano per chiedere spiegazioni», ha dichiarato un fattorino alla procura. Il risultato è che, nonostante sulla carta i riders impiegati da Glovo risultino lavoratori autonomi con partita Iva in regime forfettario, in realtà sarebbero in tutto e per tutto lavoratori subordinati.

«L’etero-organizzazione algoritmica della prestazione lavorativa è compatibile con l’applicazione della disciplina del lavoro subordinato», si legge nel decreto di controllo giudiziario in via d’urgenza disposto dai magistrati. Per di più con stipendi da fame: le remunerazioni, tra 700 e 1.100 euro lordi per 12 ore di lavoro (2,50 euro a consegna), 7 giorni su 7, in qualsiasi condizione meteorologica, risultano molto inferiori al contratto nazionale di riferimento. E anche sotto la soglia delle povertà. Quindi per Storari, che cita nel provvedimento le sei sentenze con cui la Cassazione è intervenuta per precisare il concetto di «salario minimo costituzionale», si tratta di condizioni contrarie a un’esistenza «libera e dignitosa» come sancita dall’art 36 della Costituzione

PER QUESTO LA PROCURA ha messo sotto amministrazione giudiziaria Foodinho srl, la società italiana che gestisce il servizio di consegne a domicilio di Glovo. L’amministratore giudiziario Andrea Adriano Romanò affiancherà il management della società per correggere le storture e regolarizzare i 40 mila lavoratori impiegati in Italia da Foodinho srl, di cui 2mila a Milano, dove ha sede la società. Indagato come persona fisica l’amministratore unico spagnolo Oscar Pierre Miquel per sfruttamento del lavoro. Secondo la procura l’ad avrebbe gestito l’azienda, un colosso delle consegne a domicilio che fattura 255 milioni di euro, con «una politica di impresa che rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità».

LE PESANTI CONDIZIONI di sfruttamento denunciate dai ciclofattorini risultavano quindi dovute a «situazioni deliberatamente ricercate e attuate» attraverso un «modello organizzativo» tutto incentrato sull’app. «Non esiste alcun contatto umano» in Glovo, si legge nei 41 verbali dei rider (quasi tutti provenienti da Pakistan, Bangladesh, Nigeria) raccolti dai carabinieri del Nucleo ispettorato lavoro di Milano. Tutto il ciclo è regolato da un software che assegna l’incarico, traccia la sua esecuzione, «governa l’allocazione del lavoro e incide sulla continuità delle occasioni di guadagno tramite parametri di performance (accettazione, puntualità, disponibilità)», ha spiegato la procura.