domenica 15 febbraio 2026

da L’Eco del Chisone del 04/02/2026

Un patto per il futuro

di Derio Olivero - Vescovo di Pinerolo


Sono a Bari. E’ notte. Prima di coricarmi ripenso alla giornata trascorsa. Come d’abitudine cerco tre cose belle di oggi. San Nicola, la Cattedrale e la firma del patto. Prima dell'inizio dei lavori avevo un'ora libera. Ho fatto quattro passi in Bari vecchia e visitato le due chiese. Il quartiere si trova tra i due porti, all'interno delle antiche mura. Ha vicoli stretti, tipicamente medievali. Le case hanno mura del colore caldo. Passeggiando si entra in un altro tempo. E’ vero quanto scriveva Italo Calvino di questo luogo: "Si moltiplica all'infinito la vecchia Bari, grazie a Dio, cresce nuova e non muore mai”. Le due chiese sono un meraviglioso esempio di romanico pugliese: accoglienti, essenziali, dolci. Il corpo di San Nicola parla di un antico legame con l’oriente. Ma la cosa più bella, oggi, è stata la firma del patto tra le Chiese che sono in Italia. Un evento storico. Ci tenevo davvero tanto. E’ stata una grande emozione vedere i responsabili delle Chiese avvicendarsi nelle firme: il cardinale Zuppi, cattolico; il vescovo Siluan, ortodosso romeno; il vescovo Polycarpos, della Sacra Arcidiocesi Ortodossa; Jules Cave Bergquist, della Chiesa Anglicana; Daniele Garrone, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche… Per la prima volta siamo giunti ad un patto comune. Un primo passo per una "via italiana del dialogo”. Mentre nel mondo ci si divide, si alzano muri, si accendono guerre, noi firmiamo un patto di cammino comune. Non è un fungo che sorge all’improvviso. Ci abbiamo lavorato tre anni. L'abbiamo sognato, desiderato, costruito con coraggio e pazienza. Tre anni di incontri, di ascolto, di dialogo. Oggi la firma. Posso andare a dormire più che soddisfatto. Le religioni stanno raccogliendo la sfida: diventare un esempio di dialogo in una società sempre più frammentata. Un esempio di collaborazione in una società sempre più competitiva. Diventare capaci di lavorare insieme per migliorare la coesione sociale. Una vera sfida, una bella opportunità. In un libro che sto leggendo trovo questa affermazione: "La vita si sporge oltre se stessa nella tensione a quel che la rende degna di essere vissuta”. Ciascuno di noi si sporge oltre se stesso per trovare un senso, per costruire un mondo migliore. Non ci accontentiamo di “funzionare". Abbiamo sete di un senso, un gusto. Cerchiamo motivazioni alla ragione della nostra vita e alle difficoltà che incontriamo e per reggere nei momenti difficili. E proviamo a migliorare il mondo o, almeno, il pezzetto di mondo che ci capita di abitare: casa, ufficio, negozio, scuola. Una buona religione deve offrire senso e compimento. Una buona religione deve appassionare alla cura di questo mondo. Una buona religione deve contribuire a creare comunità. Insieme le religioni possono contribuire ad offrire questi doni alla società, anche alla nostra società fortemente secolarizzata, spesso allergica verso le istituzioni religiose. Abbiamo firmato un patto. Ora siamo impegnati a non abbandonare il tavolo, a non venir meno al dialogo e alla collaborazione, qualunque cosa capiti nel mondo. Una responsabilità che apre un cammino. Per dare fiducia ed entusiasmo ai credenti. Per contribuire al cammino di tutti. Proviamoci insieme.