giovedì 12 febbraio 2026

UNA RIFLESSIONE SULLE MANIFESTAZIONI DI PIAZZA…

di Stefano Ciccone 


Un rito che da almeno 30 anni si ripete sempre uguale non so se mi fa più rabbia, schifo, noia o malinconia. 

Ogni volta è così: qualcuno si arroga il diritto di cancellare chi manifesta e impone il proprio protagonismo. Scompaiono migliaia di persone in corteo, scompaiono le loro ragioni e le loro parole, per lasciar spazio all'ardito gesto militare di pochi. 

Innanzitutto un atto di potere e di arroganza.
Ovviamente ogni volta un regalo alla destra che può, a sua volta, cancellare le ragioni di chi manifesta per criminalizzare un movimento e per legittimare interventi repressivi. Ogni volta il gioco è prevedibile, trasparente e già scritto: ognuno interpreta il proprio ruolo in un copione noioso e tragico. 

Una pratica politica stupida, che danneggia indubitabilmente le ragioni di chi manifesta.
Ogni volta la messa in scena della sfida eroica e ginnica, dello scontro virile, la messa in scena della rabbia che dalle app per maschietti annoiati si sposta in strada. Due schieramenti che cercano di assomigliarsi sempre più, neri, scuri, senza volto, omologati, schierati. Anziché rappresentare un’alternativa politica, culturale, un’idea di società si mostra subalterno alla cultura dello stato di eccezione, del serrare le fila contro il nemico. Uno stanco rito virile in cui, come dissero le donne a Genova, l’amore diventa conquista, la scuola caserma, l’ospedale guardia e reparti, la politica tattica strategia e schieramento. 

Senza più persone, volti storie e vite: solo soldati, in divisa. E senza vedere che esistono le persone, disumanizzando gli altri: sbirri o zecche. Senza questa disumanizzazione non riuscirebbero a pestare uno studente rimasto isolato o massacrare in gruppo un poliziotto a terra con spranghe e martelli. Sì, qui lo schifo c’è tutto. 

Ci sono degli infiltrati? Certamente sì, da sempre. Ma il problema è chi si presta a questo gioco e chi rivendica e teorizza questa pratica. E chi non partecipa, ma, in fondo, un po’ si gode l’adrenalina e un po’ condivide e delega. Lo fanno i benpensanti in poltrona che chiedono repressione, ma anche chi "non lo farei ma fanno bene". 

Chi si sente molto antagonista oggi può verificare di aver fatto un gran regalo alle destre. certo: dirà che non gli importa il confronto tra partiti. Ma sappiamo bene che questo peserà su chi fa politica a scuola, chi difende una famiglia da uno sfratto, chi subisce la repressione e criminalizzazione come migrante. 

Ma, ripeto: non si tratta solo di vedere quanto siano inutili e obiettivamente controproducenti alcune pratiche. (L’irruzione alla redazione de La stampa ha aperto spazi per una comunicazione pubblica più corretta o li ha chiusi? Gli slogan imbecilli sul 7 ottobre hanno aiutato la lotta contro il genocidio dei palestinesi o l’hanno azzoppata?) Ma anche di come siano espressione di una cultura del dominio, una cultura che non ha nulla a che fare con ciò che voglio e cerco con altre e altri di far vivere. 

Ma ogni volta, da almeno 30 anni, ci troviamo a subire l’arrogante imposizione di una pratica stupida, inquinata, ambigua, subalterna e arrogante. Che cancella migliaia di persone che manifestano e si conquista le prime pagine e i servizi degli odiati media mainstream... 

                      Stefano Ciccone