domenica 1 febbraio 2026

da Rocca del 15/01/2026

Dialogare al tempo di Gaza

di Brunetto Salvarani


Gennaio, è per eccellenza il mese dei dialoghi, in cui passiamo dalla Giornata del dialogo con gli ebrei (17) alla Settimana di preghiera ecumenica (18-25) per concludere con un appuntamento civile di sicuro rilievo, il Giorno della memoria (27). L’augurio, al solito, è che i momenti organizzati pubblicamente si traducano il più possibile in vissuto quotidiano per le Chiese locali, le parrocchie e le comunità, e in un impegno che duri nel tempo.

La Giornata del dialogo

Per la sua centralità e la sua delicatezza in questa fase, credo sia importante soffermarsi in particolare sul 17 gennaio. E’ dal 1990 che in questa data si tiene in Italia, per volontà (illuminata) della Conferenza episcopale, una Giornata per l'approfondimento e lo sviluppo del dialogo religioso ebraico-cristiano. Che rappresenta pertanto un'occasione preziosa per un bilancio, pur sempre provvisorio, dello stato di salute del dialogo fra cristiani ed ebrei, e per sforzarsi di immaginarne i percorsi futuri. Dal mio punto di vista va ammesso che non può trattarsi che di un bilancio in chiaro-scuro, e che la nostra pur benemerita Giornata ha ancora scarsa presa sulla vita quotidiana delle Chiese e delle comunità. Per diverse ragioni: mi limito a riprenderne alcune. In prima battuta, il fatto evidente che l'attuale incontro sta avendo luogo dopo molti secoli di normale antigiudaismo cristiano, e dopo la tragedia della Shoah, nata e sviluppatasi in nazioni imbevute di cultura cristiana; e non è per nulla semplice rielaborare in fretta l'uno e l’altra. Senza dimenticare che l’ultimo trentennio è stato segnato, anche in ambito religioso, da forti spinte identitarie, chiusure integraliste e pulsioni fondamentaliste. Poi, sussiste una clamorosa sproporzione numerica fra i due soggetti chiamati a dialogare (gli ebrei, in Italia, sono circa trentamila). Inoltre, quando si è preso a celebrare la Giornata, nel 1990 appunto, un'era geologica fa nella storia mondiale, non c'era una preparazione adeguata negli ambienti ecclesiali (né in quelli ebraici, direi): e un dialogo serio non si improvvisa, è ovvio. Abbiamo pagato e paghiamo, inevitabilmente, lo scotto dell’inesperienza e di una preparazione più assente che carente. Così, a conti fatti il 17 gennaio non è ancora diventato senso comune, restando un fenomeno di élite giocato in gran parte sulla buona volontà.