domenica 22 febbraio 2026

da Riforma del 20/02/2026

La Calabria affonda, e nessuno guarda

di Tommaso Scicchitano


Mentre scrivo, il ciclone Oriana si abbatte sulla Calabria. E’ il terzo evento estremo in meno di un mese, dopo Nils e prima ancora Harry, che a gennaio ha provocato danni stimati in 741 milioni di euro nella sola regione. Le raffiche superano i 100 km/h, i fiumi rompono gli argini, le frane isolano intere comunità. Ma sui telegiornali nazionali, questa sera, si parlerà d’altro.

<<Il giornalismo è diventato spettacolo>>, mi dice Carlo Tansi, geologo del CNR ed ex direttore della Protezione Civile calabrese. 

<<Niscemi ha attirato l'attenzione perché le case si sbriciolavano in diretta. E’ lo spettacolo del macabro che cattura i media, come quando ci si ferma a guardare un incidente stradale>>. Tansi ricorda Cavallerizzo, 2005: i giornalisti arrivarono da tutta Italia perché la frana faceva "buona televisione”. Poi, come sempre, se ne andarono.

I numeri raccontano una catastrofe invisibile. Il clone Harry, tra il 19 e il 21 gennaio, ha devastato Calabria, Sicilia e Sardegna con danni complessivi superiori ai 2 miliardi di euro. Il bussetto è esondato nel cuore di Cosenza; il Crati ha inondato la piana di Sibari sommergendo migliaia di ettari di agrumeti. A Reggio Calabria le raffiche hanno toccato i 137 km/h. Ma le prime pagine dei grandi quotidiani, in quei giorni, parlavano di Sanremo.