da ISPI del 20/02/2026
Dalla batteria al metallo: la nuova competizione per la black mass
di Asia Pesce - Ricercatrice
Il riciclo delle batterie sta diventando sempre più strategico per ridurre le vulnerabilità sulle CRM. Tra capacità di trasformazione e regolamenti, emergono alcune divergenze tra UE e Cina.
Il mercato delle auto elettriche, oggi in forte espansione per ridurre la dipendenza dei paesi dal petrolio e raggiungere gli obiettivi della transizione verde, pone l’attenzione su una questione destinata a rimanere centrale nei prossimi anni: il riciclo delle batterie elettriche. Il tema è cruciale non solo perché il numero di batterie a fine vita è destinato ad aumentare rapidamente, ma anche perché dal loro riciclo è possibile ottenere la cosiddetta black mass, una polvere nera sottile contenente materie prime critiche come litio, cobalto, manganese e nichel.
La gestione della black mass è oggi al centro del dibattito in numerosi paesi poiché rappresenta un nodo strategico per la sicurezza delle catene di approvvigionamento delle materie prime critiche, per la competitività industriale e per il controllo delle future filiere della transizione energetica.
Le prospettive di crescita del settore sono significative. Il numero di batterie da riciclare, in particolare quelle agli ioni di litio, la cui tecnologia oggi è largamente usata nel settore automotive, è destinato ad aumentare in modo consistente nei prossimi anni. Si stima che il mercato globale del riciclo di queste batterie possa superare i 10 miliardi di dollari nel 2030 e crescere ulteriormente del 77% entro il 2033.
Figura 1 – Previsione del mercato mondiale del riciclo delle batterie agli ioni di litio dal 2023 al 2033 (in miliardi di dollari USA)
Fonte: BIS Research, “Forecast Lithium-ion Battery Recycling Market Worldwide from 2023 to 2033 (in Billion U.S. Dollars)”, Statista, Statista Inc., 1 maggio 2024
Come si ottiene la black mass
Una volta giunte a fine vita, le batterie elettriche vengono sottoposte a un processo di pretrattamento che comprende lo smontaggio e la frantumazione da cui si ottiene la black mass. In alcuni casi, tuttavia, le batterie possono essere destinata ad una seconda vita in applicazioni a minore densità energetica, come i sistemi di accumulo di energia, per poi essere riciclate. Nel 2035, il peso totale delle batterie agli ioni di litio a fine vita è stimato in 1,99 milioni di tonnellate, di cui 1,35 milioni destinate al riciclo diretto e 640.000 al riciclo dopo un utilizzo in seconda vita.
Normative europee e cinesi e il ruolo del Sud-est asiatico
Per recuperare le materie prime critiche, la polvere deve essere ulteriormente raffinata attraverso processi complessi e sensibili dal punto di vista ambientale. Proprio per questo, nel marzo 2025 l’Unione Europea ha modificato la normativa sulla black mass, limitandone l’esportazione nei paesi non appartenenti all’OCSE e incentivando il riciclo all’interno dei confini europei. L’obiettivo è rafforzare l’autonomia strategica dell’UE e ridurre la dipendenza dalla Cina, oggi leader nella lavorazione del materiale. Tuttavia, allo stato attuale, l’Unione Europea non dispone di una capacità industriale sufficiente per trattare interamente la black mass e molti progetti industriali sono spesso soggetti a ritardi o cancellazioni. Ne deriva un paradosso strutturale: l’UE mira a trattenere la black mass all’interno dei propri confini, ma non è ancora in grado di lavorarla su scala adeguata.
Parallelamente, anche la Cina ha rivisto nel 2025 la propria normativa riguardante le importazioni di black mass, mostrando una maggiore disponibilità ad allentare le restrizioni per garantire maggiori volumi alla propria industria del riciclo. In particolare, se la polvere risulta sufficientemente “pulita” e correttamente selezionata, non verrà più classificata come rifiuto, aprendo le porte della Cina a flussi globali di black mass, che contribuiscono ad alimentare la sua vasta, ma attualmente sottoutilizzata, capacità di trasformazione e riciclo. Il paese, infatti, controlla oltre l’85% della capacità globale e mira a mantenere i propri impianti operativi e adeguatamente riforniti.
In questo scenario, il Sud-est asiatico sta assumendo un ruolo sempre più rilevante come area di compensazione di questi squilibri. Paesi come Corea del Sud, già leader nella lavorazione del materiale, ma anche Malesia e Indonesia stanno emergendo come poli di lavorazione intermedi, in grado di assorbire parte dei flussi di black mass che non trovano sbocco immediato in Cina. Qui, il materiale di qualità inferiore viene ulteriormente trattato per raggiungere gli standard richiesti dal mercato cinese prima della riesportazione.
Le sfide future
La black mass sta rapidamente passando da sottoprodotto del riciclo a risorsa strategica contesa a livello globale. Per i paesi, il vero fattore competitivo non sarà la disponibilità del materiale, quanto la capacità di riciclarlo e trasformarlo in valore economico e industriale, rafforzando il proprio ruolo in un settore destinato a diventare sempre più centrale e riducendo la dipendenza dalle importazioni di materie prime. In assenza di un rapido rafforzamento delle infrastrutture di raffinazione e di un migliore coordinamento tra politiche industriali e capacità produttiva, il rischio per l’Unione Europea è quello di rimanere un esportatore di materia prima secondaria, lasciando ad altri paesi il controllo delle fasi a maggior valore aggiunto della filiera.