Le tenebre non vinceranno la luce
Vangelo di Giovanni 1,1-18
di Fabio Tesser (…educatore e coordinatore del “Progetto Operatori di strada delle Parrocchie di Treviso”)
La luce splende nelle tenebre.
E oggi le tenebre hanno nomi, strategie, eserciti, mercati, alleanze.
Non sono un'idea astratta.
Sono decisioni prese nei palazzi del potere e pagate con il sangue dei poveri.
Non si stancheranno mai.
Non si stancheranno di fomentare l'odio, di accendere conflitti, di chiamare "sicurezza" ciò che è dominio, di chiamare “intervento”, ciò che è aggressione.
Non si stancheranno di seminare paura per raccogliere obbedienza.
Non si stancheranno di sterminare gli innocenti, perché gli innocenti non contano nei bilanci della potenza.
Vogliono il predominio sul mondo.
Non la convivenza tra i popoli, ma la sottomissione. Non la pace, ma l'ordine imposto.
Non la giustizia, ma il profitto travestito da diritto. Creeranno nuovi poveri e nuovi schiavi pur di conservare i loro privilegi. Poveri di pane e poveri di futuro.
Schiavi del debito, dell’arma, del ricatto economico. Intere nazioni trattate come pedine sacrificabili, mentre si parla di democrazia con le mani sporche di petrolio e di sangue.
Mentiranno. Mentiranno con parole eleganti, con comunicati ufficiali, con notizie manipolate.
Faranno ricadere le colpe su altri: sul nemico inventato, sul governo scomodo, sul popolo che resiste.
E mentre accusano, commettono le peggiori nefandezze, convinti che la forza basti a cancellare la verità.
Ma il Vangelo di Giovanni osa dire una cosa scandalosa:
le tenebre non hanno vinto la luce.
Non perché le tenebre siano deboli, ma perché la luce non gioca secondo le loro regole.
La luce non bombarda. La luce non affama.
La luce non mente. La luce non sfrutta.
La luce è la vita. E la vita continua a resistere nei popoli che non si arrendono, nelle madri che proteggono i figli sotto le bombe, nei poveri che non odiano nonostante tutto, nei profeti messi a tacere ma non sconfitti.
Dio, nessuno lo ha mai visto.
E ogni volta che qualcuno pretende di usarlo per giustificare una guerra, un embargo, un attacco preventivo, sta bestemmiando.
Perché Dio non è alleato degli imperi.
Dio non firma trattati militari.
Dio non siede nei consigli di amministrazione.
Dio si è detto in Gesù.
E Gesù non ha conquistato territori, ha restituito dignità. Non ha schiacciato nemici, ha spezzato catene. Non ha difeso privilegi, ha scelto gli ultimi. Per questo oggi incontrare Dio significa scegliere da che parte stare.
Non in modo ideologico, ma umano.
Dalla parte della vita contro ogni sistema di morte. Dalla parte della luce che cresce lentamente, ostinatamente, anche sotto le macerie.
Non siamo chiamati a vincere le tenebre con le loro stesse armi.
Siamo chiamati a non diventare come loro.
A custodire la luce. A farla passare attraverso le nostre scelte, le nostre parole, il nostro silenzio solidale.
E questo basta a spaventare i potenti. Perché sanno che la luce, quando trova spazio, rende inutili le loro tenebre.