da QualeVita di dicembre 2025
La salvezza non si compra
di Paolo Squizzato - prete e scrittore di Trieste
Luca 13,22-30
Il dramma di un certo cristianesimo è credere che il compimento della vita - se vogliamo la salvezza - si raggiunga accumulando pratiche e meriti: l'ascolto della Parola proclamata <<tu hai insegnato nelle nostre piazze>> (v. 26b), la partecipazione all’eucaristia: <<abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza>> (v. 26), o una condotta morale irreprensibile, irrobustita da sacrifici e da sforzi.
Ma è proprio qui che Gesù spiazza. A chi crede tutto ciò egli dice: <<Non so di dove siete. Allontanatevi da me" (Lc 13,25-27). Come a dire: non è questa la via. La porta resta chiusa per chi pretende di bussare con le credenziali del proprio io. Paradosso divino: saranno accolti alla mensa del Regno quelli che vengono da lontano, dagli orizzonti impuri e nemici - gli scartati, i dimenticati, coloro che la storia ha sempre marchiato come perduti. L’esperienza del compimento è ad appannaggio di chi non se l'è mai nemmeno immaginato.
E’ il perduto che si salva, non il giusto che si vanta.
Gesù ci chiede una rivoluzione dello sguardo: non è l’ego a conquistare il cielo. Non è lo sforzo a edificare la salvezza. Possiamo dire che è come dono che precede, grazia che avvolge, presenza che non si merita. Simone Weil lo disse con parole taglienti: <<La grazia è senza sforzo>>.
Ogni logica del merito, ogni tentativo di comprarsi la salvezza, svuota la croce del suo senso. La croce non è premio, ma gratuità offerta ai ladroni di ogni tempo, a chi non ha nulla da esibire.
Ma allora, che cosa significa il grido di Gesù: <<Lottate per entrare per la porta stretta>> (Lc 13,24)? Non certo lottare per essere buoni, per meritare. Il testo greco parla di agonizesthe: combattete. Ma contro che cosa? Contro le maschere religiose che ci avvolgono, contro l'illusione di essere dalla parte giusta, contro la presunzione dei meriti. E’ questa presunta ricchezza spirituale a impedirci di essere raggiunti dall’Amore.
La porta resta chiusa a chi vive come servo davanti a un Dio padrone; si spalanca invece a chi riconosce di essere povero, smarrito, ferito. Perché è da quella ferita che scorre il fiume della misericordia.
Eppure, non si tratta di un quietismo passivo, di attendere con inerzia che un Dio venga a salvarci. No. Per questo Gesù insiste: <<Lottate!>>. Ci vuole più forza ad accogliere di quanta ne serva a conquistare.
Ci vuole più coraggio a tendere le mani vuote che a stringerle nel pugno della conquista.
E’ più difficile vivere da figli liberi che da schiavi religiosi. Più arduo aprire il cuore all’amore gratuito, che piegare la schiena per guadagnarselo.
La porta stretta è allora passaggio dalla conquista all'accoglienza, dal possesso al dono, dalla paura a lasciarsi amare.