da Rocca di dicembre 2025
Verso una teologia per la pace
Segni di speranza
di Brunetto Salvarani
Sullo sfondo delle riflessioni tracciate nella prima parte di questo contributo, nel 2022 Sergio Tanzarella, docente di Storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica dell'Italia meridionale di Napoli (sezione San Luigi), dove dirige l'Istituto di Storia del cristianesimo, ha reso pubblico un articolato appello intitolato Per una teologia della pace (l'appello è comparso fra l'altro sul sito di Settimananews il 23 maggio 2022, e rilanciato da P. Trianni, “Teologia della pace: segni di speranza”, in Settimananews, 9/11/2023).
Rivolto a tutte le autorità delle Pontificie Facoltà Teologiche, degli Studi teologici e degli Istituti superiori di scienze religiose, esso - dopo un rapido panorama sulla Terza guerra mondiale a pezzi denunciata più volte da Papa Francesco - auspica che l'insegnamento della teologia ponga attenzione al disarmo degli spiriti e dei cuori, al superamento dei nazionalismi e delle contrapposizioni tra i popoli, alla condanna di ogni tentativo religioso di giustificare la guerra, al superamento dei neocostantinismi, alla crisi ecologica umana in atto con la sistematica distruzione dell’ambiente e della fraternità. Di fronte alla situazione del pianeta è infatti urgente che la teologia insegni, con i propri strumenti di studio e rigorosa scientificità, a rifiutare ogni guerra ai migranti - quella realizzata con respingimenti, annegamenti, muri, filo spinato, legislazioni persecutorie, spostamenti di confini nazionali, campi di prigionia - e soprattutto aiuti a capire che il meticciato non è un pericolo, ma uno dei segni dei tempi che dovremmo con gratitudine accogliere e comprendere. D’altra parte, gli studenti di teologia hanno bisogno di capire, e di scoprire quanto il cristianesimo e le altre religioni possano collaborare per opporsi alla guerra e contribuire alla costruzione di quella fratellanza umana su cui s’incentrano fra l’altro il documento di Abu Dhabi (2019) e l’enciclica Fratelli tutti (2020). In particolare, ci si dovrebbe domandare se non sia giunta l’ora - forse non più per scelta libera e responsabile ma perché costretti dall'urgenza della storia presente - di ricostruire l'intero sapere teologico sul senso profondo della pace, senso costitutivo e fondante per il cristianesimo e per l’evangelizzazione. Non si tratta, si badi, di prevedere un corso specifico, iniziativa pur meritoria, ma di un nuovo impianto teologico adeguato alle emergenze della storia e attento ai segni dei tempi.