da Il Fatto Quotidiano del 08/03/2026
Iran: giù 13 ospedali e 4 scuole
“Italia complice sulle basi Usa”
di Antoniucci, Caridi, Mantovani, Maurizi e Sabahi
L’amministrazione statunitense ha dato il via libera all’invio a Tel Aviv di 12 mila bombe da mezza tonnellata. Lo ha fatto scavalcando il Congresso, per decreto. Gli ordigni servono per la “seconda fase” del conflitto: bombardamenti sistematici dell’Iran, dopo che Teheran ha perso quasi ogni capacità di difesa aerea, si ritiene. Il Congresso Usa è stato esautorato nel momento esatto in cui il rischio di vittime civili è diventato massimo. Le bombe Mk82, non sono armi di precisione. Possono essere dotate di kit di guida, ma il loro raggio letale in area urbana è molto più ampio di quello di un missile guidato. Costano poche migliaia di dollari ciascuna, contro il milione e oltre di un’arma di precisione.
Gli ordigni non raggiungeranno subito i caccia israeliani sopra l’Iran: andranno nelle scorte, a rifornire una campagna pensata per durare. La prima fase aveva un obiettivo preciso: decapitare il regime e distruggere le difese aeree. Teheran, Isfahan, Qom, Karaj, Kermanshah: raid simultanei su tutto il territorio. Il Centcom, il Comando Centrale delle forze armate americane, ha colpito quasi 2 mila obiettivi. L’Idf, esercito israeliano, altri 2500. Tra i bersagli della prima notte, il compound della Guida Suprema a Teheran. Ali Khamenei è stato ucciso. Ma a una settimana di distanza la struttura di comando ha tenuto. Il sistema di potere iraniano, costruito su ridondanze e compartimentazioni, non si è dissolto. L’Iran ha costituito un consiglio di leadership provvisorio. Adesso inizia qualcosa di diverso. Il ministro della difesa israeliano Israel Katz ha descritto la nuova campagna come un “tornado su Teheran”. Non più attacchi su siti specifici.
DATE DAGLI USA A ISRAELE Costano meno dei razzi di precisione e hanno grande potere distruttivo, che aumenta le vittime civili, Centrali elettriche, depositi di carburante, infrastrutture ferroviarie, basi navali dei pasdaran. Il capo di Stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha dichiarato di aver distrutto l’80% delle difese aeree iraniane e il 60% della capacità missilistica. Donald Trump ha detto che l’Iran è “demolito”, che non ha più aviazione né radar. I cieli sono aperti. La superiorità aerea non è improvvisata. Israele la costruisce da decenni ed è strutturalmente superiore a qualsiasi altra forza nella regione. È pronta a operare su più fronti in simultanea, dall’Iran al Libano all’Iraq, con una proiezione che nessun altro Paese del Medio Oriente può eguagliare. Washington garantisce questo vantaggio con 3,8 miliardi di dollari annui in aiuti militari, di cui 500 milioni destinati ai sistemi di difesa missilistica. Dal 1951 il totale supera i 260 miliardi. La legge americana impone che Israele mantenga un vantaggio qualitativo su tutti gli altri: è l’unico alleato a ricevere i sistemi più avanzati prima di chiunque altro, compresi i cinquanta F-35 in dotazione all’aviazione. Per l’attacco a Teheran, l’obiettivo dichiarato dagli Usa è creare una pressione sociale insostenibile che spinga la popolazione a ribellarsi agli ayatollah. È la stessa logica applicata a Gaza. I risultati nella Striscia sono noti.
Il Washington Post ha reso pubblica ieri un’analisi dell’intelligence americana secondo cui è “improbabile” che la campagna aerea, da sola, riesca a rovesciare il regime. Gli analisti avvertono di un effetto contrario: la popolazione, stremata da anni di sanzioni e repressione, potrebbe serrare i ranghi attorno al regime di fronte ai bombardamenti stranieri. È successo in Serbia nel 1999. In Iraq. In Libia. Un regime non cade perché le sue città vengono bombardate. Cade quando non ha più un apparato repressivo funzionante e quando c’è un’opposizione organizzata.
In Iran non si vedono né l’una né l’altra condizione. Teheran conta sul tempo e sul costo politico. Il Pentagono ha chiesto supporto di intelligence sull’Iran per almeno cento giorni. Gli analisti stimano il costo delle prime 100 ore di operazioni a 3,7 miliardi di dollari. Nelle prime quattro giornate l’Iran ha lanciato 500 missili balistici e 2000 droni verso Israele e basi americane nel Golfo. I sistemi di difesa israeliani, integrati con i Patriot e i Thaad americani, hanno intercettato la grande maggioranza dei vettori, anche se alcune testate sono arrivate a destinazione e hanno provocato la morte di sei soldati statunitensi e di alcuni civili negli altri otto Paesi del Golfo coinvolti nel conflitto.