da Domani del 10/02/2026
L'INTERVISTA
«La Striscia deve vivere, va superata la crisi umanitaria»
di Anna Germoni
Parla Issa Kassissieh, ambasciatore palestinese in Vaticano: «Israele deve cessare l'occupazione.
La comunità internazionale non sta proteggendo la soluzione a due Stati».
L'Ambasciatore Issa Kassissieh, rappresentante dello Stato di Palestina presso la Santa Sede, rompe ora il silenzio: in un'intervista a Domani descrive senza filtri la crisi umanitaria a Gaza e in Cisgiordania e lancia un monito chiaro a Israele e alla comunità internazionale. «La vita dei palestinesi è appesa a un filo», avverte mentre a Washington sta per riunirsi il Board of Peace lanciato da Donald Trump, «e l'occupazione deve cessare subito. Senza misure concrete le condizioni sul campo peggioreranno ancora».
Come sopravvive Gaza?
La crisi umanitaria a Gaza è drammatica e l'escalation senza precedenti da parte dei coloni israeliani, sostenuti dal governo israeliano, in Cisgiordania è molto preoccupante. A Gaza è urgente garantire l'accesso ai servizi di base come assistenza sanitaria, alloggi, acqua, servizi igienici ed istruzione. Le strutture mediche sono già al limite, prive di forniture essenziali e incapaci di garantire anche le cure di base lasciando innumerevoli vite in pericolo.
Israele non deve impedire l'accesso a forniture essenziali. L'apertura del confine di Rafah era prevista dal piano di pace del presidente Trump, ma è necessario fare di più: solo circa 50 pazienti attraversano in media ogni giorno, un numero insufficiente. Il processo va migliorato e più persone devono poter varcare il passaggio. Anche il trasporto di merci attraverso questo punto di passaggio non è ancora consentito, ma è fondamentale per fornire aiuti alla popolazione vulnerabile.
La comunità internazionale perché non interviene?
Nella seconda fase del piano Trump dovrebbe essere adottato un approccio drastico e olistico. Le politiche di egemonia di Israele dovrebbero spostarsi verso passi concreti di costruzione della pace, primo step per un lungo percorso di riconciliazione e coesistenza tra i due popoli.
La comunità internazionale, in particolare l'amministrazione americana, deve affrontare la crisi umanitaria prima della ricostruzione e del recupero. La consegna fluida dei servizi di assistenza senza ostacoli è una priorità assoluta.
Cisgiordania e Gerusalemme Est: verso quale precipizio?
In Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, la leadership palestinese segnala un rapido deterioramento. La recente decisione del governo israeliano mostra una politica chiara volta a consolidare il controllo permanente tramite l’espansione dell'autorità civile israeliana, facilitando ulteriori acquisizioni di terre da parte dei coloni e minando le prospettive di soluzione a due Stati.
Cosa fa Israele sul campo?
Sta rendendo la vita dei palestinesi insopportabile con centinaia di posti di blocco, cancelli, cumuli di terra e sbarramenti, oltre agli attacchi quotidiani dei coloni ai villaggi. Questo deve cessare. Senza misure coraggiose della comunità internazionale per fermare l'occupazione e le pratiche di annessione, la situazione locale continuerà a peggiorare, incoraggiando violazioni illegali e unilaterali, e rodendo qualsiasi speranza di soluzione a due Stati. Ciò darebbe la vittoria agli estremisti e sconfiggerebbe le forze moderate, insieme alla credibilità internazionale e ai principi dell'Onu.
Soluzione due Stati: è ormai un miraggio?
Israele sta alterando rapidamente le prospettive di uno Stato palestinese continuo e vitale, modificando la geografia e la demografia dei territori palestinesi occupati. La comunità internazionale si limita a condannare tali piani senza proteggere concretamente la soluzione a
due Stati.
Qual è il ruolo del Vaticano?
La Santa Sede ha le sue radici nella Terra Santa, fondata sopra il Santo Sepolcro a Gerusalemme e basata sull'autorità concessa da Cristo stesso a San Pietro. Dopo la guerra del 1948, ha sostenuto il "Corpus separatum" per la città di Gerusalemme: una giurisdizione separata internazionale e considerata centro spirituale per le tre religioni monoteiste.
Secondo Papa Giovanni Paolo II «la compassione di Dio per Gerusalemme deve diventare la nostra, più potente di qualsiasi ideologia o allineamento politico». Papa Francesco ha costantemente descritto Gerusalemme come una «città di pace», patrimonio comune dell'umanità e luogo sacro e unico per le tre religioni, esortando al rispetto dello status quo. Negli ultimi dieci anni, la Santa Sede ha continuato a chiedere uno status speciale garantito a livello internazionale per i santuari della Terra Santa. Papa Francesco ha ordinato il
Patriarca H.B. Pierbattista Pizzaballa Cardinale del Patriarcato Latino di Gerusalemme. Nell'ambito del dialogo interreligioso, la Santa Sede fa riferimento alla Dichiarazione sulla Relazione della Chiesa con le Religioni non Cristiane (Nostra Aetate), emanata da Papa Paolo VI il 28 ottobre 1965. Questa diplomazia proattiva porta speranza per garantire la conservazione del mosaico della Città Vecchia di Gerusalemme, incluso lo status quo, e proteggere ulteriormente la presenza cristiana rimanente, attraverso un piano strategico concreto in collaborazione con la Chiesa locale.