domenica 15 febbraio 2026

da Pressenza del 10/02/2026

Foibe sì, foibe no. Come si arriva storicamente a quegli avvenimenti tragici

di Enrico Vigna


I parte


In queste settimane è tornata in primo piano  la questione “foibe”, con l’occasione della “giornata del ricordo”, viene riesumata questa vicenda, spesso utilizzata a meri fini propagandistici ed ideologici, da politicanti di basso livello culturale e storico, o da propagandisti faziosi e senza alcun spirito di cercare un percorso di “riconciliazione” nazionale, come fu per una tragedia vera, come quella dell’apartheid in Sudafrica, voluta e guidata da Nelson Mandela insieme alla controparte Frederik de Klerk.

In questa “Italia” dove lo spessore storico e culturale, per non dire etico, dei politici nostrani è ai minimi della storia della Repubblica italiana, per ottenere un pugno di voti in più, si utilizzano la morte e le tragedie di essere umani tragicamente vittime degli eventi storici di oltre 80 anni fa.

Questo è un paese e anche una gran parte della popolazione, che non ha mai fatto i conti con la propria storia e con i propri orrori e crimini compiuti in giro per il mondo. Atto storico fatto da Germania e Giappone, per esempio. Qui persiste la vulgata dell’ ”italiani brava gente” per affrontare la questione “foibe”, con relative tragedie connesse e innegabili, per alcuni versi, come storicamente sopravvengono in qualsiasi frangente storico di guerra, dove si compiono vendette personali, frutto di rancori, odi di gente esasperata da vessazioni e violenze precedenti.

Io penso che invece di polemizzare manicheamente, senza arrivare a nessuna sintesi storica, che certamente non interessa ai “fondamentalisti” nostrani, tutti impegnati a rinfocolare odi, rancori, razzismi etnici, solo per una “guerricciola” elettorale, occorrerebbe ripartire dalla STORIA, con i suoi atti, fatti, passaggi che hanno portato agli anni in questione. Ora tutti sono documentati e inoppugnabili, se ci si attenesse a questi, auspicando onestà intellettuali e giornalistiche, sicuramente rare da trovare, ma ci sono, con un confronto e una sintesi non di parte, ma come giudizio storico, forse si potrebbe chiudere quel periodo e permettere ai familiari delle vittime delle due parti di piangere i propri morti, tutti da rispettare tranne quelli di carnefici, fanatici, torturatori o criminali. Silenziando e togliendo così fiato e benzina, per appiccare odi e divisioni per i loro sporchi pugni di voti elettorali, i fondamentalisti patriottardi sciovinisti. Ribadendo che “patriota” è un termine nobile, di grande dignità, di uomini e donne che combattono per la difesa della propria terra, della propria gente, della propria indipendenza, termine non usufruibile per chi aggredisce, invade, occupa, sottomette altri paesi e popoli.

Si comprendono i “ragazzi di Salò” e si accusano i “massacri dei partigiani jugoslavi”, si dedurrebbe anche italiani, visto che sono stati decine di migliaia i partigiani italiani che hanno combattuto contro il nazifascismo in Jugoslavia, e sono morti in quelle terre per riscattare l’onore di un intero popolo, macchiato e infangato da vent’anni di fascismo e colonialismo contro altri popoli, tra cui quello jugoslavo, che mai nella storia hanno aggredito il nostro paese.

Il mito degli italiani “brava gente” è fondato sulla rimozione storica dei crimini di guerra commessi dall’esercito italiano nelle colonie e nei territori invasi e occupati della 2° guerra mondiale; la nostra storia nazionale è ricca di rimozioni e “dimenticanze” di quello che è stato fatto ad altri popoli e paesi. Dagli archivi delle Nazioni Unite emerge un dato che dovrebbe far vergognare i “fondamentalisti sciovinisti” che campano sulla questione foibe. Personalmente, verso questi  avvenimenti, sicuramente tragici, mantengo un profondo rispetto per chi fosse perito innocente.

Secondo le Nazioni Unite: solo per il periodo coloniale e della 2° guerra mondiale, i fascisti e l’esercito italiano hanno UCCISO oltre UN MILIONE di persone, di cui 300.000 nella sola Jugoslavia, tutto documentato dallo storico americano M. Palombo, il cui lavoro per la BBC inglese “Fascist Legacy” è stato utilizzato anche dalla TV “La 7”, dopo alcuni decenni di censura sulle reti TV pubbliche italiane.

800 Italiani furono dichiarati “criminali di guerra” dalla “Commissione per i crimini di guerra delle Nazioni Unite” e mai processati.

Nei 200 campi di concentramento italiani, furono rinchiusi più di 100.000 jugoslavi (uomini, donne, bambini, e dove 11.606 vi morirono (quelli accertati), oltre che di fame anche di sete.

Quasi 200˙000 furono i civili falciati dai plotoni di esecuzione italiani, in quanto “ribelli e banditi”.

Un milione e ottocento mila jugoslavi massacrati da tedeschi e italiani, 4.000 i caduti italiani: invasori non va dimenticato.

