dall’agenda Giorni Nonviolenti 2025
La semplicità come ricerca dell’essenziale in Etty Hillesum
di Nadia Neri
Riuscire ad affermare - come ha fatto Etty Hillesum - mentre si subisce una persecuzione sempre più feroce, che sia necessario non proiettare sugli altri, sul nemico, ma guardarsi prima in noi stessi perché "il marciume che c'è negli altri c'è anche in noi stessi…", mi ha sempre molto toccata, soprattutto in un’epoca come la nostra nella quale l'esaltazione della proiezione è diventata costume costante della politica e della vita sociale in generale.
Nell’introduzione del mio libro Un'estrema compassione (Mondadori), dico che Etty Hillesum è portatrice di tre virtù: l'indignazione come alternativa all'odio, la semplicità nel senso dell'essenziale e la compassione. L'altro grande insegnamento che parte proprio dall'invito pressante ad un lavoro introspettivo è il richiamo forte al senso di responsabilità individuale che si fonda all’inizio su una base psicologica e poi su una base spirituale.
Questo è uno dei doni principali che ho ricevuto occupandomi di lei, perché quando Etty fonda anche la sua fede sulla responsabilità individuale e afferma che siamo noi esseri umani responsabili del male di fronte a Dio - e che quindi siamo noi che dobbiamo ‘aiutare Dio’, perché dove c'è il male si fa scomparire Dio e Dio poi ci chiederà conto del nostro operato - raggiunge un vertice spirituale forte, ricordando la situazione estrema nella quale vive. Possiamo vedere tanti richiami a pensatori o a mistici, io ho trovato delle incredibili consonanze con E. Lévinas de Le quattro lezioni talmudiche. La sua posizione è molto vicina, ad esempio, a quella di Hans Jonas ne Il concetto di Dio dopo Auschwitz, ma Jonas ha scritto dopo la guerra, non durante; Etty Hillesum elabora questi suoi atteggiamenti, ma muore a 27 anni e non può continuare a scrivere, come desiderava, non può continuare a maturare le sue posizioni.