Il rapporto tra le vittime italiane e quelle slave è di 4.000 contro 1.800.000 che corrisponde allo 0,002, ma i massacratori e inumani, sono considerati gli “slavi”.

Nella sola Istria furono 80˙000 gli slavi che in tre anni dovettero fuggire all’estero, per non essere spazzati via dalla barbaria fascista o deportati nei lager italiani.

I morti accertati nelle foibe sono stati circa 2˙000, chi dice anche 3˙000 (e non ci può essere nessun rallegramento, al contrario rispetto, di fronte a cifre che trattano di morte), ma va sottolineato che i fascisti e i collaborazionisti col nazismo in quelle zone, furono alcune decine di migliaia, che compirono ogni genere di atrocità e crimini contro la popolazione civile, documentata storicamente in studi, archivi e in alcuni documentatissimi libri che sono a disposizione di tutti. Oltre alle migliaia di insegnati delle scuole italiane (quelle slave furono chiuse), dipendenti delle amministrazioni pubbliche, dove non potevano esserci slavi, di preposti alla sanità, italiani perché non potevano esserci slavi e così via. Non si può, mediante l’utilizzo di alcuni fatti, revisionare storicamente e ribaltare i processi storici avvenuti e non contestualizzarli. E’ un operazione antistorica e faziosa, senza alcuna scientificità e credibilità, smaccatamente razzista, al di là delle opinioni soggettive.

Un confronto deve partire dall’aggressione militare dell’aprile 1941, sbocco di quanto già era stato fatto in termini di snazionalizzazione, vessazione e persecuzione etnica di altri popoli, fino ad arrivare alle vere e proprie deportazioni, dalle infami e criminali politiche fasciste italiane, contro le popolazioni slave da sempre residenti nelle regioni del confine orientale, mischiate e coabitanti al di là dell’aspetto etnico; politica che teorizzava l’espansionismo e lo sciovinismo come obiettivi da conseguire. Senza dimenticare che già nel 1918 furono oltre 500˙000 gli sloveni e croati “inglobati” dall’Italia di allora, il vizietto espansionista  era quasi un dato di fatto.

Dopo il 6 aprile 1941, con l’occupazione e l’annessione di territori jugoslavi in cui non abitava neppure un italiano, furono inclusi illegittimamente entro i nuovi confini occupati, altre centinaia di migliaia di jugoslavi, il cui trattamento da parte dello Stato italiano fu la repressione più spietata, le fucilazioni, gli incendi di villaggi, la deportazione in campi di concentramento di decine di migliaia di donne, vecchi, bambini, e la morte di migliaia di essi. Questi gli esiti dell’“espansionismo italiano”, argomento assolutamente rimosso, mai diventato “memoria collettiva” e mai citati dai fondamentalisti nostrani. Tutti i fautori e i fiancheggiatori del “revisionismo storico” ( compreso  l’on. Fassino e i suoi soci di partito) dovrebbero guardarsi una cartina etnica di queste terre, suggerisco quella redatta nel 1915 da Cesare Battisti (un nome che dovrebbe essere una garanzia) in “La Venezia Giulia. Cenni geografico-statistici”, pubblicato nel 1920 dall’Istituto Geografico De Agostini. Battisti attribuiva per la Venezia Giulia, nel suo complesso, la seguente composizione nazionale, in percentuale:Italiani: 43,09 – Sloveni: 32,23 – Croati: 20,64 – Tedeschi: 3,30Dunque gli “slavi” erano il 52,87 per cento. Per quanto riguarda l’Istria in particolare:Italiani: 35,15 – Sloveni: 14,27 – Croati: 43,52 – Tedeschi: 3,51Dunque gli “slavi” erano il 57,79 per cento.Come si vede i territori rivendicati durante la seconda guerra mondiale dall’“espansionismo slavo” era abitati in maggioranza da “slavi”. Questa non è un’opinione personale, sono dati storici.

 

Già nei primi anni ’20  lo squadrismo italiano in camicia nera, rafforzato dai fascisti triestini, si rese protagonista di feroci violenze e aggressioni con molti morti e feriti nella popolazione civile.

Persino gli stessi storici fascisti, tra i quali l’istriano G.A. Chiurco,  nell’esaltare le imprese squadriste e renderle gloriose, ha involontariamente, documentato inoppugnabilmente

i crimini compiuti di assassinii di antifascisti italiani come Pietro Benussi a Dignano, Antonio Ive a Rovigno, Francesco Papo a Buie ed altri, oltre alle devastazioni e distruzioni delle Camere del lavoro e delle Case del popolo, alle sanguinarie spedizioni nei villaggi abitati da croati e sloveni della regione.

Anche nel mio libro “Pagine di storia rimosse”, nel diario che ho riportato del cappellano militare Don Pietro Brignoli, sono documentati e testimoniati gli orrori e i crimini compiuti in quei territori, purtroppo anche di soldati italiani, non solo dai fascisti.